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sabato 27 maggio 2017

VIVERE SENZA MENZOGNA

VIVERE SENZA MENZOGNA

Un tempo non osavamo fiatare, neppure bisbigliare. E adesso scriviamo per il «Samizdat», lo leggiamo, e ritrovandoci nei fumoir degli istituti di ricerca diamo sfogo al nostro malcontento: Quante ne combinano quelli, dove ci stanno portando! L’inutile smargiassata cosmica, con lo sfasciume e la povertà che c’è nel paese; rafforzano folli regimi all’altro capo del mondo; attizzano guerre civili; hanno dissennatamente tirato su (a spese nostre) quel Mao Tse-tung, e ancora una volta manderanno noi a combatterlo, e ci toccherà andarci, cosa vuoi fare? Mettono sotto processo chi vogliono, la gente sana la fanno diventare matta – loro, sempre loro, e noi siamo impotenti.

Stiamo ormai per toccare il fondo, su tutti noi incombe la più completa rovina spirituale, sta per divampare la morte fisica che incenerirà noi e i nostri figli, e, noi continuiamo a farfugliare con un pavido sorriso: – Come potremmo impedirlo? Non ne abbiamo la forza.

Siamo a tal punto disumanizzati, che per la modesta zuppa di oggi siamo disposti a sacrificare qualunque principio, la nostra anima, tutti gli sforzi di chi ci ha preceduto, ogni possibilità per i posteri, pur di non disturbare la nostra grama esistenza. Non abbiamo più nessun orgoglio, nessuna fermezza, nessun ardore nel cuore. Non ci spaventa neppure la morte atomica universale, non abbiamo paura d’una terza guerra mondiale (ci sarà sempre un angolino dove nascondersi), abbiamo paura soltanto di muovere i passi del coraggio civico. Ci basta non staccarci dal gregge, non fare un passo da soli, non rischiare di trovarci tutt’a un tratto privi del filoncino di pane bianco, dello scaldabagno, del permesso di soggiornare a Mosca.

Ce l’hanno martellato nei circoli di cultura politica e il concetto ci è entrato bene in testa, ci assicura una vita comoda per il resto dei nostri giorni: l’ambiente, le condizioni sociali, non se ne scappa, l’esistenza determina la coscienza, noi cosa c’entriamo? non possiamo far nulla.

Invece possiamo tutto! Ma mentiamo a noi stessi per tranquillizzarci. Non sono loro i colpevoli: è colpa nostra, soltanto nostra!

Si obietterà: ma in pratica che cosa si potrebbe escogitare? Ci hanno imbavagliati, non ci danno retta, non ci interpellano. Come costringere quelli là ad ascoltarci? Fargli cambiare idea è impossibile.

(…)

Ma veramente è un circolo chiuso e non c’è alcuna via d’uscita? E non ci resta se non attendere inerti che qualcosa accada da sé? Quel qualcosa che ci sta addosso non si staccherà mai da sé se continueremo tutti ogni giorno ad accettarlo, ossequiarlo, consolidarlo, se non cominceremo ad affrontarlo almeno dalla cosa a cui più è sensibile.

Dalla menzogna.

Quando la violenza irrompe nella pacifica vita degli uomini, il suo volto arde di tracotanza ed essa porta scritto sul suo stendardo e grida: «Io sono la violenza! Via, fate largo o vi schiaccio!». Ma la violenza invecchia presto, dopo pochi anni non è più tanto sicura di sé, e per reggersi, per salvare la faccia, si allea immancabilmente con la menzogna. Infatti la violenza non ha altro dietro cui coprirsi se non la menzogna, e la menzogna non può reggersi se non con la violenza. Non tutti i giorni né su tutte le spalle la violenza abbatte la sua pesante zampa: da noi esige solo docilità alla menzogna, quotidiana partecipazione alla menzogna: non occorre altro per essere sudditi fedeli.
Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: il rifiuto di partecipare personalmente alla menzogna. Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini per opera mia!

È questa la breccia nel presunto cerchio della nostra inazione: la breccia più facile da realizzare per noi, la più distruttiva per la menzogna. Poiché se gli uomini ripudiano la menzogna, essa cessa semplicemente di esistere. Come un contagio, può esistere solo tra gli uomini.

Non siamo chiamati a scendere in piazza, non siamo maturi per proclamare a gran voce la verità, per gridare ciò che pensiamo. Non è cosa per noi, ci fa paura. Ma rifiutiamoci almeno di dire ciò che non pensiamo.
È questa la nostra via, la più facile e accessibile, data la nostra radicata e organica codardia, una via molto più facile che non (fa spavento il nominarla) la disubbidienza civile alla Gandhi.
La nostra via è: non sostenere in alcun modo consapevolmente la menzogna. Avvertito il limite oltre il quale comincia la menzogna (ciascuno lo discerne a modo suo), ritrarsi da questa cancrenosa frontiera! Non rinforzare i morti ossicini e le squame dell’Ideologia, non rappezzare i putridi cenci: e saremo stupiti nel vedere con quale rapidità la menzogna crollerà impotente e ciò che dev’essere nudo, nudo apparirà al mondo.

Ognuno di noi dunque, superando la pusillanimità, faccia la propria scelta: o rimanere servo cosciente della menzogna (certo non per inclinazione, ma per sfamare la famiglia, per educare i figli nello spirito della menzogna!), o convincersi che è venuto il momento di scuotersi, di diventare una persona onesta, degna del rispetto tanto dei figli quanto dei contemporanei. E da quel momento tale persona:

- non scriverà più né firmerà o pubblicherà in alcun modo una sola frase che a suo parere svisi la verità;
- non pronunzierà frasi del genere né in privato né in pubblico, né di propria iniziativa né su ispirazione altrui, né in qualità di propagandista né come insegnante o educatore o in una parte teatrale;
- per mezzo della pittura, della scultura, della fotografia, della tecnica, della musica, non raffigurerà, non accompagnerà, non diffonderà la più piccola idea falsa, la minima deformazione della verità di cui si renda conto;
- non farà né a voce né per iscritto alcuna citazione «direttiva» per compiacere, per cautelarsi, per ottenere successo nel lavoro, se non è pienamente d’accordo col pensiero citato o se questo non è esattamente calzante col suo discorso;
- non si lascerà costringere a partecipare a una manifestazione o a un comizio contro il proprio desiderio o la propria volontà. Non prenderà in mano, non alzerà un cartello se non è completamente d’accordo con lo slogan che vi è scritto;
- non alzerà la mano a favore di una mozione che non condivida sinceramente; non voterà né pubblicamente né in segreto per una persona che giudichi indegna o dubbia;
- non si lascerà trascinare a una riunione dove sia prevedibile che un problema venga discusso in termini obbligati o deformati;
abbandonerà immediatamente qualunque seduta, riunione, lezione, spettacolo, proiezione cinematografica, non appena oda una menzogna profferita da un oratore, un’assurdità ideologica o frasi di sfacciata propaganda;
- non sottoscriverà né comprerà in edicola un giornale o una rivista che dia informazioni deformate o che taccia su fatti essenziali.

Non abbiamo enumerato, s’intende, tutti i casi in cui è possibile e necessario rifiutare la menzogna. Ma chi si metterà sulla strada della purificazione non stenterà a individuarne altri, con una lucidità tutta nuova.

Certo, sulle prime sarà duro. Qualcuno si vedrà temporaneamente privato del lavoro. Per i giovani che vorranno vivere secondo la verità, all’inizio l’esistenza si farà alquanto complicata: persino le lezioni che si apprendono a scuola sono infatti zeppe di menzogne, occorre scegliere. Ma per chi voglia essere onesto non c’è scappatoia, neppure in questo caso: mai, neanche nelle più innocue materie tecniche, si può evitare l’uno o l’altro dei passi che si son descritti, dalla parte della verità o dalla parte della menzogna: dalla parte dell’indipendenza spirituale o dalla parte della servitù dell’anima. E chi non avrà avuto neppure il coraggio di difendere la propria anima non ostenti le sue vedute d’avanguardia, non si vanti d’essere un accademico o un «artista del popolo» o un generale: si dica invece, semplicemente: sono una bestia da soma e un codardo, mi basta stare al caldo a pancia piena.
Anche questa via, che pure è la più moderata fra le vie della resistenza, sarà tutt'altro che facile per quegli esseri intorpiditi che noi siamo. Ma quanto più facile che darsi fuoco o fare uno sciopero della fame: il tuo corpo non sarà avvolto dalle fiamme, non ti scoppieranno gli occhi per il calore, e un po’ di pane nero e d’acqua pura si troveranno sempre per la tua famiglia.

(…)
Una via non facile? La più facile, però, fra quelle possibili. Una scelta non facile per il corpo, ma l’unica possibile per l’anima. Una via non facile, certo, ma fra noi ci sono già delle persone, anzi decine di persone, che da anni tengono duro su tutti questi punti e vivono secondo verità.
Non si tratta dunque di avviarsi per primi su questa strada, ma di UNIRSI AD ALTRI! Il cammino ci sembrerà tanto più agevole e breve quanto più saremo uniti e numerosi nell’intraprenderlo. Se saremo migliaia, nessuno potrà tenerci testa. Se saremo decine di migliaia, il nostro paese diventerà irriconoscibile!
Ma se ci facciamo vincere dalla paura, smettiamo di lamentarci che qualcuno non ci lascerebbe respirare: siamo noi stessi che non ce lo permettiamo. Pieghiamo la schiena ancora di più, aspettiamo dell’altro, e i nostri fratelli biologi faranno maturare i tempi in cui si potranno leggere i nostri pensieri e mutare i nostri geni.

Se ancora una volta saremo codardi, vorrà dire che siamo delle nullità, che per noi non c’è speranza, e che a noi si addice il disprezzo di Puskin:

A che servono alle mandrie della libertà i doni?

Il loro solo retaggio da generazioni

sono il giogo, la frusta e i sonagli

.

Mosca, 12 febbraio 1974 [Giorno dell’arresto di Solženicyn, precedente all’espulsione dall’URSS].

Fonte: https://www.riscossacristiana.it/supplemento-a-fuori-moda-la-posta-di-alessandro-gnocchi/

Occorre soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne

“Occorre soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne”.Emmanuel Mounier
La verità nasca dalla carne dans Don Luigi Giussani cieloi
“La verità nasca dalla carne”. […] si capisce benissimo quel che vuole dire, ma non ci si rende conto di quel che vuole dire. “Occorre soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne”. Soltanto se la verità nasce dalla carne c’è un parto pieno di letizia, la vita diventa feconda, c’è un’opera che cresce nella pazienza, questa forza suprema e sublime dell’uomo che ha un ideale. E’ solo dalla verità che nasce dalla carne che si stabilisce una storia nuova, piena di calma e di sicurezza, senza presunzione e senza scosse violente, senza violenza.
“Occorre soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne”. […] Che la verità nasca dalla carne – e la verità è ciò che ci è stato annunciato, è Cristo, in tutto consiste – vuole dire che Cristo sia testimoniato e reso visibile dal tuo modo di alzarti al mattino, ché la carne è alzarsi al mattino; dal tuo modo di intrattenere i rapporti con i tuoi familiari, perché la carne è il modo di stare con i tuoi familiari; dal tuo modo di andare a scuola, perché la carne è la strada che devi percorrere per andare a scuola, è il treno, è il tranvai e l’automobile; dal tuo modo di affrontare la scuola e il professore e il contenuto e i libri e i testi e il tempo da non perdere.
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Che la verità nasca dalla carne significa che la verità deve determinare un cambiamento – che la riveli presente – nel tuo rapporto con la ragazza, nel rapporto tra l’uomo e la donna, significa che deve determinare un cambiamento nel comportamento verso te sesso, di sentire te stesso, di sentire fluirti dentro l’attaccamento all’esistenza, nel modo con cui reagisci al sentirti dentro tremare tutto o stancarti o annoiarti, nel modo con cui pensi al tuo passato, nel modo con cui tu guardi l’azione compiuta, nel modo con cui tu guardi questo presente, che sarebbe pieno di uggia, pieno di niente, di aridità, deserto, “nomi senza perché”. Che la verità nasca dalla carne vuole dire che cambino queste cose, perché non si comprende e non si arriva a Cristo, se non dal di dentro di questo cambiamento.
La presenza di Cristo ora, “qui e ora” (Giovanni Paolo II, Discorso al movimento di ‘Comunione e Liberazione’), come diceva il Papa, è sperimentabile in – in, in! -, è sperimentabile in questi cambiamenti. Con la frase di tomistica memoria: “L’essere è là dove agisce”. L’essere lo si percepisce presente dove agisce: se senti il suono di un “din don”, c’è una campana che vibra. L’essere è presente dove agisce. Cristo è presente in questo cambiamento nella tua carne, cioè della tua umanità concreta. […] il parto pieno di gioia è questo, il sentimento dell’opera che cresce con la forza sublime della pazienza (“Nella vostra pazienza possederete voi stessi”) è questo: è dentro, Cristo. La Sua potenza, la potenza della Sua presenza è dentro l’esperienza presente di un cambiamento, che diventa parto, esperienza di generazione, esperienza di un’opera che cresce fino a diventare esperienza di una storia che rimane, tappe che si susseguono con calma, con sicurezza: tutta la misconoscenza, anche di chi dovrebbe aiutarci, non riesce più a togliere la nostra persona dalla strada su cui è stata messa. Se anche si scandalizzano dei vostri errori, dimenticando in modo atroce e inverecondo i loro – come dei genitori che si sfoghino sui piccoli errori dei piccoli, piccoli rispetto a quelli che fanno loro -, non riescono a distrarci da questa strada. Però, occorre che la verità nasca dalla carne: che il discorso diventi esperienza vuol dire che tu sperimenti questo, t’accorgi di questo, lavori per questo, “fabbrichi” questo, perché nulla si cambia in te – salvo il dono originale, che è pure in ogni momento -, nulla si cambia in te, il dono originale non si fissa in te, se non con la tua collaborazione.
Don Luigi Giussani – Ciò che abbiamo di più caro. Ed. Rizzoli

Mounier, la fede si fa esperienza

Mounier, la fede si fa esperienza
di Giovanni Fighera – La nuova Bussola Quotidiana
Mounier, la fede si fa esperienza dans Emmanuel Mounier emmanuelmounier
Emmanuel Mounier (1905-1950) è un grande intellettuale cattolico francese, cui si deve la pubblicazione della rivista Esprit e dell’opera Il personalismo (1949). È uno dei maggiori interpreti del Personalismo, che non è una filosofia, a suo dire, ma si batte contro «tutto ciò che si oppone alla realizzazione del compito personale. Si caratterizza in tal modo polemicamente come “anti-ideologia”». Così, proprio nel secolo dominato dall’individualismo e dalle ideologie, Mounier riflette sul fatto che l’uomo non è un individuo solo e irrelato, isolato e autoreferenziale, né tantomeno un ingranaggio del sistema o una marionetta gestita da un apparato ideologico, ma è persona in relazione con gli altri uomini e con Dio.
Le lettere di Mounier ci documentano la viva esperienza della presenza di Cristo nella sua vita. Pochi testi letterari sono una testimonianza così limpida della verifica del «centuplo quaggiù», di quello sguardo nuovo sulla realtà che non è l’eliminazione dei problemi o della sofferenza, ma si traduce in quella «perfetta letizia» di cui parla san Francesco. Allora anche il male può essere guardato diversamente. Il mistero del dolore, della sofferenza e della malattia trova solo in Cristo una plausibile risposta.
Il 25 maggio 1928, rivolgendosi a J. Chevalier, in seguito alla morte di un amico, scrive: «Il giorno della morte del mio amico […] ha portato in primo piano, tra i miei pensieri, tutto il dramma di una vita che aveva in sé il dramma di una famiglia, di una generazione, di un’umanità. Ne ho ricevuto un tale arricchimento che, nonostante l’irreparabile, ci sono delle ore e delle settimane che non vorrei non aver vissuto. E penso che sia proprio questo che manca soprattutto a quelle anime tronfie di professori: il sacrificio accettato spontaneamente, o la prova, […]. La nozione stessa, la nozione concreta della miseria umana (come della sua vera grandezza): non conoscono l’ospedale se non dall’interno delle loro commissioni d’igiene».
Mounier è consapevole che solo nell’esperienzasi può arrivare alla verità della vita, non stando «di fuori», non nella retorica e nei bei discorsi, non nella dottrina disincarnata. Scrive, infatti: «Occorre soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne. Questa sera ho la consapevolezza che non difendo una posizione…» (dalla lettera del 3 gennaio 1933). Nel contempo, però, «non resta che una cosa: pregare, perché le tenebre non si confondano con la luce» (dalla lettera del 25 gennaio 1933).
Mounier non crea, però, una morale del «sacrificio per il sacrificio», «un’etica della sofferenza per la sofferenza»; infatti a Paulette Leclerq, che diventerà la sua futura moglie, attesta: «del » (lettera del 12 febbraio 1933).
Quando, poi, scoppiata già la guerra, si ammala la piccola e amata figlia Francoise, il suo cuore si spalanca alla rivelazione del Mistero in qualunque modo esso si manifesti sino all’attesa del miracolo della guarigione. L’1 marzo 1940 Mounier scrive all’amico J. Leclerq: «Amavamo la felicità tanto più desiderata in quanto non era solo felicità. Ci è stata chiesta una rinuncia un po’ brutale […]. È certo che ne usciremo più arricchiti. Forse con una specie di felicità, forse con la sventura (non lo possiamo prevedere), ma più ricchi. E se avremo la felicità, Francoise guarita o qualche altra cosa, ce ne serviremo con più delicatezza».
Emergono da quanto detto un senso di dipendenza dal Mistero, più grande di noi, che fa tutte le cose, una tenerezza che abbraccia tutto senza pretese di dare risposte immediate, ma con «la delicatezza» della domanda e dell’attesa, non della pretesa. Così, quando la situazione della figlia si aggrava, questa stessa pura domanda sembra già spalancarsi su un abbozzo di risposta: «Che senso avrebbe tutto questo se la nostra bambina fosse soltanto una carne malata, un po’ di vita dolorante, e non invece una bianca piccola ostia che ci supera tutti, un’immensità di mistero e di amore che ci abbaglierebbe se lo vedessimo faccia a faccia?» (lettera del 20 marzo 1940 alla moglie Paulette).
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L’atteggiamento di domanda e di preghiera si fa offerta: «Non dobbiamo pensare al dolore come a qualcosa che ci viene strappato, ma come qualcosa che noi doniamo, per non demeritare del piccolo Cristo che si trova in mezzo a noi, per non lasciarlo solo ad agire col Cristo. Non voglio che si perdano questi giorni, dobbiamo accettarli per quello che sono: giorni pieni d’una grazia sconosciuta».
Questo è l’atteggiamento più umano, anche di fronte alla malattia e alla sofferenza: domandare che nulla vada perduto, che nessun giorno sia sciupato. Così, anche nella stanchezza, una calma pervade il cuore nella percezione e speranza di una positività ultima. L’11 aprile, dunque, rivolge alla moglie queste parole: «Sento come te una grande stanchezza e una grande calma mescolate insieme, sento che il reale, il positivo sono dati dalla calma, dall’amore della nostra bambina che si trasforma dolcemente in offerta, in una tenerezza che l’oltrepassa, che parte da lei, ritorna a lei, ci trasforma con lei, e che la stanchezza appartiene soltanto al corpo che è così fragile per questa luce e per tutto ciò che c’era in noi di abituale, di possessivo, con la nostra bambina che si consuma dolcemente per un amore più bello. Dobbiamo essere forti con la preghiera, l’amore, l’abbandono, la volontà di conservare la gioia profonda nel cuore».
Quando, poi, muore la piccola Francoise, in risposta a quanti sostengono che sia capitata loro una grande disgrazia,  Mounier attesta: «Invece non si tratta di una disgrazia: siamo stati visitati da qualcuno molto grande. Così non ci siamo fatti delle prediche. Non restava che fare silenzio dinanzi a questo nuovo mistero, che poco a poco ci ha pervaso della sua gioia […]. Ho avuto la sensazione, avvicinandomi al suo piccolo letto senza voce, di avvicinarmi ad un altare, a qualche luogo sacro dove Dio parlava attraverso un segno. Ho avvertito una tristezza che mi toccava profondamente, ma leggera e come trasfigurata. E intorno ad essa mi sono posto, non ho altra parola, in adorazione. Certamente non ho mai conosciuto così intensamente lo stato di preghiera come quando la mia mano parlava a quella fronte che non rispondeva, come quando i miei occhi hanno osato rivolgersi a quello sguardo assente […]. Mia piccola Francoise, tu sei per me l’immagine della fede. Quaggiù, la conoscerete in enigma e come in uno specchio».
Mounier conserva questo sguardo di misericordia e di tenerezza, non perché censura il male o il dolore, o smetta di desiderare la felicità, ma perché riconosce la presenza amorevole di Gesù in ciò che gli accade.

venerdì 26 maggio 2017

Negri: cattolici proni al pensiero unico dominante

30-11-2016
Negri: cattolici proni al pensiero unico dominante
di Riccardo Cascioli

«Dal punto di vista educativo credo sia il momento più grave nella storia della Chiesa italiana da cento anni a questa parte. E mi colpisce negativamente l’insensibilità del mondo cattolico che accetta di essere ridotto nello spazio dell’assistenzialismo riservatogli dal pensiero unico dominante». Monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ha appena compiuto i 75 anni e, come da codice di diritto canonico, ha inviato la sua lettera di dimissioni. Ma non per questo rinuncia a comunicare la sua preoccupazione educativa che lo ha contraddistinto in tutti gli anni di sacerdozio e di ministero episcopale. E sono la cronaca e la realtà politica a stimolare questa riflessione. Nei giorni scorsi infatti è stata rilanciata la notizia della penetrazione delle sette sataniche nel mondo giovanile: ben 240mila adolescenti sono entrati in contatto con il mondo del satanismo, un dato allarmante, neanche nuovo, e che pure non sembra minimamente scuotere il mondo cattolico. «È un dato che mi è ben noto – dice monsignor Negri – perché già alcuni anni fa come Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna abbiamo pubblicato un libro su nuova religiosità e sette, che metteva in risalto la dimensione preoccupante del fenomeno».
Ma la vostra non era soltanto una indagine conoscitiva…Infatti abbiamo messo a nudo la sostanziale debolezza del mondo cattolico e della pastorale giovanile ad accompagnare questi giovani nel confronto con quella che è una vera colonizzazione, per dirla con papa Francesco. 
Sono anni che circolano questi dati allarmanti sulla penetrazione del satanismo tra i giovani, ma anche la notizia rilanciata nei giorni scorsi ha registrato un’assenza di reazioni. Si direbbe che quella debolezza è rimasta tale.La notizia è passata ancora una volta come se non avesse alcun rilievo, come se il mondo cattolico accettasse o comunque non si misurasse con una esperienza così terribile. La realtà è che quella del satanismo è una di quelle situazioni in cui i nostri giovani si imbattono e vengono lasciati soli. 
Sembra che ormai la Chiesa viva un disagio sulle grandi questioni della vita culturale e sociale del nostro Paese. Prevale il silenzio, il non intervento. Come in occasione del referendum sulla riforma costituzionale per cui si andrà alle urne domenica prossima. È vero, c’è stata forse un po’ di informazione ma c’è stato il silenzio totale su alcune preoccupazioni che la Chiesa e il mondo cattolico non possono non avere in un passaggio nodale come questo che può significare molto in senso negativo per lo sviluppo della nostra vita sociale. Certo che è una scelta non facile perché si devono considerare tutti i fattori che sono in gioco e farli emergere con chiarezza nel dialogo con il nostro popolo. Però è indubbio che siamo di fronte alla eventualità non remota che si creino delle condizioni di una vera e propria dittatura, la dittatura del pensiero unico dominante. 
Molti ritengono che in fondo questo sia l’obiettivo del premier Renzi.A mio modo di vedere il pericolo più grave non è neanche quello di una dittatura di ispirazione catto-comunista per quanto il catto-comunismo nelle vicende politiche sulla famiglia e sulla vita ha dato una terribile prova di sé in questi anni. Per capire la gravità del momento bisogna anche rendersi conto che oggi l’alternativa a questo sono i grillini, che sono ancora peggiori. 
Non sembra che lei abbia molta fiducia in una rinascita dei cosiddetti moderatiLa realtà ci dice che non esiste più una alternativa moderata, sembra una stagione inesorabilmente finita. Il rilancio ogni tanto di personaggi come Berlusconi, o i suoi compagni o colleghi o discepoli risulta veramente inconsistente. Nessuno di questi uomini ha la stoffa dello statista ma soprattutto sembra che manchi un discorso reale, che non può essere l’attenuazione del consumismo borghese e laicista. Dovrebbe essere invece un discorso alternativo sul piano della Dottrina sociale della Chiesa. Non ritengo che ciò che rimane del centrodestra sia in grado di un autentico rilancio della dottrina sociale della Chiesa.
Lei parla di Dottrina sociale, ma non sembra che neanche nella Chiesa questa goda di buona salute.Eppure tocca alla comunità ecclesiale in tutti i suoi livelli e in tutte le sue articolazioni il recupero di una formazione del laicato, di un laicato che in alcune punte espressive non potrà sottrarsi alla responsabilità di entrare nel vivo del problema del bene comune dando il suo contributo originale e significativo. Bisogna formare una nuova classe politica ma non come un problema a sé, ma come termine ultimo di un cammino di educazione del popolo cristiano alla sua identità, al suo ethos, alle sue possibilità di scelte sociali, culturali e politiche. Il magistero della Chiesa negli ultimi decenni, compreso il magistero di papa Francesco, ha sottolineato più volte questa responsabilità educativa. Una Chiesa che non educa è una Chiesa che sostanzialmente accetta l’inesistenza o comunque l’inincidenza a livello culturale, sociale e politico. 

Non sembra però che questa responsabilità educativa originale sia molto percepita, neanche dal mondo cattolico impegnato nel sociale, che sembra anzi appiattito sulla mentalità comune.Io credo che ci troviamo in una situazione gravissima, il momento più grave nella storia della Chiesa italiana da cento anni a questa parte. Quel che mi colpisce negativamente è che sembra che la maggior parte del mondo cattolico sia insensibile e accetti invece di schierarsi nello spazio che viene concesso da questo pensiero unico dominante, da questo governo unico dominante che ci restringe negli spazi dell’assistenzialismo cattolico. Anche il mondo anti-cattolico vede bene che qualcuno sollevi la struttura delle istituzioni da questi impegni cui non riesce a fare fronte anche solo per difficoltà economiche. Ma l’assistenzialismo finisce per essere una connivenza con il pensiero unico dominante, che certamente non è cattolico e non è neanche aperto al dialogo serio con il cattolicesimo.

Sulla lettera di Mons Negri su Manchester:    Mi ha colpito il commento di questa cara ragazza sulla bacheca di una amica fb:


«La realtà giovanile che descrive lei è quella che si salva perché intraprende un percorso di fede. Io ho 23 anni e diciamo che la gioventù la conosco molto bene. La gioventú di adesso dice che non si diverte se non va in discoteca, se non rimorchia, se non beve fino a star male, se non si veste in maniera trasgressiva, se non va a letto con qualcuno, se non si fa le canne e quindi se non si droga, se non guarda i porno ecc. Questo è il mondo e se non lo sapete uscite di casa e andatelo a conoscere. È un mondo cosi e se uno è diverso lo schifano, non sei del gruppo, ti emarginano. Se non ti concedi ti cancellano perchè non vale la pena stare con te. Persone che (esperienza personale) se dici:"Stasera niente pub ma gioco di società" ti senti rispondere:"Ma se non bevi e non ti diverti a questa età quando lo fai? Solo i quarantenni ragionano come te". E allora ti si accende la lampadina e capisci che non sei fatta per queste cose e per queste amicizie. Ti iniziano a non invitare. Ad escluderti, ad etichettarti. Essere sè stessi in questo mondo è difficilissimo ma è la cosa più bella che ci sia perché solo cosi si incontra la Verità che ti rende pienamente felice. È questo il grido di Negri, proprio questo. E tanti giovani avrebbero bisogno che i genitori gli gridassero cosi piuttosto che dire "ma vabbè vai pure a un concerto dove ti dicono che puoi far sesso con chiunque, ovunque e quando vuoi tanto che male c'è". La tenerezza e il dolore di Negri è questo. Se volete capitelo basta che aprite gli occhi e vedete cosa è veramente la gioventù di oggi. Ve lo dice una 23enne che ha passato da poco l'adolescenza e conosce molto bene i suoi coetanei e non»

venerdì 19 maggio 2017

Il plagio è il sistema normale 
della comunicazione del pensiero oggi
***
Man mano che si sviluppa, l’uomo pensa, sente e quindi opera secondo lo standard creato dagli strumenti di diffusione sociale. Capite che 2000 anni fa gli strumenti di diffusione sociale erano molto più ridotti, molto meno efficaci e più esterni, perciò la gente poteva essere inibita dall’imperatore e dai soldati dell’imperatore, ma tra di loro pensavano come volevano e facevano in fondo quello che volevano, molto più di ora. Adesso l’imperatore penetra te che sei nel letto, nell’intimità della tua casa e leggi il giornale, oppure accendi la televisione. Adesso gli strumenti che la scienza ha trovato per la comunicazione del pensiero sono gli strumenti del potere e gli uomini diventano schiavi, come pensiero, come sentimenti e come azione, come impostazione della vita del potere.
Mai la schiavitù è stata così vasta, imperante e profonda come adesso. Adesso uno Spartaco sarebbe molto più difficile che emergesse. Nel mondo antico gli “Spartachi” sono stati tantissimi: qualunque uomo un po’ geniale e coraggioso poteva essere uno Spartaco. Adesso, su un milione di persone non c’è uno Spartaco, non può esserci, perché è bloccato.
Hanno accusato te di plagio: ma il plagio è il sistema normale della comunicazione del pensiero oggi. Perché ti avrebbero impedito di entrare a scuola? Perché erano plagiati loro! E tu sei entrata a scuola per quel tanto per cui non eri ancora plagiata, per cui pensavi tu e volevi tu.
La posizione dell’uomo oggi, se vuol salvare se stesso, è invitata a essere ribelle - ribelle! - ad essere “contro”. Mi ricordo un libro di un esegeta che incominciava così: “Gesù è entrato nel mondo in polemica col mondo”, in polemica vuol dire in guerra, contro, ribelle. Il cristiano deve essere per forza uno Spartaco”.
Più avanti dice: “La libertà innanzitutto, la libertà è l’uomo. Questo è il cristiano, nella storia questo è il cristiano, e se non è così non è cristiano. …Resistenti bisogna essere. Come resistenti? Resistenti, resistenza. Rivoluzione: è un rivoluzionario, e un rivoluzionario deve essere combattuto.
Qual è l’unica risposta all’omologazione? Fare la rivoluzione. Non è un concetto mio, è un concetto di Gesù, è la prima parola detta da Gesù: “Cambiate mentalità”, cambiate modo di giudicare, di vedere, di sentire, di gustare, di amare, di fare le cose…
Non possono non odiarti, amica mia, perché non sei come loro. Non è che tu nasca contro di loro, anzi nasci per gridare quello che loro desiderano nel loro cuore originale, che hanno soffocato perché plagiati anche loro; e vorrebbero plagiare te.
Tu gridi in modo tale da risvegliare, se fosse possibile, nel loro cuore, l’assetto originale, la ragione, desiderio di piena spiegazione, di verità e di pieno godimento, di felicità; tu gridi in modo tale da risvegliare questi sentimenti costitutivi di ciò che la bibbia chiama il cuore dell’uomo, che in loro tutti e in tutto il mondo di oggi è soffocato… Il cristiano entra dentro la folla del mondo dicendo il contrario degli altri: afferma che la vita è responsabilità, è libertà, che la vita dell’uomo dovrà render conto di questa libertà e di questa responsabilità…
La prima creazione del cristiano è una esperienza umana diversa e non può farlo da solo”.

Realtà e giovinezza. La sfida pag.70

giovedì 18 maggio 2017

Il Solfato di Magnesio crea una flora probiotica intestinale


Il Solfato di Magnesio crea una flora
 probiotica intestinale
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dr. Claudio Sauro

Mi è successa una cosa che neppure io avrei creduto. Basandomi su quanto scritto dal Medicamenta di mio padre (che era farmacista), dove stà scritto (1949) che il Solfato di Magnesio fa bene per il fegato e trovandomi molti pazienti con le transaminasi alte nonostante gli esami per le epatiti fossero negativi, e non trovando altra causa per giustificare una “Transaminasite”, visto che i suddetti paziente giuravano di non abusare di alcoolici e di avere un alimentazione equilibrata, ho pensato , quasi per scherzo, di prescrivere il Solfato di Magnesio, alla dose di un cucchiaino alla sera ( come dettato dal Medicamenta), cioè ad una dose soltanto blandamente lassativa e non purgante.

Ebbene ho voluto fare una piccola statistica (finora ho raccolto 30 casi), non solo le transaminasi si sono normalizzate in tutti, (nessuno ha avuto problemi ad assumerlo, come dolori di pancia o altro), ma qualcuno mi ha riferito che le feci avevano perso completamente l’odore.
“Dotor, prima me tocava versar la finestra dopo aver cagà, adesso no se sente proprio nessun odor, e poso tener la finestra serà””.
Traduzione “Dottore, prima mi toccava aprire la finestra dopo avere scaricato, adesso dopo aver scaricato non sento più nessun odore, e posso tenere la finestra chiusa”
La cosa mi ha incuriosito, tanto che ho voluto provare anch’io: ebbene, avevano ragioni, le mie feci sono diventate completamente inodori.
Stimolato sempre più dalla curiosità, ho pensato di fare analizzare le feci con una coprocultura. Non solo le mie feci, ma anche quelle di altri, ebbene tutti avevano una flora intestinale probiotica, la coprocultura indicava la presenza prevalentemente di L. Acidophilus L. Bifidus L. Brevis L. Buchneri L. Bulgaricus L. Casei L. Fermentum L. Leichmannii L. Plantarum L. Salivarius L. Sporogenes, completamente scomparsi invece i batteri putrefattivi, in particolare i Coli (ce ne sono decine di specie), il Clostridium, il Perfrigens, i Butirrici, i Bacterioides (questi ultimi in particolare, se la flora è putrefattiva costituiscono il 95% della flora intestinale). Da notare che tutti questi pazienti non hanno cambiato alimentazione, la maggior parte ha un alimentazione abbastanza carnea, nessuno in questo periodo(tre mesi circa) ha assunto fermenti lattici o probiotici da farmacia, pochi hanno assunto qualche vasetto di Yogurt da negozio.
Avevo scoperto che il Solfato di Magnesio aveva un effetto sulla flora intestinale (nell’orientarla in senso probiotico) superiore a qualsiasi integratore probiotico farmaceutico ed a qualsiasi Yogurt.
Ma perché????????????????????????????????????????????????
Potrei azzardare un ipotesi: i batteri probiotici sono particolarmente resistenti al gruppo S-H del Solfato di Magnesio, mentre i batteri della flora putrefattiva sono particolarmente intolleranti, anzi i gruppi S-H li fanno morire.
Non mi pare che ci sia altra spiegazione!
 Sapevo che il Magnesio fa un gran bene, ma generalmente non usavo il Solfato di Magnesio che viene assorbito dall’intestino solo per il 50%, ma usavo il Pidolato di Magnesio o il Citrato di Magnesio che so che vengono assorbiti praticamente per intero e non hanno azione lassativa.

Bene, ho voluto esaminare anch’io le feci di qualche paziente (facendomele portare in un vasetto sterile), ebbene, nessun Bacterioides (si vede subito perché sembrano anguille). Si è visto inoltre che i Bacterioides, come i Coli, i Clostridi, ed altri batteri della flora putrefattiva, possono essere alla base di flogosi intestinale e di altri disturbi di vario genere, non solo, ma in particolare i Clostridi, buttano in circolo tossine che possono essere causa di danni d’organo.
Forse la “”Transaminasite”” era proprio dovuta alla presenza di certi batteri putrefattivi ed alle loro tossine, come aveva già detto il Prof. Anatomo Patologo Luciano Pecchiai, ma contrariamente a quello che dice il Pecchiai, con la mia scoperta casuale, non c’è più nessun bisogno di attenersi ad una dieta con alimenti “integri ed integrali” ed a certe combinazioni alimentari, bastavano due cucchiaini presi alla sera in mezzo bicchiere d’acqua (è piuttosto amaro, ma ci si fa l’abitudine)di Solfato di Magnesio che la flora intestinale si orienta per motivi sconosciuti in senso probiotico.
Adesso voglio allargare la statistica, ma credo che quei 30 casi siano più che significativi, e sono convinto che il prodotto (Solfato di Magnesio) funzioni in tutti.
Quanto ho speso per prenderne 100 grammi? Due euro mi pare, cioè due euro per circa un mese di cura.

mercoledì 17 maggio 2017

Cos'è il Protocollo di vitamina D del Prof. Cicero Galli Neurologo Coimbra

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Cos'è il Protocollo di vitamina D del Prof. Cicero Galli Neurologo Coimbra ? Perché dovrebbe funzionare? FUNZIONA!
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13 gennaio 2015 alle ore 17:44
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IL DOTT. COIMBRA PRESCRIVE LA RIBOFLAVINA (VITAMINA B2) PERCHÉ UNA DELLE SUE NUMEROSE FUNZIONI  È QUELLA DI AGEVOLARE IL PROCESSO DI ATTIVAZIONE DELLA VITAMINA D.

La vitamina K2 si prende solo quando si va oltre le 10.000 UI al giorno, a meno che non sussistano dei problemi particolari da compensare. Va da sé che, nel suo protocollo, c'è sempre, dato che varia tra le 20.000 e le 150.000 UI.
http://www.leonardorubini.org/2014/02/chiedilo-coimbra.html



IL PROTOCOLLO COIMBRA FUNZIONA CON TUTTE LE MALATTIE AUTOIMMUNI.

FAQ - DOMANDE FREQUENTI
NB: queste FAQ sono solo a carattere informativo, NON sostituiscono il parere medico, e seppur redatte con attenzione possono contenere imprecisioni e/o inesattezze, che siete pregati di segnalare nei commenti. Per qualunque dubbio o incertezza rivolgersi al proprio medico curante.

1) Cos'è il Protocollo Coimbra di vitamina D? E perché dovrebbe funzionare?
E' un protocollo medico di trattamento delle malattie autoimmuni messo a punto dal dott. Cicero Coimbra, medico neurologo, ricercatore e porfessore all'Università Federale di San Paolo (Brasile).
Il protocollo di basa essenzialemente su alte dosi di vitamina D assunte per via orale.
Le malattie autoimmuni consistono in una risposta anormale, sregolata, del sistema immunitario: la vitamina D, una volta attivata dal corpo umano (tramite il fegato e i reni), ha documentati e provati effetti di regolazione del sistema immunitario. Le persone con autoimmunità non riescono ad attivare il 100% della vitamina D che assumono (via cutanea o tramite integratori) per cui il dott. Coimbra provò ad aumentare la dose (inizialmente usava una dose di 10.000 UI al giorno), e vide effetti benefici nei malati.
Il potocollo prevede anche un multivitaminico (preparato galenico) che fornisce i componenti necessari per ottimizzare gli effetti della vitamina D e correggere la carenza di B2.
Il protocollo va seguito SOTTO STRETTO CONTROLLO MEDICO.
"La differenza tra la vitamina D e i farmaci convenzionali utilizzati nel trattamento di malattie autoimmuni è che la vitamina è un immunoregolatore, non un immunosoppressore. Mentre gli altri farmaci sopprimono il sistema immunitario nel suo complesso, lasciando il corpo suscettibile alle infezioni, la vitamina D è l'unica sostanza in grado di inibire selettivamente la reazione chiamata "Th17", che è causata dalle malattie autoimmuni." (dott. Coimbra.)
Per approfondire leggi l'intervista a Coimbra:
https://www.facebook.com/groups/239505089543906/permalink/374718306022583/

2) Il Protocollo Coimbra funziona con tutte le malattie autoimmuni o solo con alcune?
Funziona con tutte le patologie a causa autoimmune, come la Psoriasi, l'Artrite Reumatoide, la Sclerosi Multipla, il Lupus, la Vitiligine, Sclerodermia, la malattia di Lyme ecc.

3) Statisticamente, dopo quanto si cominciano a riscontrare i primi benefici?
Dopo circa 7 mesi.

4) Qual'è la percentuale di successo delle diverse malattie autoimmuni grazie al protocollo?
Il dott. Coimbra ha una statistica abbastanza ampia sulla Sclerosi Multipla, che lui sostiene entri in remissione permanente nel 95% dei casi, ovvero non si presentano nuove ricadute e si ha un miglioramento dei sintomi.
"Non posso parlare di una cura, perché se questi pazienti smettono di prendere la vitamina D, c'è una buona possibilità che la malattia ritorni ma, per il periodo durante il quale la prendono, possono condurre una vita normale." (dott. Coimbra)

5) Se uno segue questo protocollo, è necessario cambiare alimentazione o stile di vita?
Secondo il protocollo Coimbra si devono escludere dall'alimentazione i cibi ricchi di calcio (latticini, frutta secca, acqua minerale ricca di calcio). Fare attenzione all'acqua che si beve e berne 2,5 litri al giorno (3,5 se vi allenate). Per il buon successo del trattamento è indispensabile fare 40 minuti di camminata veloce (o altro: mini-cyclette, cyclette o comunque attività aerobica) per 4-7 volte a settimana, per aiutare a fissare il calcio nelle ossa.

6) Quali sono i possibili effetti collaterali con il Protocollo?
Il "pericolo" più importante è l'ipercalcemia, ma viene scongiurato grazie alle restrizioni sugli alimenti ricchi di calcio e all'abbondante idratazione che scongiura accumuli di calcio nei reni, viene inoltre effettuato periodicamente l'esame della calciuria 24h in modo da poter tenere sotto controllo ed eventualmente tarare meglio l'applicazione del protocollo.

7) Quali sono i principali fattori (oltre l'alimentazione) che possono compromettere il protocollo Coimbra, ovvero rientrano in quel 5% dei casi in cui funziona poco?
Fumo, consumo eccessivo di alcool, mancanza di esercizio fisico regolare, condizioni di stress prolungato.

8) Quali esami sono necessari capire se sono carente di vitamina D?
L'esame del sangue di vitamina D 25 OH, PTH e calcemia.

9) Ma se è vero che questo Protocollo funziona, come mai non è stato pubblicato nulla su delle riviste scientifiche in modo che anche altri medici possano imparare?
Non è vero che non esistano pubblicazioni scientifiche a riguardo, anzi, sul trattamento della SM con vitamina D ci sono addirittura due trial in doppio cieco con placebo che hanno pubblicato risultati molto positivi (Qui l'elenco completo degli studi: https://www.facebook.com/groups/239505089543906/262029650624783/). Il dott. Coimbra stesso ha pubblicato uno studio sul trattamento della vitiligine con alte dosi di D.

10) Visto che a quanto pare ci sono centinaia di studi che suggeriscono e in molti casi dimostrano un buon effetto della vitamina D sulle malattie autoimmuni, come mai la stragrande maggioranza dei medici non ne sa nulla, anzi è quasi ostile?
Ci vuole purtroppo molto tempo perchè le nuove scoperte entrino a far parte della normale pratica medica. Per i nuovi farmaci sponsorizzati da una casa farmaceutica vengono spesi milioni di euro, e comunque ci vogliono anni di studi e prove. La vitamina D non essendo una molecola brevettabile ovviamente non è sponsorizzata da nessuna casa farmaceutica, solo dai pazienti.
"In nessun momento della storia della medicina c’è stato un immediato consenso su una nuova innovazione. Alla stragrande maggioranza dei medici è stato insegnato di trattare le malattie autoimmuni con immunosoppressori e molti non sanno che la vitamina D è un ormone. Essendo relativamente nuovo, questa conoscenza sulla vitamina D non è presente nei libri di neurologia o di reumatologia, anche se ci sono centinaia di pubblicazioni, testimonianze e articoli scientifici attendibili sull'argomento. Inoltre, la medicina basata sull'evidenza ritiene gli studi controllati ‘sacrificabili’ quando l'effetto benefico è chiaro." (dott. Coimbra)

11) Quale dovrebbe esser valore 25OHD secondo il dott. Coimbra?
Secondo il dott. Coimbra non esiste un livello "ottimo" di 25OHD nel sangue, dipende da quanta il corpo è in grado di attivarne, ovvero di trasformarla nella forma attiva (il calcitriolo) che è quella che ha poi in pratica l'effetto immunomodulatorio. I pazienti con autoimmunità presentano una ridotta capacità di traformare la D nella sua forma attiva.

12)  Il protocollo è utile per il diabete mellito autoimmune (in caso di persona non adolescente)? Dipende dal pancreas, se produce insulina o no, se ne produce allora è utile. E comunque aiuta ad evitare altre auto immunità.

13) Una persona con ipotiroidismo più hashimoto può seguire il protocollo? Ci sono pazienti con queste due patologie? Con quali risultati?
Sì, si può seguire, ci sono rischi e benefici, solitamente si aumenta la D fino a raggiungere un valore di 150 ng/ml e ci si ferma per non rischiare.

14) Una persona con tendinite può prendere alte dosi di D?
Sì, ma non essendo la soluzione della tendinite massimo 10.000 UI al giorno sono sufficienti.

15) Il trattamento ha buoni risultati su pazienti con epatite C?
Sì.

16) Che risultati ha con le forme progressive di sclerosi multipla?
Buoni risultati sia in SP che in PP.

17) Esistono Linee guida su prevenzione e trattamento dell’ipovitaminosi D con colecalciferolo?
Si. La Societa Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS) ha deciso di elaborare linee guida relative alla definizione dell’ipovitaminosi D e alle strategie di prevenzione e trattamento, il PDF è disponibile al seguente link:
https://www.facebook.com/groups/239505089543906/283974685096946/

18) Chi è questo dott. Coimbra? Che titoli ha per fare le affermazioni che fa?
E' un medico neurologo, ricercatore, professore all'Università Federale di San Paolo. Il suo CV è disponibile a questo link: https://www.facebook.com/groups/239505089543906/257574947736920/

19) Dove posso trovare la vitamina D? Si trova in farmacia?
In farmacia è presente il Dibase (colecalciferolo). Se invece uno vuole acquistarla in pastiglie può fare riferimento a questo link: https://www.facebook.com/groups/239505089543906/298164983677916/
In Dibase si trova in due confezioni: quella da 25.000 UI e quella da 10.000 UI ogni ml, e visto che nel barattolo ci sono 10ml in totale la boccettina contiene 100.000 UI. Vale sempre 1 goccia = 250 UI.
Il Didrogyl è invece una forma già parzialmente metabolizzata, da assumere solo in casi particolari e sotto stretta supervisione medica, può dare maggiori pericoli di ipercalcemia (ogni goccia NON sono 250 UI!)

20) Ma che senso ha integrare vitamina D? Siamo o no il "Paese del sole"? E non la si assume col cibo?
In Italia l'80% della popolazione è carente di vitamina D, la cui sintesi è possibile grazie ai raggi  UVB del sole, che però da Ottobre ad Aprile sono troppo deboli. Il cibo moderno, processato industrialmente, non contiene valori rilevanti di D. Per approfondire come funziona l'esposizione solare: https://www.facebook.com/groups/239505089543906/permalink/351316465029434/
"Circa 20 minuti di esposizione al sole, con le braccia e le gambe scoperte e senza protezione solare, sono in grado di produrre 10.000 unità di vitamina D. Dopo aver raggiunto un quantitativo doppio, la produzione di vitamina D cessa. È interessante notare che questa situazione è in contrasto con le raccomandazioni delle agenzie internazionali, che attualmente indicano ai medici di prescrivere integrazioni di solo 600 unità al giorno. Perché il corpo umano produce 10.000 unità se in realtà ne necessita di meno? Queste 600 unità non sono in grado di risollevare una carenza di vitamina D in una persona adulta." (dott. Coimbra)

21) Si può assumere LDN insieme agli alti dosaggi di Vitamina D? E il cortisone?
Si. Il cortisone è indicato se dovessero verificarsi ricadute.

22) Ok, mi avete convinto. Dove lo trovo questo protocollo da seguire?
Il Protocollo va seguito sotto stretto controllo medico. In Italia sono presenti 2 medici che sono in grado di seguirlo. Le info per contattarli si trovano qui: https://www.facebook.com/groups/239505089543906/276059035888511/

23) Io invece non ho nessuna patologia autoimmune, mi conviene integrare comunque la vitamina D?
Si, certo, valori superiori a 60ng/ml nel sangue risultano protettivi per molte patologie. Non ti conviene superare i 100 ng/ml di valore di 25OHD nel sangue però. Per sapere quanto integrare leggiti le Linee Guida e integra in sicurezza, dopo il parere positivo del tuo medico di base, non è necessaria una dieta particolare, ed è meglio un'integrazione giornaliera piuttosto che mega-dosi ogni tanto. Per approfondire ti consiglio di guardarti questo breve video di 5 minuti: https://www.youtube.com/watch?v=u6QlVt2c5Ow

24) La vitamina D puo' essere assunta in presenza di patologie renali?
Si, di solito con dosi ridotte, sotto stretto controllo medico.

25) Qual'è la dose di vitamina D giornaliera che prescrive il Protocollo Coimbra?
Non esiste una dose standard, dipende da quanta il corpo del malato è in grado di assiilarne, e questo si vede misurando in concomitanza il paratormone intatto (PTH) che dà una misura della vitamina D realmente attiva in circolo. Quindi la dose varia da paziente a paziente, e deve essere stabilita dal medico.

26) E per una persona sana? Qual'è la dose giornaliera indicata?
Qui da regolamento non possiamo dare dosaggi, non siamo dei medici. Fare riferimento al proprio medico, nel caso portargli le Linee Guida: https://www.facebook.com/groups/239505089543906/283974685096946/

27) Si, sono tutte belle parole... ma in pratica? Testimonianze di guarigione ce ne sono?
In Italia siamo agli inizi, ma se leggi tra i post cominciano ad esserci testimonianze molto positive, considerando che è un protocollo di trattamento praticamente privo di effetti collaterali e dal costo irrisorio. Invece nel gruppo brasiliano (https://www.facebook.com/groups/190960337581683/) sono presenti ormai centinaia di testimonianze, disponibili anche condensate in un File di quel gruppo Fb. Alcune testimonianze di pazienti sono disponibili come video interviste su questo canale Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCO3qwlcPggTWdeJ-QgVp2Iw Sono in portoghese, ma sono abbastanza comprensibili per un italiano.
Questo video di una donna che segue il protocollo da piú di 6 anni ha i sottotitoli in italiano: https://www.facebook.com/groups/239505089543906/permalink/356749361152811/

28) Sto prendendo il Dibase. Vorrei sapere il dosaggio, gli effetti collaterali...
Qui non possiamo prescrivere dosaggi, non siamo dei medici. Nella scheda del medicinale puoi trovare delle informazioni utili:http://www.torrinomedica.it/farmaci/schedetecniche/Dibase.asp

29) Il protocollo Coimbra è costoso?
"Poiché la vitamina D è molto economica e corrisponde al 95% del trattamento, il costo mensile varia da 10€ a 30€ a seconda della dose giornaliera somministrata. Ciò contrasta con i 3.000-5.000 € al mese del costo dei trattamenti convenzionali. Inoltre, la vitamina D elimina il 100% di attività della malattia in quasi tutti i casi, mentre gli altri farmaci bloccano al massimo il 30%, secondo l'industria farmaceutica stessa." (Dott. Coimbra)
FONTE:
https://vitaminadperlasclerosimultipla.wordpress.com/2015/02/08/cose-il-protocollo-coimbra/

lunedì 15 maggio 2017

Dalla polvere al cielo, la storia della conversione di Shoek, gospel rapper

Dalla polvere al cielo, la storia della conversione di Shoek, gospel rapper

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Una vita distrutta che soltanto la fede ha potuto ricostruire. Una storia potentissima di perdono e redenzione che mostra come, persino nei meandri più profondi della miseria umana, c’è Qualcuno che ascolta il grido disperato dei Suoi figli.

Quella di Thomas Valsecchi (in arte Shoek) è una storia di abbandono e redenzione. Una vita trascorsa per strada, tra droga e prostituzione, trasformata dall’incontro con la fede.
Thomas ha conosciuto la tragedia delle dipendenze già dalla primissima infanzia. È nato nel 1986 a San Patrignano (Rimini), in una comunità di recupero per tossicodipendenti dove erano ospitati entrambi i genitori. Moltissimi membri della sua famiglia facevano uso regolare di sostanze, alcuni di loro sono morti di overdose, altri di Aids. Come detto da lui stesso, quella della droga era, per la sua famiglia, una vera e propria “maledizione”.
Un’infanzia che definire travagliata è alquanto riduttivo. A tre anni i suoi genitori si sono separati, e la madre si è presa carico di lui soltanto per ambire all’affidamento legale (e quindi all’assegno di mantenimento, che avrebbe voluto usare per continuare a drogarsi). Quando questa speranza non è diventata realtà, la donna si è sbarazzata del figlio perché mantenerlo sarebbe stato un peso eccessivo. Quella dell’abbandono è stata un’esperienza traumatica per lui, che avrebbe segnato in modo drammatico gli anni a venire. Ascoltate in questo video la devastazione che ha provato nel venire lasciato in mezzo a una strada da parte di sua madre:
A differenza della madre, il papà di Thomas voleva genuinamente provare ad uscire dalla droga, e prese con sé il figlio, quasi come fosse l’unica cosa che l’avrebbe convinto a non tornare alla vecchia vita. Non fu però facile per lui, considerando che aveva iniziato a bucarsi all’età di 12 anni. “A volte, mi raccontava, gli veniva la tentazione”, continua Thomas nell’intervista, “ma nel vedermi nella culla, tornava sui suoi passi”.
Non avendo ricevuto amore dai suoi genitori, il papà di Thomas ha avuto a sua volta difficoltà nel mostrarne al figlio. “Non sapeva come si faceva il papà”, racconta il giovane artista, “e per lui mostrarmi il bene che mi voleva significava farmi passare i week-end tra discoteche e strip-club. Per me era normale vedere donne che si spogliavano e persone che si picchiavano”.
Gli anni dell’adolescenza furono ancora più intensi per lui. Da un lato un padre che lo introduceva in ambienti tutt’altro che sani, dall’altro una madre che faceva di tutto per sfuggire alle sue responsabilità. Thomas si inoltrò in un circolo vizioso di solitudine e frustrazione, in cui la madre lo faceva sentire responsabile della sua dipendenza. “Era una ferita enorme. Mia mamma non mi voleva, e non ne capivo il motivo. Si inventava ogni scusa per non vedermi. All’inizio non capivo, ero troppo piccolo, ma crescendo iniziai ad avere odio verso i miei genitori e verso me stesso. Non riuscivo a socializzare con nessuno. Mia madre diceva che era colpa mia, se lei era drogata. Era colpa mia, perché ero nato. Adesso l’ho perdonata e le voglio bene, ma in quegli anni ho sofferto molto”.
Un viaggio verso l’abisso che continuò inesorabile. “La vita mi faceva letteralmente schifo, ma dovetti trovare un capro espiatorio per tutto questo”. A 14 anni iniziò la sua “ricerca spirituale”, che però lui la intendeva come una sfida verso Dio. “Continuavo a urlare contro il cielo: ‘Non credo che tu esista, ma spero che tu ci sia, così il giorno in cui ti vedrò potrò sputarti in faccia per tutto quello che sto passando’!”.
Una rabbia mai provata prima lo portò ad avvicinarsi all’abuso di alcol e, infine, all’uso di droga. Ma il vuoto d’affetto era in continua crescita, e lui si decise a cercare nuovamente sua madre. I due non avevano niente in comune, all’infuori della droga: lei iniziò quindi a condividere le sue dosi con lui, instaurando un vero e proprio legame di morte. “Ogni giorno prendevo il pullman e andavo da lei. La mia coscienza mi parlava e sapevo che fosse tutto sbagliato, ma in quel momento sembrava che, per pochi istanti, anche io avessi una mamma. La ferita interiore si apriva sempre di più, ma io facevo finta di stare bene”.
Dopo un’overdose, il padre scoprì tutto e si scatenò contro di lui. “Me ne andai di casa, e iniziai la mia vita sulla strada. La mia vita non aveva alcun obiettivo, i pochi famigliari rimasti vivi non mi volevano, amici non ne avevo. Vivevo spacciando droga”.
Dentro di lui iniziarono ad arrivare delle prime risposte, seppur deboli. “Ero devastato e arrabbiatissimo. Soprattutto con Dio. Mi recavo a messa per bestemmiare, perché volevo attirare la Sua attenzione, in qualche modo. E in quel momento Lui mi ascoltò. O meglio, io lo ascoltai, perché lui non ha mai smesso di parlare al mio cuore”. Thomas avrebbe voluto avvicinarsi al satanismo, ma in quel periodo avvenne un incontro che gli cambiò letteralmente la vita. Una ragazza gli parlò di un Dio che l’amava così com’era. Le sue parole non fecero che indurire ancora di più il suo cuore, perché la sua vita sembrava dimostrare il contrario. Ma gradualmente Thomas si aprì a quelle parole di redenzione. Ascoltate il suo ricordo di quei giorni così cruciali per lui:
Per lui fu difficilissimo mettere da parte il suo orgoglio e il suo stile di vita. Andò a vivere in Spagna, poi in Sudamerica, continuando a sbarcare il lunario attraverso espedienti. Arrivò addirittura a prostituirsi per poter mangiare. Sentì di aver toccato il fondo, e crebbe in lui la consapevolezza di dover tornare al Dio di cui parlava quella ragazza, di dover tornare ad ascoltare la Sua voce. “Mi guardavo allo specchio e mi faceva schifo quello che vedevo. Non ero solo un tossico, vendevo addirittura il mio corpo. Tornai in Italia, e lì incontrai un gruppo di missionari che, attraverso musica e danza, parlava ai giovani della vera Speranza. Tra di loro conobbi Rebeca, una ragazza dolcissima attraverso di cui Dio parlava al mio cuore. Decisi di cambiare verso alla mia vita. Andai in una comunità di recupero, e quando uscii totalmente dalla droga andai in Brasile per una scuola missionaria e poi in Cile in missione. E quando tornai io e Rebeca ci sposammo. Abbiamo anche avuto una figlia insieme, Melody Alicia”.
Negli anni più difficili Thomas si rifugiò nella poesia, per poi scoprire più tardi che il Rap avrebbe potuto dare musica ai suoi scritti. Nelle missioni in Sudamerica un ragazzo gli disse che, come nome d’arte, avrebbe avuto bisogno di una parola d’impatto, che facesse capire quanto fosse “scioccante” la vita da lui vissuta. Fu così che Thomas iniziò a farsi chiamare “Shoek”. E ormai da diversi anni, attraverso la sua musica, parla a giovani di tutta Italia per dare loro un messaggio di speranza e redenzione attraverso la fede. Gli artisti dell’IMS, un gruppo itinerante da lui fondato, fanno concerti e spettacoli in night, pub e discoteche per rivolgersi proprio alle vite distrutte dalla droga e dalla prostituzione.
Una vita distrutta che soltanto la fede ha potuto ricostruire. Una storia potentissima di perdono e redenzione che mostra come, persino nei meandri più profondi della miseria umana, c’è Qualcuno che ascolta il grido disperato dei Suoi figli.