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lunedì 2 ottobre 2017

“Tutto concorre al bene, per coloro che amano Dio”. Nick Vujicic ne è la prova vivente



“Tutto concorre al bene, per coloro che amano Dio”. Nick Vujicic ne è la prova vivente


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  • di Nick VujiciC

Mi chiamo Nick Vujicic, ho 25 anni (oggi 34 ndr) e vivo in Australia. Sono nato privo di arti e i dottori non hanno saputo fornire alcuna spiegazione medica per questo “difetto” di nascita. Come immaginerete, questo mi ha portato ad affrontare molti ostacoli e sfide.“Considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate”… Come si fa a considerare il nostro dolore, le nostre sofferenze e le nostre lotte “una grande gioia”!? I miei genitori, essendo cristiani (e mio padre anche pastore di una chiesa), conoscevano bene questo versetto. Ma la mattina del 4 dicembre 1982 a Melbourne, le ultime parole che venivano in mente ai miei genitori erano: “Gloria a Dio!” Il loro primogenito era nato senza né braccia né gambe!

Non c’erano state avvisaglie e neppure il tempo per prepararsi. I dottori erano altrettanto scioccati e non avevano risposte da darci! Ancora oggi non esiste una spiegazione medica di quanto è accaduto e mio fratello e mia sorella sono nati sani come la maggioranza degli altri bambini.

Tutta la chiesa provò una grande tristezza per la mia nascita e i miei genitori ne furono totalmente devastati.

Ognuno chiedeva: “Se Dio è un Dio d’amore, perché mai permette una cosa così brutte oltretutto a credenti consacrati?” Mio padre credeva che non sarei sopravvissuto a lungo, ma le analisi rivelarono che ero un bambino sano, anche se mi mancava qualche arto…


Romani 8,28 “Noi sappiamo che tutto concorre al bene, per coloro che amano Dio”.

Questo versetto ha parlato al mio cuore e mi ha convinto che non è certo per fortuna, caso o coincidenza che queste cose “brutte” avvengono. Ho trovato una pace completa nel sapere che Dio non lascia che accada nulla nella nostra vita a meno che non ne abbia un buon motivo. Così ho dato tutta la mia vita a Cristo all’età di 15 anni, dopo aver letto il capitolo 9 del vangelo di Giovanni. Gesù parlando dell’uomo nato cieco spiegò che “è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui”.

Io ho creduto sinceramente che Dio mi avrebbe guarito perché potessi essere una grandiosa testimonianza della Sua immensa potenza. In seguito mi è stata data la saggezza di capire che se chiediamo qualcosa in preghiera, ed è nella Sua volontà, avverrà secondo il Suo tempo; se invece non è volontà di Dio che accada, vuol dire che Egli ha in vista per noi qualcosa di meglio.
Ora vedo una rivelazione della Sua Gloria in come mi sta usando, così come sono, in modi che sarebbero impossibili ad altri. Ho 25 anni e ho completato gli studi universitari in Economia e Commercio specializzandomi in Programmazione e Calcoli Finanziari. Sono anche un predicatore e amo viaggiare e condividere la mia storia e la mia testimonianza ovunque se ne presenti l’opportunità. Ho maturato una certa esperienza nel relazionarmi agli studenti e nell’incoraggiarli su argomenti che interessano i giovani di oggi. Sono anche invitato a fare discorsi a uditori di livello manageriale.

Ho una vera passione per l’evangelizzazione dei giovani e mi tengo sempre disponibile per qualsiasi cosa Dio mi voglia far fare: dovunque mi guida, io Lo seguo.

Ho molti sogni nel cassetto che desidero realizzare nella mia vita. Voglio fare quanto è in mio potere per diventare un miglior testimone dell’Amore e della Speranza divini, per diventare un oratore internazionale e per essere usato sia in ambiti cristiani che non cristiani. Vorrei essere finanziariamente autonomo, modificare un’auto per me ed essere intervistato per condividere la mia storia nel noto programma TV “Oprah Winfrey Show”.

Anche scrivere libri è una delle mie ambizioni e spero di concludere il mio primo libro per la fine di quest’anno. Il titolo: “Senza braccia, senza gambe e senza preoccupazioni!”

Credo che se hai il desiderio e la passione di realizzare qualcosa e se è nella volontà di Dio, tu ce la farai, a tempo opportuno. Come esseri umani, noi continuiamo a porre limiti su noi stessi senza ragioni valide e, quel che è peggio, poniamo limiti all’Iddio che può ogni cosa. Lo facciamo piccolo piccolo. La cosa sorprendente riguardo la potenza di Dio è che se vogliamo fare qualcosa per Dio, invece di considerare le nostre capacità dobbiamo concentrarci sulla nostra disponibilità, perché sappiamo che Dio è con noi e non possiamo far nulla senza di Lui. Una volta che ci rendiamo disponibili per l’opera di Dio, è ovvio che possiamo far leva sulle capacità di Dio stesso!

“Tutto posso in colui che mi dà forza” (Filippesi 4,13).

Dio ha uno scopo per la tua vita! E riguardo alle tue preghiere inesaudite, ricorda che Dio è fedele. Cosa dobbiamo fare quando chiediamo ma non riceviamo? Geremia 2,12-14: “ ‘Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore; io mi lascerò trovare da voi’, dice il Signore”.

Fatti coraggio amico, perché la battaglia è del Signore e io ti esorto a combattere per la verità. Poiché è la verità che ti farà libero e la Pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza regnerà nel tuo cuore. Il Signore ti benedica mentre Lo cerchi diligentemente e ti conceda la sapienza e la forza che ti servono per il cammino..
fonte: buonanotizia
tratto da: aleteia

Funghi Medicinali: Quali Sono e Come Usare i Funghi Curativi



Funghi Medicinali: Quali Sono e Come Usare i Funghi Curativi



funghi medicinali rientrano tra i rimedi naturali utilizzati per millenni dalla medicina popolare. Il loro uso, come ben documentato da fonti storiche orientali ed occidentali, è legato fin dall’antichità al loro potere terapeutico, riscoperto negli ultimi cinquant’anni  da numerose ricerche effettuate  in campo medico e farmaceutico.
La scienza che riguarda i funghi medicinali e curativi e il loro utilizzo a scopo curativo sull’uomo e gli animali ha il nome di micoterapia. Essa  fonda le sue origini sulle proprietà biochimiche e medicinali di determinate categorie di funghi, noti per i numerosi benefici che apportano alla salute anche in casi di  patologie croniche e degenerative.
Seppur ogni fungo medicinale, come vedremo in seguito, ha un tropismo specifico su determinati organi ed apparati, tutti i rimedi micoterapici hanno come caratteristica comune il potenziamento del sistema immunitario grazie al loro elevato contenuto di glicoproteine e polisaccaridi. Di conseguenza sono dei noti rimedi antitumorali grazie alla loro capacità di inibire la proliferazione delle cellule neoplastiche.
Queste potenzialità erano già state apprezzate in antichità. Sono numerosi infatti i reperti storici che mostrano l’utilizzo dei funghi  curativi.  Geroglifici egizi, ad esempio, li rappresentano come cibo degli imperatori e li associano al concetto di immortalità. In Cina il fungo Reishi, noto anche come Ganoderma Lucidum o Lingh Zhi, veniva adorato come fonte di eterna giovinezza e duraturo benessere e ad esso è associato anche  il nome di una divinità ‘Reishi Sensei’.
Buona parte della farmacopea medica cinese fa da sempre riferimento a questo rimedio ormai famoso in tutto il mondo. Anche nelle culture dei popoli amerindiani, l’utilizzo dei funghi medicinali era largamente diffuso per i benefici fisici e spirituali annessi a questi rimedi. Numerose ricerche dimostrano  che la longevità di alcune popolazioni sia  da attribuire proprio all’uso di tali rimedi, tramandato nel corso della storia.

Proprietà dei Funghi Medicinali

Oggi le specie di funghi più studiate sono circa 270 in un panorama composto da ben 14.000 specie conosciute. Tra i gruppi di funghi presi in considerazione vi sono delle caratteristiche terapeutiche comuni anche se  con diverse intensità.
La proprietà più nota dei funghi medicinali è il potenziamento e la modulazione della risposta immunitaria, rendendo quindi  il sistema immunitario più pronto a rispondere alle sfide esterne. Ciò è possibile grazie sia all’elevato numero di polisaccaridi, tra i quali si ricordano i beta-glucani, sia  grazie a sostanze come i terpenoidi, le glicoproteine, gli enzimi e i metaboliti secondari ovvero delle molecole biologicamente attive  che riescono a riportare in armonia squilibri organici e metabolici.
funghi curativi modulano quindi il sistema immunitario, hanno proprietà antinfettive ed adattogene riducendo gli effetti dello stress sull’organismo. Sono dei potenti antiossidanti, contrastano la produzione di radicali liberi ed hanno proprietà prebiotiche, nutrendo ad esempio i batteri buoni dell’intestino. E’ noto inoltre il loro effetto di protezione a livello epatico.
Ai funghi medicinali viene anche associata un’azione a livello psico-emozionale a seconda delle signature e del colore che presentano. Infine è da attribuire a questi rimedi anche un’azione energetica  e di riequilibrioprofondo degli organi e meridiani specifici, secondo specifiche logge della Medicina Tradizionale Cinese.

I 10 Funghi Medicinali più Utilizzati nella Micoterapia

Ecco alcuni dei funghi curativi più utilizzati a scopo terapeutico:

1. Reishi (ganoderma lucidum)

Noto come uno dei più importanti elisir di lunga vita, è utilizzato per la sua azione immunomodulante, antinfiammatoria ed analgesica. Mima l’effetto del cortisone, ha un’azione antiossidante ed antitumorale, contiene i possibili effetti collaterali della chemio e della radioterapia. Agisce sul sistema nervoso, migliora la memoria ed alleggerisce la mente.

2. Hericium Erinaceus

Si tratta di un fungo medicinaleutilizzato già da millenni in Cina e Giappone. Oggigiorno i protocolli terapeutici che prevedono il suo utilizzo sono molti anche in occidente. Questo rimedio ha un’azione rivolta soprattutto al tratto gastro-intestinale. E’ utile per riparare le mucose del sistema digerente, ha effetti prebiotici e antinfiammatori. E’ utilizzato anche per il sostegno in caso di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer.

3. Auricularia (auricula-jodae)

E’ un fungo dall’aspetto gelatinoso che, proprio per la sua signatura che rimanda alle mucose, viene utilizzato  da secoli nella Medicina Tradizionale Cinese per curare emorroidi, affezioni gastrointestinali, astenia, colon irritabile ed anemia.  Previene le patologie cardiovascolari grazie alla sua azione di antiaggregante piastrinico. Agisce in particolar modo sull’apparato cardiovascolare.

4. Shitake (lentinus edodes)

E’ uno dei funghi medicinali più utilizzati in cucina. E’ ricco di provitamina D. Sono note le sue proprietà antitumorali e di sostegno del sistema immunitario specie ove sono presenti patologie epatiche e HIV. E’ un efficace antibatterico, utile per contrastare le carie dentali.

5. Poliporus Umbellatus

Cresce d’estate ed è abbastanza raro da trovare. Ha proprietà diuretiche e viene utilizzato nel trattamento  delleinfezioni urogenitali.  Agisce a livello linfatico e contrasta il gonfiore alle gambe.

6. Maitake (grifola frondosa)

E’ uno dei funghi medicinali più utilizzati in cucina. E’ noto per la sua azione antineoplastica e di riequilibrio glicemico e lipidico. Per questo viene utilizzato anche per il controllo del peso ed ha effetti positivi sul fegato.

7. Cordyceps Sinensis

E’ uno dei funghi più conosciuti al mondo, venerato fin dall’antichità per le sue caratteristiche medicinali. Cresce negli altopiani tibetani. E’ un tonico adattogeno, in grado di aumentare la fertilità, sostenere  reni e  polmoni in caso di situazioni patologiche.  Viene utilizzato nelle patologie cardiovascolari. Aumenta la resistenza fisica, migliora la qualità del sonno  e protegge il cuore. E’ noto come rimedio che migliora la funzionalità epatica. Sostiene il corpo  durante la chemioterapia, svolge un’attività antitumorale ormai nota ed agisce anche sull’asse neuroendocrino.

8. Agaricus Blazei Murril (ABM)

Si tratta di un fungo che cresce in ambienti molto umidi e caldi. E’ utilizzato per le sue proprietà antitumorali e nei casi in cui la risposta immunitaria è deficitaria. Svolge un’attività chemiopreventiva  soprattutto  sulle tipologie di cancro indotte da tossicità. Viene inoltre utilizzato nei casi di diabete di tipo 1 e 2 per la sua capacità di ripristinare un corretto profilo metabolico e lipidico.

9. Coprinus Comatus

Noto come ‘fungo dell’inchiostro’, è molto utilizzato anche in ambito culinario. E’ ricco di vitamine del gruppo B ed ha un’azione ipoglicemizzante, grazie alla presenza di vanadio, un minerale dall’effetto antidiabetico.

10. Coriolus Versicolor

E’ uno dei funghi medicinali più comuni da trovare. Riequilibra il sistema immunitario ed è uno dei funghi più utili nel trattamento e nella prevenzione di patologie virali come il papilloma virus, il virus di Epstein Barr e l’herpes simplex. Oltre all’azione antimicrobica, il Coriolus è un potente antimetastatico specie nei casi di patologie oncologiche ormono-responsive.

Come Assumere i Funghi Medicinali

Vi sono diversi modi per assumere i funghi medicinali. Si possono introdurre nell’alimentazione quotidiana attraverso le pietanze sotto forma di funghi interi oppure possono essere assunti sotto forma di capsule, estratti alcolici o acquosi a seconda dello scopo terapeutico per cui se ne consiglia l’uso.
In generale questi rimedi possono essere utilizzati sotto diverse forme a seconda dell’obiettivo officinale che si vuole ottenere. In particolare, l’utilizzo del fungo intero consente di godere dei benefici che ogni parte del fungo possiede ed è rivolto alle tipologie di organi specifici che il rimedio sostiene sia a livello fisico che energetico.  Nel caso si utilizzi solo il micelio, l’effetto terapeutico sarà legato  soprattutto alla sua azione adattogena e alla regolazione dell’equilibrio psico-neuro-endocrino ed immunologico della persona. L’altra via per assumere i funghi medicinali è rappresentata dagli estratti, molto utili per l’elevata concentrazione di principi attivi che possiedono e per l’azione profonda che svolgono sul sistema immunitario.
In generale, è consigliabile scegliere preparati provenienti da coltivazioni biologiche e sicure, che seguono gli standard definiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in merito ai preparati fitoterapici per evitare la presenza di metalli pesanti ed altre sostanze inquinanti.
Si consiglia inoltre l’utilizzo dei funghi medicinali solo dopo un colloquio approfondito con un naturopata professionista esperto di Micoterapiache saprà indirizzare la persone  all’assunzione consapevole di tali rimedi.

Hermann Cohen


Hermann Cohen
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Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,

Al grido unanime dell'umanità sofferente: «Felicità, dove sei?», un celebre predicatore rispondeva: «La felicità, l'ho cercata nel bel mondo, nell'ebbrezza dei balli e delle feste; l'ho cercata nel possesso dell'oro, nelle emozioni del gioco, nell'intimità degli uomini celebri, in tutti i piaceri dei sensi e dello spirito... La maggior parte degli uomini s'inganna sulla natura stessa della felicità; e la cerca là dove non c'è... Si ama la felicità, e Gesù Cristo, sola felicità possibile, non è amato... O Dio mio! è mai possibile? l'Amore non è amato! Perchè? perchè non è conosciuto. Si esamina tutto, tranne Lui... O voi tutti che mi ascoltate, bisogna dunque che sia un Ebreo a supplicare i cristiani di adorare Gesù Cristo?... Ma, mi si dirà: «Non credo in Gesù Cristo». Neppure io vi credevo, ed è appunto per questo che ero infelice!» Il predicatore si chiama Hermann Cohen; è nato il 10 novembre 1821 ad Amburgo. La sua famiglia occupa un alto rango fra i circa ventimila Ebrei della città. Crescendo, il piccolo Hermann si dimostra devoto. Gli piace cantare in tedesco cantici e Salmi. Istintivamente, non si sente a suo agio in una società laicizzata: preferisce il mistero che circonda i riti venerabili ancora osservati, per esempio la lettura della Bibbia in ebraico su un rotolo di pergamena avvolto in una stoffa preziosa.
Hermann ed il fratello maggiore, Alberto, vengono inviati in una scuola media protestante. Il fatto che appartengano alla comunità ebraica attira loro molti sarcasmi. Ma, dotato di un'intelligenza superiore, Hermann diventa ben presto il primo della classe, stimato dai professori e dai condiscepoli. Tuttavia, le sue risorse intellettuali sono di gran lunga inferiori al suo prodigioso dono musicale. Inebriato fin dalla più tenera età dal successo che ottiene ad Amburgo come pianista, la sua ambizione non conosce più limiti. I genitori, inizialmente reticenti, preoccupati da gravi rovesci di fortuna, lo lasciano seguire la sua inclinazione per la vita d'artista.
Se ne va ben presto a Parigi, dove diventa l'alunno preferito del virtuoso Franz Liszt (1811-1886). I successi del giovane prodigio tredicenne sbalordiscono gli ambienti mondani parigini. Affascinato dalle utopie rivoluzionarie, Hermann diventa in breve uno dei propagandisti più zelanti dell'abolizione del matrimonio, del terrore, della spartizione dei beni, dei piaceri sfrenati, ecc. George Sand lo prende sotto la sua protezione e gli istilla il veleno dei suoi romanzi peggiori.
Improvvisamente, Liszt fugge in Svizzera con la contessa Maria d'Agoult. Hermann decide di seguire il maestro; vive nell'intimità della coppia illegittima e trova «sublime» il coraggio della donna «che, per seguire la sua passione, ha abbandonato tutto, la casa, la madre, il marito, i figli». Già pensa al giorno in cui potrà anche lui ispirare una passione capace di spezzare tanti ostacoli. Di ritorno a Parigi, si lascia invadere dalla passione del gioco ed accumula i debiti. Le lezioni di musica gli procurano denaro ed il denaro paga non i debiti, ma i piaceri. «La mia vita, scriverà, fu allora un abbandono totale a tutti i capricci ed a tutte le fantasie. Ne fui felice? No, Dio mio! la sete di felicità che mi divorava non fu affatto estinta». «Tutti i giovani che conoscevo vivevano come me, cercando il piacere ovunque esso si presentasse, desiderando ardentemente la ricchezza, per poter seguire tutte le loro inclinazioni, soddisfare tutti i loro capricci. Quanto al pensiero di Dio, esso non veniva mai loro in mente».
Il tormento di Dio
Tuttavia, figlio d'Israele, egli porta in sè, a sua insaputa il tormento di Dio. Ma tale tormento, lo risente con la viva sensibilità d'artista, che prevale sulla ragione. Allora, scriverà più tardi, «tutto mi riuscì con un incredibile successo: il «faubourg Saint-Germain» mi adottò... tutte le seduzioni del mondo s'impossessarono del mio spirito... Tuttavia, non avevo il tempo di riflettere a quest'esistenza tanto degna d'essere invidiata nell'opinione di molta gente, ed ero in realtà sempre inquieto». Infatti, è schiavo delle sue cattive passioni: «Ah, l'orribile schiavitù! L'ho provata anch'io: ero imbavagliato, incatenato da ceppi di ergastolano!... Comprendevo che dovevo rompere le catene... e non potevo».
È a questo punto, a 26 anni, quando un venerdì del mese di maggio 1847, il principe de la Moskova lo prega di voler cortesemente sostituirlo alla direzione di un coro di dilettanti, per le solennità del Mese di Maria nella chiesa di San Valerio, a Parigi. «Accettai, ispirato unicamente dall'amore per l'arte musicale e la soddisfazione di far un piacere. Quando giunse il momento della Benedizione del Santissimo Sacramento, provai un turbamento indefinibile. Fui, senza che la mia volontà vi partecipasse, trascinato a chinarmi verso il suolo. Tornato il venerdì seguente, fui impressionato assolutamente allo stesso modo e fui colpito dall'idea improvvisa di farmi cattolico».
Provando un'attrattiva che lo riporta sempre verso quella chiesa, ha l'occasione, poco più tardi, di assistere varie volte alla Messa, con una gioia interiore che assorbe tutte le sue facoltà. Per provare a capire il mistero che scopre in sè, prende contatto con un sacerdote cattolico, don Legrand. Egli lo ascolta con benevolenza e dolcezza. La sua accoglienza «fece svanire improvvisamente uno dei pregiudizi più solidamente inveterati nel mio spirito. Avevo paura dei sacerdoti!... Non li conoscevo che attraverso la lettura di romanzi che li rappresentavano come uomini intolleranti, con sempre sulle labbra minacce di scomunica... E mi trovavo in presenza di un uomo colto, modesto, buono, aperto, che attendeva tutto da Dio e nulla da se stesso!»
Una calma sconosciuta
Trovandosi l'8 agosto seguente ad Ems (Germania) per un concerto, assiste alla Messa domenicale nella chiesetta cattolica della città. Al momento dell'elevazione della Santa Ostia, non può trattenere un torrente di lacrime. «Spontaneamente, come per intuito, mi misi a confessare a Dio tutti gli enormi peccati commessi dall'infanzia in poi: li vedevo lì, stesi davanti a me a migliaia, orribili, ripugnanti... E tuttavia, sentii pure, grazie ad una calma sconosciuta che venne a spargere il suo balsamo sulla mia anima, che il Dio di misericordia me li avrebbe perdonati, che avrebbe avuto pietà della mia contrizione sincera, del mio dolore amaro... Sì, sentii che mi faceva grazia, e che accettava come espiazione la mia ferma risoluzione di amarlo sopra tutte le cose e di convertirmi ormai a Lui. Uscendo dalla chiesa di Ems, ero già cristiano di cuore...»
Ritenendo che deve la propria «conversione eucaristica» alla Beata Vergine Maria, decide di onorarla con un culto particolare. Tornato a Parigi, si affida alla guida di don Legrand. Questi si applica a discernere se si tratti di un fuoco di paglia o di un cambiamento di vita in profondità; poi mette Hermann in relazione con don Teodoro Ratisbonne, Ebreo convertito, che si consacra all'opera di apostolato a favore degli Ebrei. Hermann riceve il Battesimo nella cappella di detta opera, Nostra Signora di Sion, a Parigi, il 28 agosto 1847, nella ricorrenza della festa di sant'Agostino, che sceglie quale patrono. L'8 settembre, fa la prima Comunione; ben presto, si comunicherà quotidianamente.
«Abbandonate i trastulli!»
Hermann vorrebbe rinunciare immediatamente al mondo ed entrare in un convento, «per ivi consacrarsi esclusivamente al servizio del Signore»; ma ha un sacco di debiti da rimborsare, il che gli porterà via due anni. In un pomeriggio del novembre 1848, entra nella cappella delle Carmelitane della via Denfert-Rochereau a Parigi. Il Santissimo vi è esposto per la notte, davanti a delle adoratrici. Gli viene lì l'idea di fondare «un'associazione che abbia per scopo l'esposizione e l'adorazione notturna del Santissimo, la riparazione delle ingiurie di cui è oggetto». Nata il 22 novembre 1848, con l'approvazione del Vicario generale di Parigi, l'associazione per l'adorazione notturna degli uomini riunisce per la prima volta i suoi membri, nella notte dal 6 al 7 dicembre, nella chiesa di Nostra Signora delle Vittorie, in unione filiale con Papa Pio IX, rifugiato a Gaeta. Nella sua felicità, Hermann si rivolge agli amici di un tempo: «Ma venite a questo Banchetto celeste, che è stato allestito dall'eterna Sapienza. Venite, abbandonate i trastulli, le chimere... Chiedete a Gesù la bianca veste del perdono; e con un cuore nuovo, con un cuore puro, abbeveratevi alla fonte limpida del suo Amore». A poco a poco, l'associazione si propaga in tutto il mondo; esiste ancora oggi.
Dopo aver pagato i suoi debiti, Hermann è libero. La grazia di Dio lo attira verso l'Ordine dei Carmelitani. Fin dall'epoca del Battesimo, ha manifestato il desiderio di ricevere lo scapolare di Nostra Signora del Monte Carmelo. Fra l'Ascensione e la Pentecoste del 1849, durante un ritiro, legge la vita di san Giovanni della Croce; questa scoperta gli permetterà di fissare irrevocabilmente le sue intenzioni. Il 16 luglio 1849, ricorrenza di Nostra Signora del Monte Carmelo, dice addio alla sua famiglia e si reca al convento di Agen, poi a quello di Le Broussey, vicino a Bordeaux, dove ha luogo il noviziato. Un mese più tardi, scrive a sua madre: «L'ordine religioso in cui sono entrato è sorto fra gli Ebrei, 930 anni avanti Cristo: è il Profeta Elia dell'Antico Testamento che lo ha fondato sul monte Carmelo, in Palestina. È un ordine di veri Ebrei, figli dei Profeti che aspettavano il Messia, che hanno creduto in lui quando è venuto. Si sono perpetuati fino ai nostri giorni, vivendo allo stesso modo, con le medesime privazioni del corpo e con i medesimi godimenti dello spirito, di circa 2800 anni fa. Portano ancora oggi il nome dell'Ordine del Monte Carmelo. Fra questi monaci, si distinguono quelli nati dalla riforma di santa Teresa d'Avila e san Giovanni della Croce, detti Carmelitani scalzi... Appartengo a questo ramo... Perchè praticare questa vita? Per imitare la vita che ha condotto Gesù Cristo quando è venuto a salvare gli uomini attraverso le sofferenze, l'obbedienza, le umiliazioni, la povertà, la croce... Ecco la vita che ho scelto».
Il 6 ottobre 1849, Hermann riceve l'abito con il nome di Fra Agostino Maria del Santissimo Sacramento. La regola del noviziato è dura. Fra Agostino Maria vi si dà con generosità. Il suo massimo sacrificio è quello di privarsi a poco a poco di fumare e di prendere caffè. A vederlo, a sentirlo, lo si prenderebbe per il più mite, il più calmo, il più amabile degli uomini per carattere. Eppure talvolta, anche quando ha il sorriso sulle labbra, il sangue gli ribolle di collera. Ha altresì tendenza alla canzonatura, dovuta ad una percezione acuta del minimo ridicolo; ma sembra che nessuno l'abbia sospettato, perchè durante le ricreazioni si dimostra pieno di allegria e di benevolenza per gli altri frati, prendendo volentieri Gesù per soggetto delle conversazioni. Pronuncia i voti il 7 ottobre 1850 e, il Sabato Santo 1851, viene ordinato sacerdote. In quei giorni benedetti, prega intensamente per la conversione della sua famiglia. La sua preghiera non sarà priva di frutti, poichè parecchi dei suoi, ed in particolare sua sorella, abbracceranno la fede cattolica.
Fin dal giugno del 1852, Padre Agostino Maria viene mandato a predicare in varie città, ed in particolare a Lione, Marsiglia, Parigi, Liegi, Berlino, Ginevra...; le sue parole infervorate dall'amore di Dio convertono le anime e le attirano al confessionale, alla devozione fervente per la Santa Vergine e l'Eucaristia; certi chiedono il Battesimo, altri entrano in convento.
«Assomigliamo ai lebbrosi»
A Parigi, comincia così l'omelia: «Fratelli, il mio primo atto, da questo pulpito cristiano, deve essere un'ammenda onorevole degli scandali che ho avuto un tempo la disgrazia di dare in questa città. Con che diritto, mi potreste dire, viene a predicare, lei che abbiamo visto trascinarsi nel fango di un'immoralità senza pudore, e professare apertamente tutti gli errori? Sì, Fratelli, confesso di aver peccato contro il Cielo e contro di voi... Sono pertanto venuto a voi coperto di una veste di penitenza... La Madre di Gesù mi ha rivelato l'Eucaristia, ho conosciuto Gesù, ho conosciuto il mio Dio e poco dopo fui cristiano. Ho chiesto il santo Battesimo, e l'acqua santa colò su di me; subito, tutti i miei peccati, gli orribili peccati di venticinque anni di crimini, furono cancellati. E la mia anima, immediatamente, divenne pura ed innocente. Fratelli, Dio mi ha perdonato... Non mi perdonerete voi pure?» Parecchie persone, ivi inclusi certi suoi compagni di dissolutezza, commossi da tali parole, si convertono.
In tutte le prediche, Padre Agostino Maria manifesta il suo amore per l'Eucaristia. Esso gli ispira una nuova opera. Di passaggio ad Ars, se ne apre con il Curato, san Giovanni Maria Vianney: «Reverendo, non ha notato che ci si preoccupa più di chiedere benefici al Signore, che di ringraziarLo per quelli che si sono già ricevuti da Lui? – Sì, assomigliamo ai lebbrosi che se ne vanno guariti, senza dire grazie. – Non si potrebbe fondare un'opera che avesse quale scopo quello di rendere a Dio incessanti azioni di grazia per il torrente di benefici che riversa sul mondo? – Sì, ha ragione. Lo faccia, e Dio la benedirà».
Tre gradi
In un'omelia, sviluppa il suo pensiero sull'azione di grazia: «Il primo grado è quello del cuore: bisogna gravarvi la memoria delle insigni misericordie che il Signore ci ha concesso. – Il secondo grado ci porta a lodare, ad esaltare, a celebrare il bene ricevuto»; la preghiera liturgica, in particolare il Salterio ed il Te Deum, costituisce la miglior fonte dell'azione di grazia, poichè «ne è l'autore lo Spirito Santo stesso». Ma «è attraverso la divina Eucaristia e attraverso Essa sola che potremo degnamente liberarci del nostro debito di gratitudine verso Dio. Ecco il terzo ed il grado supremo dell'azione di grazia... O Dio mio, qaundo ti offro quest'Ostia di lode e d'amore, fai ancora sentire quella voce paterna che dall'alto dei cieli scese su Gesù: Ecco il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto (Marco 1, 11)».
La conclusione pratica è la fondazione a Lione, nel 1859, incoraggiata da Papa Pio IX, di una confraternita dell'azione di grazia destinata a «render grazie all'Eterno per i suoi doni, soprattutto quello che è per eccellenza il Dono di Dio, l'Eucaristia; supplire alla spaventosa ingratitudine dei più, che dimenticano i doveri della riconoscenza verso Dio; ringraziare il Signore per coloro che non lo fanno».
Conformemente all'ideale dei Carmelitani, Padre Agostino Maria aspira alla solitudine profonda del deserto, per consacrarsi ancora di più alla preghiera. «L'importante, ha l'abitudine di dire, è il fatto di non prender gusto alle cose del mondo, e l'effetto della preghiera quotidiana è precisamente quello di disilluderci sull'attrattiva di tutte queste cose e di eccitare in noi il desiderio di Gesù solo. Il Dio d'amore è geloso: vuol regnare solo, esser amato, apprezzato, desiderato». Avendo scoperto vicino a Tarasteix, a 20 km. da Lourdes, un ampio spazio perso fra i boschi, lo compra e vi fa costruire degli eremi individuali. In realtà, ne approfitterà ben poco. Infatti, su richiesta del cardinale Wiseman, il Papa mette gli occhi su di lui per restaurare l'ordine dei Carmelitani in Inghilterra: «La mando, gli dice, a convertire l'Inghilterra, come uno dei miei predecessori mandò il monaco Agostino». Nessun convento è ancora riaperto nel paese dal tempo dello scisma di Enrico VIII (1491 – 1547). Il 15 ottobre 1863, ricorrenza di santa Teresa d'Avila, Padre Agostino Maria insedia provvisoriamente alcuni Carmelitani venuti dalla Francia, in una casetta a Londra. A seguito delle sue prediche, parecchi Anglicani esprimono la volontà di entrare a far parte della Chiesa cattolica. Nel 1863, per la prima volta in capo a tre secoli, un novizio inglese riveste il santo abito dei Carmelitani. Nel settembre del 1864, circa due anni dopo l'arrivo di Padre Agostino Maria in Inghilterra, sette case per l'adorazione sono in piena attività, di cui due a Londra.
Nel 1868, Padre Agostino Maria ottiene finalmente dai superiori il permesso di tornare nel «Deserto Sant'Elia», a Tarasteix. Tuttavia, una nuova prova lo colpisce: una malattia degli occhi, talmente grave che dovrà essere operato. Riponendo la sua fiducia nella Vergine di Lourdes, fa una novena nella grotta delle apparizioni, lavandosi ogni giorno gli occhi alla sorgente miracolosa. Nel nono giorno, la guarigione è improvvisa e totale: il miracolo è evidente. Hermann Cohen è il primo Ebreo miracolato a Lourdes. Torna a Tarasteix, dove spera proprio di fissarsi definitivamente. Ma l'ora del ritiro nel deserto non suonerà: nel maggio 1870, viene nominato per tre anni primo consigliere del superiore provinciale e Istruttore dei novizi: si reca quindi a Le Broussey. Il 19 luglio dello stesso anno, la Francia dichiara la guerra alla Prussia. Un mese più tardi, il disastro di Sedan cagiona il crollo del regime napoleonico. Un odio antiprussiano ed antireligioso s'impossessa dei Francesi.
Il popolare Carmelitano scalzo, venerato ed amato in tutta la Francia, è «inseguito di città in città, a causa della sua duplice qualità di monaco e di Tedesco». Si reca a Grenoble, dove un tempo le sue parole di fuoco gli avevano fatto conquistare le folle. Viene preso per una spia: sfugge per poco alla morte. Finalmente, arriva sano e salvo a Ginevra, dove il vescovo gli affida l'incarico di un gruppo di donne e di persone anziane, circa cinque o seicento, prive di qualunque soccorso religioso, esuli dalla Francia.
Ma il 24 novembre 1870, su richiesta del vescovo di Ginevra, parte per Berlino ed ottiene l'autorizzazione di servire in qualità di cappellano a Spandau, a 14 km. dalla capitale, dove più di cinquemila prigionieri Francesi sono privi di vestiti, di cibo e, soprattutto, di soccorsi spirituali; molti sono gravemente ammalati... Conquista in breve i cuori dei prigionieri; se veglia innanzi tutto sulle loro anime sofferenti, la sua carità si dà da fare per portar sollievo a quei poveri corpi. Riesce a far pervenire loro casse di vestiti, perchè possano resistere al freddo in quella Prussia gelida, nel cuore dell'inverno; ottiene loro anche supplementi indispensabili di alimenti. Ogni giorno, celebra la Messa e predica davanti a parecchie centinaia di soldati. Grazie alla sua inesauribile bontà, molti vanno da lui a confessarsi; un mese dopo il suo arrivo, 300 soldati hanno ricevuto la Santa Comunione... Ma, con un tal regime, la salute di Padre Agostino Maria, già tanto precaria, si deteriora.
Un rischio mortale
Il 9 gennaio 1871, amministra l'estrema unzione a due prigionieri che sono colpiti dal vaiolo. Ma la spatola che gli serve per ungere gli agonizzanti con l'olio santo gli manca in quel momento, ed essendoci urgenza, Padre Agostino Maria non esita a fare le unzioni con la mano, benchè abbia un'escoriazione al dito, rischiando così la vita per l'eterna salute delle sue due pecorelle. Infatti, contrae la malattia. Il 15 gennaio, essendosi il suo stato aggravato, riceve a sua volta gli ultimi sacramenti, poi canta con voce ferma il Te Deum a la Salve Regina; recita quindi il De profundis. Il giorno seguente, quando gli si annuncia che la fine è prossima, una gioia indicibile appare sul suo volto. Nella serata del 19 gennaio si confessa tranquillamente e riceve la Santa Comunione. «Ora, Dio mio, dice, rimetto la mia anima nelle tue mani». Saranno le sue ultime parole. La respirazione calma si prolunga fino all'indomani mattina verso le 10, quando, mentre la Suora che lo veglia canta, dietro sua richiesta, la Salve Regina, spira dolcemente.
Padre Agostino Maria del Santissimo Sacramento è stato l'aedo dell'Eucaristia. Che ci sia dato di imitarlo con un amore fervido per Gesù-Ostia, come il Santo Padre ci incoraggia: «La Chiesa ed il mondo hanno un gran bisogno del culto eucaristico. Gesù ci aspetta in questo sacramento dell'Amore. Non rifiutiamogli il tempo di andarLo ad incontrare nell'adorazione, nella contemplazione piena di fede ed aperta alla riparazione dei peccati gravi e dei delitti del mondo. Che mai cessi la nostra adorazione!» (Giovanni Paolo II, lettera Dominicæ cenæ, del 14 febbraio 1980).
Preghiamo secondo tutte le Sue intenzioni e particolarmente per i Suoi defunti.
Dom Antoine Marie osb

giovedì 28 settembre 2017

Emil Cioran senso religioso

Emil Cioran

senso religioso

Emil Cioran

La lettera inedita che qui segue è estratta dal carteggio tra Emil Cioran e il musicologo e teologo rumeno George Balăn, ora pubblicato dalle edizioni Mimesis in Tra inquietudine e fede. Corrispondenza (1967-1992).

Parigi, 6 dicembre 1967
Caro Signor Balăn,
la ringrazio per la lettera e le riviste. Conoscevo il suo articolo su Bayreuth perché ricevo “Contemporanul”. Se avessi assistito al festival, avrei reagito quasi come lei: è inconcepibile condividere il culto di un “dio” così prolisso e assillante. Credo abbia fatto bene a prendere le distanze. Mi interessa ciò che afferma circa la compatibilità tra la fede e l’inquietudine.
È giusto che rimanga stupito di tutte le mie riflessioni in cui sottolineo la separazione quasi assoluta dei due atteggiamenti. Non dimentichi però che tutta la mia vita è stata una ricerca frenetica, accresciuta dalla paura di trovare. Tale anomalia prorompe soprattutto in ambito religioso. Sono certo di aver cercato Dio, ma sono ancora più certo di aver fatto di tutto per non incontrarlo. Un amico francese un giorno mi ha detto che sono come un Pascal che inventerebbe qualsiasi ragione per non credere. Lei però potrebbe obiettare: «In tali condizioni, perché leggere i mistici e discutere di loro? Perché trattare il problema religioso?».
Potrei darle molte risposte, ma farò riferimento soltanto a una, la principale, almeno per quanto mi riguarda: non dal bisogno di certezza, né da un impulso interiore e neppure dalla curiosità metafisica mi sono imbattuto in Dio; l’origine di tutte le mie grida verso di Lui, come anche di tutto il sarcasmo con cui l’ho glorificato, deve essere ricercata in un sentimento di totale e opprimente solitudine, al termine del quale Dio automaticamente, per così dire, appare. Non sarebbe mai apparso nella mia esistenza se la mia solitudine non fosse stata più grande di me. Ma poiché era al di là delle mie forze, era necessario che vi fosse qualcuno che mi aiutasse a superarla. Ciò non ha niente a che fare con la fede; è il frutto passeggero di uno di questi momenti difficili, quasi insopportabili, il cui segreto ho conosciuto e conosco ancora. Ecco perché una delle cose che intendo meglio, tuttora, è la preghiera – vale a dire le ragioni che spingono verso di essa, la terribile lacerazione dalla quale deriva.
Spesso ho paragonato i miei attacchi di solitudine a quelli che attraversa un assassino dopo l’omicidio. Forse le ho già detto che una delle opere che ho letto maggiormente in gioventù è Macbeth. Interpretata perfettamente, con la necessaria passione e profondità, una tale opera mi condurrebbe letteralmente alla follia; credo che non potrei neanche sopravvivere allo spettacolo... Fortunatamente per me, gli attori non sono degni di tale testo. Ho inviato a M[ircea] E[liade] la locandina rossa, poiché appariva anche lui e il suo nome. Si farà illusioni; bisogna che lo informi del divieto. Avrei dovuto tra l’altro farlo fin dall’inizio, perché era evidente che la cosa non si sarebbe realizzata. Se credessi ancora nella Trasfigurazione... dovrei tornare in patria per vedere cosa hanno fatto con le mie “idee”... Lei sottolinea giustamente, con ironia, la mia situazione; ma tutta la storia non è che questo, e nient’altro. Mi sono illuso scrivendo, non so in quale libro, sulla «santità e il ghigno dell’assoluto». Il termine “ghigno” non è appropriato se non rispetto alle considerazioni storiche ecc. ecc. Sono contento che le cose siano andate bene in occasione del suo viaggio in Transilvania.
Con molta cordialità.

martedì 26 settembre 2017

LA MORMORAZIONE

LA MORMORAZIONE
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LA MORMORAZIONE
"La mormorazione è un vizio volontario che fa morire la carità" - S. Pio da Pietrelcina

Uno dei peccati per cui Padre Pio negava l’assoluzione era quello della mormorazione o maldicenza nella quale incorrono spesso anche quelli che si reputano cristiani praticanti. Egli si mostrava severo con quelli che, forse senza rendersene conto del tutto, offendevano la giustizia e la carità. Disse ad un penitente:«Quando tu mormori di una persona vuol dire che non l’ami, l’hai tolta dal tuo cuore. Ma sappi che, quando togli uno dal tuo cuore, con quel fratello se ne va anche Gesù». Nella mormorazione oltre a mancare di carità si esprimono giudizi, contravvenendo a quanto dice Gesù: «Non giudicate». In effetti, a volte non riflettiamo sul fatto che il comandamento “non uccidere” non riguarda solo l’omicidio vero e proprio; si può “uccidere” anche con le parole, con le ingiurie, con le maldicenze e con la mormorazione. Capita spesso, a lavoro, con gli amici, dal parrucchiere, al bar, di essere coinvolti in conversazioni che più o meno velatamente mirano a screditare terze persone, mirano cioè al pettegolezzo. Il cristiano dovrebbe interrompere queste conversazioni, invitando gli altri a fare altrettanto e spiegandone il motivo. Il confine tra “chiacchiere innocenti”, supposizioni maliziose, dicerie, insinuazioni e malignità è labile e sottile, cammina su un terreno scivoloso, lavora sottilmente, con conseguenze drammatiche. Mormorazioni nella maggior parte dei casi basate sul ‘sentito dire’ e dunque senza fondamento, che oltretutto normalmente avvengono di nascosto, sottovoce e alle spalle, si rivelano spesso assai dannose, perché minano la dignità e la credibilità delle vittime, viaggiano a gran velocità in ogni direzione e intaccano la serenità di chi ne è stato fatto oggetto (e in genere anche delle persone a lui prossime). Il pettegolezzo che oggi viene definito – nei media, nei social network, su internet – con il termine di “gossip“, quasi a volerne dare un’accezione più accettabile e divertente, che ne sminuisce il significato negativo, mi ricorda tanto il modo di agire del serpente. E siccome per combattere il serpente occorre avere buone armi, conviene rispolverare la lettera di Giacomo, che dice senza troppi giri di parole: “la lingua è un male ribelle, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio!”(3, 8-12). Oppure si può tornare alla penitenza che il buon San Filippo Neri diede alla donna pettegola: A una donna che si accusava di frequenti maldicenze, San Filippo Neri domandò: “Vi capita proprio spesso di sparlare così del prossimo?”. Molto spesso, Padre”, rispose la donna. “Figliola, il vostro errore è grande. E’ necessario che ne facciate penitenza. Ecco cosa farete: uccidete una gallina e portatemela subito, spennandola lungo la strada da casa vostra fin qui”. La donna ubbidì, e si presentò al santo con la gallina spiumata. “Ora”, le disse Filippo, “ritornate per le strade attraversate e raccogliete ad una ad una le penne della gallina…”. “Ma è impossibile, Padre”, ribatté la donna; “col vento che tira oggi non si troveranno più”. “Lo so anch’io”, concluse il santo, “ma ho voluto farvi comprendere che se non potete raccogliere le penne di una gallina sparpagliate dal vento, come potrete riparare a tutte le maldicenze gettate in mezzo alla gente, a danno del vostro prossimo?" Questo piccolo aneddoto della vita di san Filippo Neri evidenzia come dettagli che trascuriamo si rivelano in realtà fondamentali. Rendere noti gli errori altrui a terzi è molto grave, in particolar modo quando si evita di parlarne col diretto interessato. Innanzitutto, viene elusa la necessaria correzione fraterna, che rappresenta sempre, oltre ad un confronto schietto e sincero, una reciproca occasione di crescita spirituale e umana. È poi evidente come, qualora sia presente un’espressa volontà di ferire, denigrare, offendere l’altra persona, avvenga qualcosa forse anche peggiore della violenza fisica. Sappiamo tutti quanta sofferenza può causare l’uso malvagio delle parole: utilizzarle come arma di offesa rivela una insidia ben peggiore di tante altre cattive azioni molto più visibili e concrete e – per questo motivo – molto più facili da individuare e contrastare. In conclusione, quando pensiamo agli errori altrui il silenzio è d’oro, e se lo stesso silenzio lo utilizziamo per un esame della nostra coscienza e per riavvicinarci a Dio, è ancora più prezioso.

domenica 24 settembre 2017

funghi Shiitake





 funghi Shiitake

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I funghi Shiitake fanno parte  della specie Lentinula edodes, e sono un fungo commestibile nativo dell’Asia orientale. Colmo di vitamine del gruppo B, questo piccolo fungo è ricco di proprietà antivirali, antibatteriche e antifungine. Aiuta a controllare il livello di zuccheri nel sangue e riduce efficacemente le situazioni infiammatorie all’interno dell’organismo.
E’ ricco inoltre di componenti chimiche che proteggono il nostro DNA dai danni ossidativi. Il lentinano (un polisaccaride antitumorale) ad esempio guarisce il danno ai cromosomi causato dai trattamenti anti-tumorali. L’eritadenina invece (un aminoacido unico) si ritiene abbia un effetto ipocolesterolemizzante e supporti quindi la salute cardiovascolare. Studi dimostrano infatti che l’integrazione di eritadenina diminuisce in modo significativo la concentrazione di colesterolo nel sangue.

I funghi Shiitake sono altresì singolari poiché contengono tutti gli 8 aminoacidi essenziali, insieme ad un acido grasso particolarmente importante chiamato acido linoleico. Esso aiuta con la perdita di peso e lo sviluppo muscolare, beneficia la crescita delle ossa, migliora la digestione e riduce le allergie alimentari e le intolleranze.

I 10 benefici dei funghi Shiitake

Per centinaia di anni è stato un importante fonte di cibo e grazie ai suoi benefici sulla salute viene da sempre considerato in erboristeria un fungo medicinale. Menzionato in libri scritti migliaia di anni fa, lo Shiitake è il secondo più famoso fungo nel mondo e il terzo commestibile più largamente coltivato. Presenta una struttura corposa e versatile e un sapore legnoso, il che lo rende perfetto per zuppe insalate, piatti di carne o semplicemente saltato in padella. Al giorno d’oggi la distribuzione è capillare e lo si trova perciò nella maggior parte dei negozi di alimentari.
Osserviamo quindi insieme nel dettaglio i suoi molteplici benefici.

1. Supporto al sistema immunitario

I funghi Shiitake hanno l’abilità di sostenere il nostro sistema immunitario fornendo una serie di importanti vitamine, minerali ed enzimi. Uno studio del 2015 valutò un campione di soggetti tra i 21 e i 41 anni per determinare se i funghi shiitake potessero effettivamente incrementare la funzionalità del sistema immunitario umano (1).
I risultati suggerirono che consumare Shiitake migliora la funzionalità delle cellule e l’immunità intestinale e riduce notevolmente gli stati infiammatori.

2. Promuove la salute cardiovascolare

i funghi Shiitake hanno dei composti sterolici che interferiscono con la produzione di colesterolo nel fegato. Essi contengono inoltre dei potenti fitonutrienti che aiutano le cellule a non attaccarsi alle pareti dei vasi sanguinei evitando cosi accumuli e placche. Aiutano perciò a mantenere un’ottimale pressione sanguinea e a migliorare la circolazione (2).

3. Un aiuto naturale contro il cancro

I lentinani presenti negli Shiitake guariscono il danno ai cromosomi causato dai trattamenti anti-tumorali (come spiegavamo inizialmente). Questo suggerisce che gli shiitake potrebbero essere usati come un potenziale trattamento naturale antitumorale.
Nel 2006 uno studio valutò la potenzialità di una frazione di etilacetato presente nei funghi shiitake. I risultati dimostrarono che grazie alla loro composizione chimica, questi funghi erano in grado di inibire la crescita delle cellule tumorali. Essi infatti inducono con successo l’apoptosi, ovvero il processo di morte programmata delle cellule (3).

4. Utile per gengive e cavo orale

Uno studio del 2011 ha testato le proprietà antimicrobiche degli Shiitake su pazienti affetti da gengivite. La gengivite è un infiammazione dei tessuti gengivali caratterizzata da gonfiori, arrossamenti e sanguinamenti, causata da accumuli di una bio pellicola di microbi sul margine gengivale.
L’efficaca del fungo è stata comparata a quella di colluttori a base di clorexidina. All’interno del cavo orale ci sono 8 organismi chiave, che sono stati studiati prima e dopo il trattamento. I risultati indicano che i funghi Shiitake abbassano il numero degli organismi patogeni senza compromettere quelli che invece preservano il benessere orale a differenza della clorexidina che ha un effetto più limitato su ogni organismo buono o cattivo che sia (4).

5. Combatte l’obesità

Alcune componenti degli Shiitake sono ipolipemizzanti, ovvero riducono i livelli di grassi nel sangue. Queste componenti sono l’eritadenina e i betaglucani (fibre alimentari solubili che ritroviamo anche nell’orzo, nella segale e nell’avena). Studi scientifici riportano che i betaglucani aumentano il senso di sazietà, riducendo cosi l’assunzione di cibo. Ritardano quindi l’assorbimento dei nutrienti e riducono i livelli di lipidi nel sangue.
Uno studio del 2011 esaminò gli effetti degli Shiitake sul livello di grassi nel plasma, sulla disposizione dei grassi, sull’indice di massa grassa e sull’efficienza energetica (5).
I ratti venivano nutriti per sei settimane seguendo una tabella dietetica ricca di grassi che portò un significante guadagno di peso corporeo. Quelli con un alta integrazione di Shiitake nella stessa dieta subirono un aumento di peso del 35% inferiore a quelli che assumevano poche o medie quantità di fungo. Inoltre i ratti nutriti ad alte dosi di Shiitake ebbero un forte decremento di massa grassa e un andamento minore di accumulo di grassi. I ricercatori conclusero che i funghi Shiitake potessero prevenire l’aumento di peso, i depositi di grasso e trigliceridi nel sangue quando aggiunti ad una dieta ricca di grassi.
Questo naturalmente incoraggia uno sforzo ad effettuare studi anche sugli esseri umani per la prevenzione e il trattamento di obesità e relativi disordini metabolici.

6. Promuove la salute della pelle

Quando si assume selenio insieme alla vitamina A ed E, si riduce sensibilmente la formazione di acne e la conseguente formazione di cicatrici. 100 grammi di funghi shiitake contengono 5,7 milligrammi di selenio, circa l’8% della dose giornaliera consigliata, il che significa che questo fungo è un trattamento naturale contro l’acne.
Inoltre lo zinco presente negli Shiitake promuove la funzione immunitaria e riduce gli accumuli di diidrotestosterone o DHT (un metabolita biologicamente attivo dell’ormone testosterone, formato anzitutto nella prostata, nei testicoli, nei follicoli dei capelli e nelle ghiandole surrenali). L’accumulo di DHT è uno dei fattori primari della calvizie negli uomini (il DHT si lega al bulbo pilifero del capello, atrofizzandolo) e partecipa allo sviluppo dell’acne.

7. Fonte di vitamina D

Sebbene la vitamina D sia meglio ottenuta dal sole, gli Shiitake forniscono una discreta quantità di questa vitamina essenziale. La Vitamina D infatti è cruciale sia per la salute delle ossa, sia per la riduzione del rischio di infarti, diabete, malattie autoimmuni e alcuni tipi di cancro. E’ vitale inoltre per l’assorbimento e la metabolizzazione di calcio e fosforo.
Per di più, assumere discrete quantità di vitamina D riduce il rischio di sviluppare artrite reumatoide, sclerosi multipla e asma.
Un suggerimento più ampio: i funghi in generale, il salmone non di allevamento, i latticini freschi e le uova sono le fonti migliori di vitamina D.

8. Una sferzata di energia e sostegno cerebrale

Il fungo Shiitake è un’ottima fonte di vitamina B che aiuta a supportare la funzione adrenalinica e trasforma i nutrienti del cibo in energia disponibile. Le vitamine del gruppo B inoltre aiutano il naturale equilibrio ormonale e riducono la confusione mentale a favore di concentrazione e attenzione durante tutta la giornata, migliorando anche le funzioni cognitive.

9. Combatte l’avanzata dei radicali liberi

Nel 2005 una ricerca presentata dell’American Chemical Society ha dimostrato che all’interno dei funghi Shiitake sono contenute concentrazioni superiori di L-ergothioneine rispetto a una delle due fonti dietetiche precedentemente ritenute più alte come ad esempio: il germe di grano. Esponendo potenzialmente che questi funghi sono uno degli alimenti più salutari al mondo.

10. Facili da usare in cucina

In cucina i funghi shiitake sono molto versatili e si prestano bene in tanti tipi di pietanze. In commercio possono essere acquistati sia crudi che secchi, ma è consigliabile prenderli freschi e  scegliere i funghi dalla consistenza compatta,  liscia e omogenea.
Devono essere conservati in frigorifero o in un ambiente comunque abbastanza fresco all’interno di un contenitore ermetico per massimo una settimana.
Se invece abbiamo comprato i funghi secchi è possibile anche congelarli, sempre sigillati.
Di questi funghi è preferibile il consumo del cappello, poiché gli steli sono solitamente troppo fibrosi per il consumo e vengono spesso utilizzati per la preparazione di brodi vegetali proprio perché ricchi di sostanze nutritive.
I funghi freschi devono essere risciacquati con cura e molto bene per eliminare possibili impurità accumulate, essendo già molto porosi questi assorbono acqua molto facilmente.
Tradizionalmente i Funghi Shiitake vengono utilizzati per la preparazione della zuppa di miso, ma sono un componente per i vari contorni,  per insalate, carne e pesce.

Dati nutrizionali del fungo Shiitake

Per quanto riguarda la sfera nutrizionale, 100 grammi di shiitake contengono circa:
  • 34 calorie
  • 0.5 gr. grassi
  • 6.8 gr. carboidrati
  • 2.5 gr. fibra alimentare
  • 2.4 gr. zuccheri
  • 2.2 gr. proteine
  • 4 mg. niacina (19% dose giornaliera raccomandata)
  • 1.5 mg acido pantotenico (15% dose giornaliera raccomandata)
  • 0.2 mg vitamina B6 (15% dose giornaliera raccomandata)
  • 0.2 mg riboflavina (13% dose giornaliera raccomandata)
  • 18 unità internazionali di vitamina D (4% dose giornaliera raccomandata)
  • 0.2 mg manganese (12% dose giornaliera raccomandata)
  • 112 mg fosforo (11% dose giornaliera raccomandata)
  • 5.7 mg selenio (8% dose giornaliera raccomandata)
  • 0.1 mg rame (7% dose giornaliera raccomandata)
  • 1 mg zinco (7% dose giornaliera raccomandata)
  • 304 mg potassio (6% dose giornaliera raccomandata)
  • 20 mg magnesio (5% dose giornaliera raccomandata)
  • 0.4 mg ferro (2% dose giornaliera raccomandata)

Controindicazioni ed avvertenze:

I funghi contengono una discreta dose di purine, dei composti chimici che si scompongono nell’acido urico. Una dieta ricca di purine potrebbe incrementare i livelli di acido urico nel corpo e portare a gotta (una malattia del metabolismo caratterizzata da attacchi ricorrenti di artrite infiammatoria acuta con dolore, arrossamento e gonfiore delle articolazioni, causati dal deposito di cristalli di acido urico in presenza di iperuricemia) In presenza di sintomi indicativi di gotta, limitare l’assunzione e consultare il vostro medico curante.
Alessandra Mattia
Pluriennale esperienza nel settore della medicina naturale, traduttrice, appassionata di scrittura creativa, sostenitrice della vita rurale e dell'autosufficienza.