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mercoledì 19 aprile 2017

Grazie al cristianesimo che diamo per scontato che ogni vita umana ha pari valore

Grazie al cristianesimo che diamo per scontato che
 ogni vita umana ha pari valore 
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Il 14/11/16 su New Statesman, settimanale della sinistra britannica, è comparso l’articolo che qui sotto abbiamo tradotto. L’autore è Tom Holland, apprezzato storico e scrittore, ha introdotto così la sua testimonianza: «Mi ci è voluto molto tempo per realizzare che i miei costumi non sono greci o romani, ma in fondo, e con orgoglio, cristiani».

di Tom Holland
da: www.uccronline.it/.../
*storico e scrittore inglese
da NewStatesman, 14/09/16

Quando ero un ragazzo, la mia educazione come cristiano è stata sempre in balia dei miei entusiasmi. In primo luogo, ci sono stati i dinosauri. Ricordo vividamente il mio shock quando, durante il catechismo, ho aperto la Bibbia per bambini e ho trovato una illustrazione di Adamo ed Eva con vicino un brachiosauro. Avevo solo sei anni ma di una cosa era certo: nessun essere umano aveva mai visto un sauropode. Il fatto che l’insegnante sembrava non preoccuparsi di questo errore ha solo aggravato il mio senso di indignazione e sconcerto. Una debole ombra di dubbio, per la prima volta, era stata portata a scurire la mia fede cristiana.
Con il tempo, l’oscurità è aumentata. La mia ossessione verso i dinosauri si è evoluta senza soluzione di continuità in un’ossessione verso gli antichi imperi. Quando ho letto la Bibbia, il focus del mio fascino era attirato non dai figli d’Israele o da Gesù e dai suoi discepoli, ma dai loro avversari: gli egizianigli assirii romani. In modo simile, anche se vagamente ho continuato a credere in Dio, l’ho trovato infinitamente meno carismatico dei miei preferiti dèi dell’Olimpo: Apollo, Atena, Dioniso. Piuttosto che stabilire leggi hanno preferito divertirsi. E anche se risultavano vani, egoisti e crudeli, questo serviva solo per dotarli del fascino da rock star.
Con il tempo ho letto Edward Gibbon e altri grandi scrittori del secolo dei Lumi, ero più che pronto ad accettare la loro interpretazione della storia: il trionfo del cristianesimo aveva inaugurato un'”età della superstizione e della credulità”, e la modernità era stata fondata sul ripristino dei valori classici a lungo dimenticati. Il mio istinto infantile del pensare al Dio biblico come il nemico diretto della libertà e del divertimento venne finalmente razionalizzato. La sconfitta del paganesimo aveva inaugurato il regno di “nobodaddy” e di tutti i crociati, inquisitori e puritani prevaricatori. Il colore e l’eccitazione erano stati drenati dal mondo. «Tu hai conquistato, o pallido Galileo», ha scritto Swinburne, facendo eco al lamento apocrifa di Giuliano l’Apostata, l’ultimo imperatore pagano di Roma. «Il mondo è diventato grigio dal tuo respiro». Istintivamente, ho accettato tutto questo.
Non è una sorpresa il fatto che ho continuato a custodire l’antichità classica come il periodo che più mi ha spronato e ispirato. Gli anni che ho trascorso a scrivere libri storici sul mondo classico mi confermavano il fascino che provavo per Sparta e per Roma. Ho continuato a inseguire le miei fantasie come avevano sempre fatto, come un dinosauro. Eppure questi carnivori giganti, anche se meravigliosi, sono per loro natura terrificante. Più mi immergevo nello studio dell’antichità classica, tanto più la trovavo alienante ed inquietante. I valori di Leonida, che portarono le persone a praticare una forma particolarmente criminale di eugenetica e ad educare i loro piccoli ad uccidere di notte, non erano i miei valori. Né lo erano quelli di Cesare, conosciuto per aver ucciso un milione di Galli e soggiogato molte più persone. E’ stato scioccante non soltanto rilevare livelli estremi di insensibilità, ma anche la mancanza di valore intrinseco del povero o del debole nella civiltà classica. Così, la convinzione fondante dell’Illuminismo -cioè che non dobbiamo nulla alla fede in cui siamo nati- mi è sembrata sempre più insostenibile.
«Ogni uomo di buon senso», ha scritto Voltaire«ogni uomo d’onore, deve guardare alla setta cristiana con orrore». Piuttosto che riconoscere che i suoi principi etici arrivavano dal cristianesimo, ha preferito derivare essi da una serie di altre fonti, non solo letteratura classica, ma anche la filosofia cinese e i poteri della ragione. Eppure Voltaire, nella sua sollecitudine verso i deboli e gli oppressi, è stato segnato più durevolmente dal timbro dell’etica biblica di quanto volesse ammettere.
«Noi predichiamo Cristo crocifisso», ha dichiarato San Paolo, «scandalo per i giudei, stoltezza per i gentili». Aveva ragione. Nulla avrebbe potuto essere più in contrasto con le convinzioni profonde dei suoi contemporanei -ebrei, greci o romani-, dell’idea che un dio avrebbe scelto di subire torture e la morte di croce. Era così sconvolgente da apparire ripugnante. La familiarità con la crocifissione biblica ha offuscato la nostra capacità di riflettere su quanto sia irrompente e unica la divinità di Cristo. Nel mondo antico, il ruolo che gli dèi hanno rivendicato era governare l’universo, mantenere l’ordine ed infliggere una punizione. Non soffrire loro stessi.
Oggi, mentre la fede in Dio svanisce in tutto l’Occidente, i paesi che un tempo erano cristiani continuano a portare il timbro dei due millenni di rivoluzione che il cristianesimo ha rappresentato. E’ la ragione principale per cui, in linea di massima, la maggior parte di noi abitanti delle società post-cristiane, ancora diamo per scontato che sia più nobile soffrire che infliggere sofferenza. E’ grazie al cristianesimo che diamo per scontato che ogni vita umana ha pari valore. Guardando la mia etica e la mia moralità, ho imparato ad accettare che io non sono greco o romano, ma profondamente e orgogliosamente cristiano

lunedì 17 aprile 2017

La rivincita del Crocifisso

16-04-2017La rivincita del Crocifisso 
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di Giacomo Biffi*
Giacomo Biffi
Per gentile concessione di Edizioni Studio Domenicano pubblichiamo una riflessione del compianto cardinale Giacomo Biffi (1928-2015) già Arcivescovo di Bologna. Sono due brani tratti da Biffi, La rivincita del Crocifisso, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, pp. 276 ss e 293 ss. Una riflessione sulla Pasqua e sulla Resurrezione sempre attuale. E' il nostro modo di augurare buona Pasqua a voi lettori della Nuova BQ.
Gesù è vivo o è morto? Sembra solo una questione «anagrafica», ma divide l’umanità e decide del nostro destino. Un giorno forse d’autunno dell’anno 60 il re Agrippa II, in visita al procuratore Porcio Festo che stava a Cesarea Marittima, si vide presentare un insolito prigioniero. Paolo di Tarso non aveva rubato, non aveva frodato, non aveva ucciso. Era in carcere solo perché qualche tempo prima aveva provocato un tumulto, discutendo con i giudei sotto i portici del tempio di Gerusalemme.
Avevano con lui alcune questioni – così tentava di spiegarsi quell’alto funzionario di Roma, che evidentemente non aveva troppa familiarità con i problemi teologici degli israeliti – relative alla loro particolare religione e riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere ancora in vita (At 25,19). Gesù – questo sconosciuto ebreo di Nazaret – è vivo o è morto? Agli occhi del procuratore romano era, come si vede, soltanto un problema anagrafico.
In realtà, questo è l’interrogativo che più profondamente spacca oggi ancora l’umanità.
Chi celebra la Pasqua cristiana – se sa per che cosa la celebra – per ciò stesso dichiara di essere convinto che il Crocifisso del Golgota è veramente, realmente, corporalmente vivo. Non c’è divisione più lacerante di questa e più gravida di conseguenze. 
Dalla tomba scoperchiata l’angelo biancovestito dà anche a noi la notizia sbalorditiva, come l’ha data alle donne quella mattina del 9 aprile dell’anno 30: Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui (Mc 16,6). È risorto, vale a dire ha ripreso a vivere con tutto il suo essere, anche con le sue membra corporee. Ha ripreso a vivere non tornando indietro – riprendendo la condizione di prima, propria dell’uomo che non ha ancora incontrato la morte – ma andando avanti, entrando cioè nella condizione che dopo l’ultimo giorno sarà anche la nostra, come professiamo nel Credo: «Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà».
La risurrezione di Cristo ha, per così dire, una duplice valenza: una duplice valenza, che va riconosciuta, va ben compresa e va rispettata. È un fatto effettivamente avvenuto, proprio come tutti i fatti di cronaca; ma è anche un evento che trascende la storia e si colloca sul piano delle realtà eterne, come causa inesauribile della salvezza umana. È perciò al tempo stesso «storica» e «sovrastorica»: è perciò oggetto di un assenso razionale e insieme di un atto di fede. Il sepolcro vuoto (che i soldati e le autorità non possono in alcun modo giustificare); gli incontri col Risorto documentati da innumerevoli testimoni (puntigliosamente elencati da san Paolo in 1 Cor 15,3-8); la stessa inspiegabile trasformazione degli apostoli, che prima sono avviliti, depressi, paurosi, e poi diventano esuberanti di coraggio, di fiducia incrollabile, di generosità fino al martirio: sono tutti dati certi che fondano la nostra convinta adesione e rendono ragionevole il credere.
Quando all’indomani della Pentecoste gli apostoli partono per annunciare il Vangelo a tutte le genti, su comando del loro Signore e Maestro, non hanno altra religione che quella ebraica, non riconoscono altro Dio che il Dio di Abramo, di Mosè e di Davide, non possiedono altro libro sacro (almeno inizialmente) che la Bibbia degli israeliti: tutti elementi teologici e cultuali che non li distinguevano dal resto della popolazione di Gerusalemme e della Giudea.
Che cosa allora era proprio, esclusivo, caratterizzante del Vangelo e della nuova realtà della Chiesa? Era il convincimento e l’annuncio pubblico che Gesù di Nazaret, il Crocifisso del Golgota, era risorto, era adesso vivo, era Signore. Questo è ciò che nel cristianesimo è ancora oggi proprio, esclusivo, caratterizzante. Occorre a questo punto persuadersi che il cristianesimo fin dal suo contenuto primordiale è qualcosa di unico, di decisivo, di imparagonabile.
Prima ancora che una religione, una morale, un culto, una filosofia, è un avvenimento: l’avvenimento della risurrezione di Gesù di Nazaret che si fa principio del rinnovamento degli uomini e delle cose. Perciò è intramontabile: le dottrine nascono, fanno fortuna, incantano per decenni e magari per secoli, poi decadono e muoiono. Il fatto cristiano resta, proprio perché è un fatto; e resta indipendentemente dall’accoglienza e dal numero delle adesioni che riceve.
Tutte le religioni – oggi si sente dire sempre più spesso – hanno un loro valore che è giusto riconoscere. E si può anche ammetterlo, purché non ci si dimentichi che la realtà cristiana in questo discorso non c’entra. Il cristianesimo, primariamente e per sé, non può essere ridotto a un sistema di convincimenti, di precetti, di riti che interpreta e regola i rapporti tra le creature e il Creatore.
Vale a dire, per quanto la frase possa apparire paradossale, primariamente e per sé, non può essere ridotto a “una religione”: collocarlo tra le religioni (anche soltanto per ragioni di sistemazione e di metodo, o per la buona intenzione di favorire il dialogo interreligioso), se non si chiarisce l’intrinseca ambiguità del collegamento o quanto meno il suo significato soltanto analogico, vuol dire travisarlo e precludersi ogni sua autentica comprensione.
Essendo assolutamente eterogeneo il cristianesimo non tollera di essere collocato “tra” le varie forme espressive dello spirito, esattamente come il Figlio di Dio nato da Maria, crocifisso e glorificato, non è assimilabile a nessun fondatore di religione e a nessun defunto personaggio della storia, classificarlo e collocarlo sarebbe fraintenderlo.
*Arcivescovo di Bologna (1928-2015)

domenica 16 aprile 2017

La certezza della gnosi e quella della fede bambina

La certezza della gnosi e quella della fede bambina
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È una catechesi di don Giacomo Tantardini. Una delle tante, che hanno commosso il cuore delle persone che hanno avuto la fortuna di ascoltarlo o di leggerne le stesure successive. E però questa era particolarmente cara al suo cuore. Perché l’ha tenuta a lungo sulla sua scrivania di 30giorni, in particolare negli ultimi mesi della sua vita. Come di cosa sulla quale tornare a posare gli occhi, di tanto in tanto, a cercare spunti di sviluppo nuovi e diversi. Ci è venuta in mente rileggendo il Notes che abbiamo pubblicato il 4 marzo, perché molte delle cose lì accennate (in particolare l’articolo di 30giorni cui si rimanda), sono qui ripetute in maniera diversa e commovente: cenni di giudizio e di conforto particolarmente attuali. La pubblichiamo quasi integralmente.





Roma, 16 febbraio 2011

Scuola di comunità su Il Senso Religioso
Angelus
Oggi volevo iniziare la prima premessa de Il Senso Religioso [L. Giussani, Il Senso Religioso, Jaca Book, Milano 1986]. Qui la cosa importante è la parola che viene usata: realismo. Prima premessa: realismo (pp.11-21). E qui c’è la frase di Alexis Carrel che tante volte chi ha letto questo libro, chi ha fatto incontri su questo libro, avrà ascoltato: «Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità» (p.11). L’osservazione permette di riconoscere la realtà che viene incontro. La prima evidenza è la realtà di cui l’uomo, innanzitutto con i suoi sensi, con l’osservazione, prende nota, si accorge. E ancora: «La nostra è un’epoca di ideologie, nella quale cioè invece che imparare dalla realtà in tutti i suoi dati […] si cerca di manipolare la realtà secondo le coerenze di uno schema fabbricato dall’intelletto» (p.11). All’inizio della seconda pagina, Giussani parla di «osservazione intera, appassionata, insistente del fatto, dell’avvenimento reale» (p.12). Il realismo consiste in questa «osservazione» della realtà «intera, appassionata, insistente».
Per aiutare a percepire cosa sia realismo (che è una parola che anche sui giornali si usa) mi è venuto in mente di raccontare… e lo spunto mi è stato dato soprattutto dalla catechesi di papa Benedetto su santa Giovanna d’Arco. Così che poi tenterò di rileggere alcuni brani di Péguy da Il mistero della carità di Giovanna d’Arco [Ch. Péguy, I Misteri, Jaca Book, Milano 1978]. Il Papa, parlando di Giovanna d’Arco cita Péguy: «Il mistero della carità di Giovanna d’Arco, che aveva tanto affascinato il poeta Charles Péguy, è questo totale amore di Gesù, e del prossimo in Gesù e per Gesù».
Ma, prendendo spunto da quello che il Papa ha detto su santa Giovanna d’Arco, vorrei iniziare raccontando quella che, secondo me, potremmo indicare come una “svolta”, una “conversione”… Papa Benedetto, a Pavia, parlando di sant’Agostino, ha detto che nella vita di sant’Agostino ci sono come tre conversioni. E l’episodio di Giussani che adesso racconto mi sembra che si possa intendere come una svolta, come una conversione nella vita di Giussani. Si tratta, se non sbaglio, dell’ultimo incontro privato di Giussani con Giovanni Paolo II, quando il Papa diceva a Giussani che il pericolo per la fede era l’agnosticismo. Tante volte Giussani aveva definito l’agnosticismo: «Dio, se c’è, non c’entra». Questo è l’agnosticismo: anche se Dio ci fosse, non c’entra con la vita. Papa Giovanni Paolo II diceva che questo agnosticismo era il pericolo per la fede. Un Dio che non c’entra con la vita. E Giussani, nella libertà dei figli di Dio che della fede è una delle espressioni umanamente più affascinanti, ha risposto al Papa: «No, Santità. Non l’agnosticismo, ma lo gnosticismo è il pericolo per la fede cristiana». Eravamo nel ’91-’92. E, secondo me, questa intuizione ha come comportato per Giussani quella che, usando la parola di papa Benedetto per sant’Agostino, si può anche chiamare una conversione. E, usando un’altra parola, si può chiamare una svolta.
Tutto quello che Giussani ha comunicato è racchiuso nell’esperienza che lui stesso chiamava «il mio seminario». Tutta l’esperienza di fede che ha tentato nella semplicità di comunicare era già tutta racchiusa nella fede che la mamma e il papà (anche se non praticante) gli avevano trasmesso e che le vicende della sua giovinezza avevano per grazia così fatto fiorire. Quindi quando parlo di “conversione” non si tratta certamente di una aggiunta dall’esterno.
D’altra parte però l’interlocutore della critica di Giussani all’inizio è stato l’agnosticismo. Il senso religioso ha come interlocutore critico il Dio astratto dell’illuminismo. Ha come interlocutore della critica di Giussani l’agnosticismo e il laicismo. Negli ultimi quindici anni della sua vita è evidente che l’interlocutore è lo gnosticismo. Non l’agnosticismo, ma lo gnosticismo. E l’intervista dell’aprile ’92 sulla «persecuzione cruenta» nei confronti di «coloro che si muovono nella semplicità della Tradizione» può essere considerata il segno della svolta [L. Giussani, Un avvenimento di vita, cioè una storia (introduzione del cardinale Joseph Ratzinger) Edit – Il Sabato, Roma 1993]. Ripeto, questo non ha aggiunto nulla all’esperienza della fede, che era tutta raccolta in quello che Giussani chiama «il mio seminario». «L’esperienza della fede del mio seminario». Ma chiaramente è come se fosse stata una svolta sull’interlocutore che contesta questa fede, sull’interlocutore che questa fede ha di fronte.
Con la parola agnosticismo, citando la frase di Cornelio Fabro, Giussani indicava la separazione tra la fede e la vita… Negli anni Ottanta Giussani ha fatto diverse conferenze nelle università per indicare come pericolo sia l’agnosticismo sia, all’interno della Chiesa, la riduzione protestante dell’avvenimento cristiano a parola [L. Giussani, La coscienza religiosa dell’uomo moderno, Jaca Book, Milano 1985]. E con la parola agnosticismo indicava, ripeto, «Dio, se c’è, non c’entra» e se non c’entra con la vita è come se non ci fosse…
Per suggerire che cosa vuol dire la parola gnosticismo (o gnosi, anzi, meglio, falsa gnosi) vi leggo il salmo delle Lodi di questa mattina. Perché vorrei suggerire cosa significa gnosticismo in maniera esistenziale, così che possa essere di conforto e utile a tutti. È il salmo 76. Ne leggo solo alcuni versetti: «Nel giorno dell’angoscia io cerco il Signore, tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca; io rifiuto ogni conforto. Ripenso ai giorni passati, ricordo gli anni lontani. Forse Dio ci respingerà per sempre, non sarà più benevolo con noi? È forse cessato per sempre il suo amore, è finita la sua promessa per sempre? Può Dio aver dimenticato la misericordia, aver chiuso nell’ira il suo cuore? E ho detto “questo è il mio tormento: è mutata la destra dell’Altissimo”». Lo gnosticismo è il tentativo di fuggire da questo tormento. Il tentativo di fuggire dall’insicurezza in cui la vita cristiana vive. Il tentativo di fuggire da questo tormento e da questa insicurezza. Il famoso libro di Voegelin [Il mito del mondo nuovo. Saggi sui movimenti rivoluzionari del nostro tempo, Rusconi, Milano 1990] dice che la nascita dei movimenti gnostici è il tentativo di fuggire da questa insicurezza «fabbricando» una «certezza vana e non pia»: sono le stesse parole di Giussani: «…si cerca di manipolare la realtà secondo le coerenze di uno schema fabbricato dall’intelletto» (p.11), ed è l’immagine che suggerisce il Concilio di Trento quando condanna il costruire in se stessi una certezza vana e non pia.
Questa certezza non pia si può esprimere con queste parole: la presenza c’è sempre. C’è un modo di affermare che la presenza c’è sempre, che la presenza c’è qui e ora, che è espressione di una certezza non pia. Per sfuggire al tormento di cui parla il salmo, per sfuggire a questa insicurezza… «Ricordo le gesta del Signore, ricordo le tue meraviglie di un tempo. Mi vado ripetendo le tue opere, considero tutte le tue gesta…» ma «questo è il mio tormento: “è mutata la destra dell’Altissimo”». Un tempo il Signore ha agito, ma adesso non si vede il Suo agire, adesso non si manifesta la Sua onnipotenza. Per sfuggire a questa mancanza (Péguy la chiama «indigenza di grazia») si costruisce un’idea. Si tenta di rendere idea la Sua presenza. Idea eterna la Sua presenza. Per sfuggire all’insicurezza del Suo storico manifestarsi si costruisce da noi una certezza non pia, stabilendo, decidendo in noi stessi, da noi stessi (… apud semetipsos statuere…) che la presenza c’è sempre. Per cui il poeta Giorgio Caproni, in una sua poesia, davanti a un prete che continuava a gridare: «Cristo è qui! È qui! / LUI! Qui fra noi! Adesso! / Anche se non si vede! / Anche se non si sente!”», commenta: «La voce era repellente». La gnosi, lo gnosticismo è il tentativo di rendere idea perenne, presente qui e ora, la presenza libera del Signore, il Suo libero manifestarsi.
Non so se sono riuscito a suggerire quello che avevo in cuore di suggerire. In termini, per così dire, positivi: la gnosi è il tentativo di costruire una certezza non pia che toglie, che evita l’unica posizione pia dell’uomo di fronte al Mistero che si rivela, e cioè l’abbandono del bambino che domanda, attende, riconosce. La gnosi è il tentativo di rendere la Sua presenza un’idea, in modo tale che la preghiera non sia l’unica posizione in cui la fede vive. E, ripeto, questo per evitare l’insicurezza, per evitare il tormento della domanda: in passato ha compiuto miracoli, ma oggi dove compie i miracoli? Per evitare questo tormento, ripeto la parola del salmo, per evitare questa insicurezza si afferma che c’è. Ma è l’uomo che stabilisce che c’è, che c’è sempre ed è l’uomo che deve convincersi che c’è, che c’è sempre. La certezza vana e non pia è una costruzione dell’uomo. Invece la certezza pia è l’abbandono del bambino. Perché il bambino è certissimo che la mamma c’è, quando piange perché la mamma non è vicina. Non piangerebbe, se non fosse certo che la mamma c’è. Ma è un’altra certezza, data, donata, non decisa da noi. E proprio perché sicuro che la mamma c’è, piange perché non è vicina. Invece una certezza costruita è letteralmente il contrario della certezza del bambino.
La certezza della fede è l’abbandono del bambino. Non piangerebbe se, senza possedere niente, senza costruire niente, non fosse sicuro che la mamma c’è. E non la chiamerebbe e non l’aspetterebbe. La preghiera come domanda che venga vicino e si manifesti, la preghiera come attesa che venga e si manifesti, la preghiera è il segno della certezza della fede. Come per il bambino che piange sicurissimo che la mamma c’è. Ma non la certezza costruita dall’uomo per evitare l’insicurezza del pianto e della domanda.
Da questo punto di vista leggo questo brano del Papa: «La verginità dell’anima è lo stato di grazia, valore supremo, per Giovanna più prezioso della vita: è un dono di Dio che va ricevuto e custodito con umiltà e fiducia. Uno dei testi più conosciuti del primo Processo riguarda proprio questo: “Interrogata se sappia d’essere nella grazia di Dio, risponde: Se non vi sono, Dio mi voglia mettere; se vi sono, Dio mi voglia custodire in essa”». Questa è la certezza del bambino. Non dice che è in grazia di Dio. Nessuno è certo della salvezza eterna, come certezza costruita da sé. Certezza non pia. Una certezza non pia (per usare l’espressione bellissima del Papa, una settimana fa, parlando dell’unità dei cristiani) è una certezza che non abita nella preghiera. Una certezza non pia è una certezza che non abita nella preghiera. Invece Giovanna d’Arco risponde «se non vi sono, Dio mi voglia mettere, e se vi sono, Dio mi voglia custodire in essa». Così Giovanna d’Arco, quando viene interrogata nel processo. Processo di cui il Papa dice cose bellissime: agli ecclesiastici che l’hanno interrogata «mancava la carità e l’umiltà di vedere in questa ragazza l’azione di Dio». «Vengono alla mente le parole di Gesù secondo le quali i misteri di Dio sono rivelati a chi ha il cuore dei piccoli, mentre rimangono nascosti ai dotti e ai sapienti che non hanno l’umiltà. Così, i giudici di Giovanna sono radicalmente incapaci di comprenderla, di vedere la bellezza della sua anima». Comunque Giovanna, prima di essere interrogata, prega così, ed è una preghiera bellissima: «Dolcissimo Dio [qui si rivolge a Gesù], in onore alla vostra santa Passione, vi chiedo, se voi mi amate [che cosa stupenda è questo «vi chiedo se voi mi amate …»] di rivelarmi come devo rispondere a questi uomini di Chiesa». «Vi chiedo se voi mi amate …»: la fede cristiana è un rapporto tra la libertà, la povera libertà dell’uomo, del bambino e la libertà del Signore. Se voi mi amate. «Da questo saprò che Tu mi ami, se non trionfa su di me il mio nemico» (Salmo 40). Non è la certezza a priori che mi ama. «Da questo», dice il salmo, «saprò che Tu mi ami, se non trionfa su di me il mio nemico». Non dice «se il mio nemico non mi fa cadere».«Quando cade, non è lasciato a terra, perché il Signore lo tiene per mano» (Sal 36).  E lo solleva. Ma dice «se non trionfa su di me il mio nemico». «Da questo saprò che tu mi ami» dice il salmo.
E il Papa continua, ed è questa la cosa che più mi ha colpito, dicendo che Gesù è visto da Giovanna «come il Re del Cielo e della Terra». Tanto è vero che nello stendardo di quando ha combattuto a Orléans, in quei mesi in cui ha guidato l’esercito francese, «Giovanna fece dipingere l’immagine di “Nostro Signore che tiene [in mano] il mondo». La gnosi è come svuotare il Padre Nostro della domanda che il Suo nome, che il Suo regno, che la Sua volontà sia fatta «come in cielo così in terra». Che il Suo nome, il Suo regno, la Sua volontà avvenga come in cielo, cioè nel cuore degli eletti, «così in terra». Non solo in cielo, non solo nell’eternità, ma anche «così in terra». «Così in terra» è un manifestarsi storico. «Così in terra» non si può costruire. «Così in terra» non si può possedere. «Così in terra», per usare le ultime parole pubbliche di Giussani, prima della morte, la vigilia di Natale del 2004 «è una scommessa affidata alla preghiera». Il «così in terra» non può essere costruito, è «una scommessa affidata alla preghiera». Per evitare la scommessa del «potere di Dio nel tempo» affidata alla preghiera si proclama gridando che Egli è qui ora. «La voce era repellente».
Anche il Curato d’Ars, indicando il tabernacolo, diceva «Egli è là», ma lo diceva piangendo. La differenza è tutta qui. Lo diceva piangendo di commozione. «Lacrimae confessionis/ Lacrime di riconoscimento», dice Agostino. La gnosi dice le parole cristiane, tutte le parole cristiane, ma non le dice da bambino. Non le dice da piccolo. Il bambino le dice tutto sospeso al rivelarsi di quella presenza. Anche il santo Curato d’Ars diceva «Egli è là» indicando il tabernacolo. E quando diceva «Egli è là», indicando il tabernacolo e piangendo di commozione, era evidente a tutti che non costruiva nulla. Non costruiva una certezza per evitare l’insicurezza della vita. Era evidente a tutti che riconosceva semplicemente. E domandava certissimo. Certissimo! Altrimenti non avrebbe domandato. Che domandava certissimo: «Se mi vuoi bene». «Dolcissimo Dio, in onore della vostra santa Passione, vi chiedo, se voi mi amate…». La gnosi è il tentativo di rendere il mistero della Sua presenza un’idea per poterla possedere. Un’idea che è sempre e non accade mai, come sono tutte le idee religiose, che sono sempre e non accadono mai.
Péguy nel Mistero della carità di Giovanna d’Arco credo sia l’autore cristiano, il fedele cristiano, che più ha intuito e descritto la tentazione gnostica, la grande eresia che fin dai tempi degli apostoli tenta di snaturare dall’interno la fede della Chiesa. Da questo punto di vista, credo che la cosa più bella che von Balthasar ha fatto è che ha iniziato la sua storia della teologia da Ireneo, il padre della Chiesa antignostico – che in qualche modo non paga un debito al platonismo e alla gnosi neoplatonica – e fa concludere tutto il cammino della teologia cattolica con Pèguy.
Adesso vi leggo alcuni versetti de Il mistero della carità di Giovanna d’Arco. Tutto Il mistero della carità di Giovanna d’Arco è un dialogo tra Giovanna d’Arco e la sua amica Hauviette, che è una fanciulla piccolina che non vive il tormento di Giovanna perché è così piccola che non vive la tristezza di Giovanna per il non manifestarsi della Sua grazia e della Sua presenza; perché è così piccola che le basta dire bene le preghiere del mattino e della sera, che le basta la semplicità della tradizione in cui è custodita. E un dialogo tra Giovanna d’Arco e Gervaise, la monaca anziana, che tentando di confortare e anche di correggere Giovanna, evidenzia ancora di più quello che per gratuita predilezione Giovanna aveva nel cuore.
Così prega santa Giovanna d’Arco: «O mio Dio, se solo si vedesse l’inizio del tuo regno. Se solo si vedesse sorgere il sole del tuo regno. Ma nulla, mai nulla. Ci hai mandato tuo Figlio, che amavi tanto, è venuto tuo Figlio, che ha tanto sofferto, ed è morto, e nulla, mai nulla. Se solo si vedesse spuntare il giorno del tuo regno.
[…]
E i malvagi soccombono alle tentazioni del male, di fare del male; di fare del male agli altri; e perdonami, mio Dio, di fare del male a te; ma i buoni, quelli che erano buoni, soccombono a una tentazione infinitamente peggiore: alla tentazione di credere di essere abbandonati da te. […] Se non ci sono ancora stati abbastanza santi e sante, mandacene altri, mandacene quanti ce ne vorrà; mandacene finché il nemico sia stanco. […] Faremo tutto quello che vorrai. Faremo tutto quello che vorranno. […] Siamo buoni cristiani, tu sai che siamo buoni cristiani. Allora come può essere che tanti buoni cristiani non facciano una buona cristianità. Bisogna che ci sia qualcosa che non va. […] Forse ci vorrebbe altro, mio Dio, tu sai tutto. Sai quello che ci manca. Ci vorrebbe forse qualcosa di nuovo, qualcosa di mai visto prima. Qualcosa che non fosse ancora mai stato fatto. Ma chi oserebbe dire, mio Dio, che ci possa essere ancora del nuovo dopo quattordici secoli di cristianità, dopo tante sante e tanti santi, dopo tutti i tuoi martiri, dopo la passione e la morte di tuo figlio».
[E qui si introduce la cosa che è il cuore di questo Mistero]: «Insomma quello che ci vorrebbe, mio Dio, ci vorrebbe che tu ci mandassi una santa … che riuscisse». E così finisce la vita terrena Giussani, parlando della scommessa del potere di Dio nel tempo affidata alla preghiera. Che riuscisse! Il riuscire di Dio nel tempo è scommessa affidata alla preghiera. «Ci vorrebbe che tu ci mandassi una santa … che riuscisse».
È chiaro che vivendo così non ci si sottrae alla tristezza. «È vero che la mia anima è nella tristezza. Ancora poco fa…». Accenna alla guerra. Accenna a due bambini che hanno perso i genitori durante la guerra, che piangono perché hanno fame.
«È vero che la mia anima è nella tristezza. Ancora poco fa…
Allora perché far finta, perché voler somigliare a tutti gli altri.
[…] Poco fa ho visto passare due bambini, due ragazzetti, due piccini che discendevano da soli quel sentiero laggiù. Dietro le betulle, dietro la siepe. Il più grande che tirava l’altro. Piangevano, gridavano: Ho fame, ho fame, ho fame … Li sentivo da qui. Li ho chiamati. Non volevo lasciare le pecore. Non mi avevano vista.
[…]
Ho dato loro il mio pane: che bel vantaggio! Avranno fame stasera; avranno fame domani.
[…]
È sempre la salvezza che perde, è sempre la perdizione che vince. Tutto non è altro che ingratitudine, tutto non è altro che disperazione e perdizione
[…]
Sarà, mio Dio, che il sangue di tuo Figlio sia scorso invano; che sia scorso invano una volta, e tante volte.
Una volta, quella volta; e da allora tante volte.
Sarà, mio Dio, che il corpo di tuo Figlio sia stato sacrificato invano; che sia stato offerto invano una volta, e tante volte.
Una volta, quella volta; e da allora tante volte
Sarà detto che abbandonerai, che avrai abbandonato la cristianità dei tuoi figli.
[…] Sei tu che ci occorreresti e che si veda passare sulla terra l’impronta della tua mano.
L’hai fatto un tempo. L’hai fatto per altri popoli. Non lo farai per questo popolo di Francia.
Per altri popoli hai mandato dei santi. Hai mandato perfino dei guerrieri.
Noi siamo peccatori, ma siamo cristiani lo stesso. Siamo del popolo cristiano.
[…]
È una cosa spaventosa che ci sia qualcuno che ha su di sé la maledizione di Gesù e che se ne va come un vincitore su tutte le vie del mondo.
[…]
Ecco che da quasi cinquant’anni, Hauviette, i buoni agricoltori pregano il buon Dio per il bene delle messi; ecco che da più di otto anni io fin da piccola lo prego con tutte le mie forze per il bene delle messi. Madama Gervaise è in convento: lei deve sapere perché il buon Dio non esaudisce le buone preghiere». Hauviette le dice, ed è bellissimo anche questo, che non spetta a noi chiedere la ragione.
«Ma voi, giudei, foste i suoi fratelli nella sua famiglia stessa [anche qui è bellissimo! È Péguy che ha difeso l’ebreo Dreyfus]. Fratelli della sua razza e della medesima stirpe [una delle cose che la gnosi deve svuotare è la storicità dell’Antico Testamento. Basta leggere i salmi. Basta leggere il salmo delle Lodi di questa mattina. Deve svuotare la storicità di Israele. Israele ha creduto in Dio perché Dio li ha liberati, non perché hanno affermato da se stessi che c’era Dio. Hanno creduto in Dio perché li ha liberati. In quel Dio hanno creduto. Per questo]. Su voi stessi egli versò delle lacrime uniche. […] Voi [giudei] avete visto il colore dei suoi occhi; avete udito il suono delle sue parole. Della medesima stirpe in eterno […]. Voi avete udito il suono stesso della sua voce. [Qui è bellissimo!] Come dei fratelli minori vi siete rifugiati nel calore, nel tepore del suo sguardo. […] Gesù, Gesù, ci sarai mai così presente. Se tu fossi qui, Dio, non andrebbe così, tuttavia. Le cose non sarebbero mai andate così».
Allora Madama Gervaise in visione risponde: «Egli è qui. È qui come il primo giorno…».
Ripeto che c’è un modo di dire che Egli è qui che, se non abita nella preghiera, se è una costruzione nostra, diventa una bestemmia diabolica. Continua Madame Gervaise: «Lo so, io, che tutto questo non basta. Ho pensato che tu fossi infelice, anche tu, ed è per questo che sono venuta subito. […] Ci sono passata anch’io. I santi e le sante, tutte le sante e tutti i santi ci sono passati. È la condizione stessa, è la dura condizione, è la dura legge, è il duro tirocinio della santità. Ci sono passata, anch’io, io indegna come sono. Tu ci passi a tua volta. A ognuno la sua volta. A ognuno la sua ora. […] Non sei la prima. Non sarai l’ultima.
[…]
Mio Dio, i tuoi santi dovrebbero vivere sempre. Se ne vanno troppo presto, sempre troppo presto. Li richiami sempre troppo presto. E ne hai pure abbastanza per te. Nei hai ben abbastanza nella tua casa [in paradiso]. E noi ne manchiamo. Noialtri ne manchiamo. Ne sentiamo la mancanza. Ne sentiamo tanto la mancanza. Ne manchiamo sempre. Loro riuscivano. E noi siamo delle povere donne che non riescono».
Madama Gervaise dice a Giovanna di non essere orgogliosa. È chiaro che, vivendo in questa domanda e in questa attesa del «così in terra», vivendo sospesi al miracolo, si può essere accusati di essere orgogliosi. Nella seconda parte di questo Mistero Madama Gervaise dice a Giovanna d’Arco di guardarsi dalla tentazione di essere orgogliosa.
Voglio finire con una frase di Giussani, che mi sembra riassuma tutto quello che volevo dire: «È una cosa nuova e noi non ne siamo capaci [è una cosa nuova. È sempre un nuovo inizio la Sua presenza]. La coscienza dell’avvenimento si identifica per me col pregare. Per dire “è avvenuto” [per dire: “Egli è qui”] mi metto in ginocchio a recitare: Salve Regina, Ave Regina coelorum, Ave Domina Angelorum, Iesu dulcis memoria. Non è una cosa sentimentale! L’essenziale della creatura di fronte al Creatore è la preghiera». Per dire «Egli è qui», per dire «è avvenuto» dice Giussani «mi metto in ginocchio a recitare Salve Regina…». Péguy diceva che la Salve Regina vale più di tutta la Summa teologica di san Tommaso e san Tommaso sarebbe stato più che d’accordo, tanto è vero che voleva bruciare tutti i suoi scritti come paglia di fronte all’iniziale esperienza del rivelarsi del Signore.
La Salve Regina è la preghiera in cui è più evidente questo domandare che si manifesti. «Orsù, dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi».
Così Iesu dulcis memoria, dove sono così evidenti le distinzioni per esempio tra il dolce ricordare e il Suo farsi presente, il Suo farsi vicino nel presente.
E così finisco citando questa frase di sant’Ambrogio. «Spero nella tua parola / hoc est in adventum tuum/ cioè nel tuo venire./ Ut venias / Così che tu venga / et suscipias peccatores / e prenda in braccio noi peccatori». Non si può essere presi in braccio da un’idea. Si può essere presi in braccio solo da una presenza quando viene, quando si fa vicina.
Ma l’unica cosa che volevo dire è che lo gnosticismo è evitare che la fede e la vita abitino nella preghiera. È evitare l’unica condizione per entrare nel regno dei cieli, quella del bambino, del piccolo, che è così sicuro della presenza della mamma, che quando non la vede si mette a piangere. E così sicuro della presenza della mamma, che quando non la vede si mette a piangere, che quando non la vede domanda che venga vicino e lo prenda in braccio. È proprio il contrario di quello che taluni rimproverano. È proprio la domanda, le lacrime che domandano di essere presi in braccio, il segno della certezza della fede.  È la certezza del bambino, che è così sicuro della mamma, che può piangere quando la mamma non è vicina e non lo prende in braccio.

sabato 15 aprile 2017

Santi nella Misericordia - Beato Tito Brandsma

di P. Antonio Maria Sicari ocd
UN «PADRE» FORTE E MISERICORDIOSO
titobrandsma
A tutti è nota la parabola del Padre misericordioso che accoglie il figlio prodigo, mille volte raccontata e imitata nella storia cristiana. Qui vogliamo darne una esemplificazione storicamente accaduta, in cui tale paternità è colta nell’atto di una misericordiosa “rigenerazione” della creatura perduta, che si converte proprio mentre uccide colui che la rigenera. È la storia sconvolgente di padre Tito Brandsma (1881-1942)1carmelitano olandese, deportato e ucciso dai Nazisti nel campo di Dachau.
Aveva allora 59 anni; era professore di Filosofia e di "Storia della Mistica" all'Università Cattolica di Nimega, di cui era stato anche Rettore Magnifico. Già nel 1936, quando ancora le notizie non erano così diffuse né così certe, aveva collaborato a un libro intitolato «Voci olandesi sul trattamento degli ebrei in Germania», scrivendo: «Ciò che si fa ora contro gli ebrei è un atto di vigliaccheria. I nemici e gli avversari di quel popolo sono davvero meschini se ritengono di dover agire in maniera così disumana, e se con questo pensano di manifestare o di aumentare la forza del popolo tedesco, ciò è l'illusione della debolezza».
In Germania reagirono definendolo “Un professore maligno”Ma Brandsma, consapevole della sua responsabilità di educatore, non desistette. Nell'anno scolastico 1938-39 già offriva ai suoi studenti dei corsi sulle «funeste tendenze» del nazionalsocialismo, in cui affrontava tutte le tesi nodali: valore e dignità di ogni singola persona umana (sana o malata), uguaglianza e bontà di ogni razza, valore indistruttibile e primario delle leggi naturali rispetto ad ogni ideologia, presenza e guida di Dio nella storia umana contro ogni messianismo politico e ogni idolatria del potere. E sapeva di avere tra i suoi ascoltatori anche delle spie del partito.
Nel 1941 scoppiò in Olanda la questione della pubblicazione sui quotidiani cattolici degli annunci del “Movimento Nazionalsocialista Olandese”. La circolare di Tito (Assistente ecclesiastico delle testate giornalistiche cattoliche) non si fece attendere: «Le direzioni e le redazioni sappiano che dovranno rifiutare formalmente tali comunicati, se vogliono conservare il carattere cattolico dei loro giornali; e questo anche se un tale rifiuto conducesse il giornale ad essere minacciato, ad essere multato, ad essere sospeso temporaneamente o anche definitivamente. Non c'è niente da fare. Con questo siamo giunti al limite. In caso contrario non dovranno più essere considerati cattolici... e non dovranno né potranno più contare sui lettori e sugli abbonati cattolici, e dovranno finire nel disonore».
Qualche mese dopo il prof. Brandsma venne arrestato e deportato nel campo di Dachau, dove fu assoggettato ad ogni angheria e a vere torture. E quando fu necessario ricoverarlo nella sezione ospedaliera del campo, la sua sorte fu segnata. Quello che avvenne lo sappiamo oggi da una testimone di eccezione: proprio da colei che lo uccise e che si è poi convertita perché il ricordo di P. Tito non l’aveva più abbandonata. Faceva l'infermiera, ma obbediva per paura agli ordini disumani dell'ufficiale medico. È stata lei a raccontare che Tito «al suo arrivo in infermeria stava già nella lista dei morti». È stata lei a raccontare gli esperimenti che si facevano sui malati, anche su Tito, e di come le si scolpivano dentro, senza che lei lo volesse, le parole con cui egli sopportava i maltrattamenti: «Padre, sia fatta non la mia volontà, ma la tua». È stata lei a raccontare come tutti i malati la odiassero e la insultassero sempre con i titoli più infamanti, odio che lei cordialmente ricambiava; e come fosse rimasta scossa perché quell'anziano prete la trattava, invece, con la delicatezza e il rispetto di un padre: «Una volta mi prese la mano e mi disse: “Che povera ragazza sei, io pregherò per te!».
Ed è a lei che il prigioniero regalò la sua povera corona del rosario, fatta di rame e di legno, e quando costei irritata ribatté che quell’oggetto non le serviva perché non sapeva pregare, Tito le disse: «Non occorre che tu dica tutta l'Ave Maria, di' soltanto: “Prega per noi peccatori”».
Ed è a lei che, quel 25 luglio 1942, il medico del reparto diede l'iniezione di acido fenico perché glielo iniettasse in vena. Era un gesto di routine, l’infermiera l’aveva ormai compiuto centinaia e centinaia di volte, ma la poveretta ricorderà poi «d’essere stata male per tutta quella giornata». L'iniezione venne fatta alle due meno dieci e alle due Tito morì: «Ero presente quando spirò... Il dottore era seduto vicino al letto con uno stetoscopio per salvare le apparenze. Quando il cuore cessò di battere, mi disse: “Questo porco è morto!”».
Dei suoi aguzzini, P. Tito aveva sempre detto: «Sono anch'essi figli del buon Dio, e forse rimane in loro ancora qualche cosa...». E Dio gli concesse proprio quest'ultimo miracolo. Il dottore del campo chiamava sarcasticamente quella iniezione di veleno «iniezione di grazia». Ed ecco che, mentre l'infermiera gliela iniettava, era l'intercessione di Tito che infondeva davvero in lei la grazia di Dio. E la poveretta, ai processi canonici, spiegò che il volto di quel vecchio prete gli era rimasto impresso nella memoria per sempre perché vi aveva letto qualcosa che ella non aveva mai conosciuto. Disse semplicemente: «Lui aveva compassione di me!». Come Cristo.
Note:

giovedì 13 aprile 2017

ZOLFO e MSM integratore alimentare di qualità a base di MSM

ZOLFO e MSM integratore alimentare di qualità a base di MSM
L'MSM (o metil sulfenil metano) è una forma di zolfo biologicamente attivo, MSM, in pratica lo zolfo organico nella sua forma naturale come si trova nel mare, nel suolo e nell'atmosfera.
Alcuni ritengono che questa forma di zolfo sia più adatta per l'integrazione alimentare del minerale.
Questo zolfo può essere integrato facilmente nel corpo senza provocare effetti allergici collaterali. Il corpo ha bisogno di esso per la costruzione di quasi tutte le biomolecole importanti, (enzimi, ormoni, amminoacidi, anticorpi, antiossidanti).
È per il corpo uno dei quattro minerali di base ed è praticamente presente in molte delle sue principali funzioni ed in ogni cellula.
Anche se non combatte la calvizie androgenetica, viene usato in particolare per accelerare la crescita naturale dei capelli, con l'uso costante i capelli che crescerebbero naturalmente, crescono con maggiore velocità e consistenza, un aiuto quindi non da poco per chi perde i capelli, per chi sta tentando di favorirne la crescita con prodotti anticalvizie o per chi ha effettuato un autotrapianto di capelli.
Gioca anche un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’integrità delle articolazioni e l’elasticità del tessuto connettivo.
Lo zolfo è il principale componente dei glicosaminoglicani e degli altri componenti principali del tessuto cartilagineo.
Queste sostanze formano una specie di gel protettivo che funziona da matrice per i tendini, la cartilagine, la pelle e le ossa.
Il movimento fluido e libero, esente da patologie o dolori è proporzionale alla quantità, (oltre che alla qualità) dello zolfo che ingeriamo e che mettiamo a disposizione di questi tessuti.
MSM dovrebbe inoltre essere un supplemento nutrizionale tra i fondamentali nell’ambito delle terapie contro artritiartrosidolori osseitendinei e muscolari.
L'MSM è un composto che si trova in natura, esso fa infatti parte del ciclo terrestre dello zolfo.
Negli oceani, le alghe e varie forme di plancton assorbono grandi quantità di zolfo dall'acqua e le trasformano in una forma elementare, con legami organici.
Quando queste alghe e organismi planctonici muoiono, le loro molecole organiche vengono decomposte tramite processi enzimatici che generano DMS, ovvero dimetilsolfuro, un composto volatile e scarsamente idrosolubile.
Questo viene raccolto nella stratosfera, dove, per l'azione dei raggi ultravioletti, viene ossidato e trasformato prima in DMSO (dimetilsolfossido), poi in MSM (metil-sulfonil-metano).
Il sistema circolatorio di un uomo adulto presenta naturalmente livelli di MSM pari a circa 0,2 mg/kg.
Adulti normali espellono da 4 a 11 mg di MSM al giorno attraverso le urine.
Diversi studi suggeriscono che la concentrazione sistemica di MSM nei mammiferi diminuisce negli anni, forse in seguito a mutamenti metabolici o cambiamenti nelle abitudini alimentari.
Quando i vegetali assorbono l'MSM dalla pioggia, lo trasformano in aminoacidi solforati, cioè metionina e cisteina.
La taurina e la cistina, gli altri due aminoacidi contenenti zolfo, vengono sintetizzati dalla cisteina.
Il nostro corpo produce circa l'80% degli aminoacidi di cui ha bisogno, questi sono chiamati aminoacidi non essenziali.
Il restante 20% di aminoacidi, detti essenziali, deve essere assunto dal cibo e comprende la metionina e la cisteina.
Gli aminoacidi conosciuti sono circa 28, ogni tipo di proteina è costituito da una serie unica di aminoacidi, disposti in una combinazione specifica.
Due molecole di cisteina possono ossidarsi e unirsi attraverso legami di zolfo (-S-S-).
Questi legami sono elementi chiave nella struttura delle proteine, di cui determinano la forma, le proprietà e l'attività biologica.
Le unghie e i capelli sono principalmente costituiti da una proteina molto resistente, ad alto contenuto di zolfo, chiamata cheratina.
Tessuti flessibili quali quello connettivo e quello cartilagineo contengono proteine con legami di zolfo flessibili.
Il collageno è la proteina che si trova in maggiore quantità nel nostro corpo, nonché un componente principale di tutti i tessuti connettivi.
Esso fornisce elasticità alla pelle, interagendo con le fibre di un'altra proteina chiamata elastina.
Nella cartilagine, la glucosamina, la condroitina e i proteoglicani, contenenti zolfo, formano, insieme al collageno, una sostanza proteica fibrosa che costituisce la struttura del collageno stesso, e lo rende flessibile.
Diverse persone notano che, con il passare degli anni, i tessuti flessibili perdono elasticità.
Ciò è probabilmente dovuto ad una carenza di zolfo, che porta all'irrigidimento dei muscoli e dei legamenti e al raggrinzamento della pelle, e che riduce l'elasticità dei tessuti polmonari e dei vasi sanguigni arteriosi.
Senza alcun dubbio, termina anche il trasferimento delle informazioni genetiche attraverso il tessuto connettivo molle, tanto che le malattie tipiche della senilità sono probabilmente dovute ad una ridotta comunicazione fra le cellule e i tessuti.
La teoria più diffusa indica che gli aminoacidi solforati, metionina e cisteina, sono le principali fonti di zolfo per gli esseri umani.
Dalla scoperta del ciclo terrestre dello zolfo, comunque, tale teoria è stata sempre più messa in discussione.
Diversi milioni di anni fa, le alghe negli oceani cominciarono a produrre composti sulfurei organici elementari, che portarono alla formazione di MSM.
Questa forma di zolfo biologicamente attivo divenne probabilmente la principale fonte di zolfo per tutte le forme di vita che si svilupparono successivamente.
Ciò alimenta la teoria che gli organismi più evoluti sono geneticamente programmati per utilizzare l'MSM come fonte di zolfo.
Tale ipotesi è ulteriormente alimentata dalla scoperta che l'MSM può essere ingerito da tutti gli organismi finora studiati, in quantità praticamente illimitate e senza alcun effetto tossico.
Lo stesso, invece, non si può dire degli aminoacidi solforati, metionina e cisteina, che possono essere consumati in basse quantità, ma che possono avere effetti tossici se ingeriti in dosi elevate.
Esperimenti sull'MSM contenente zolfo, con traccianti radioattivi (35S), hanno dimostrato che, dopo essere stato ingerito, l'MSM rilascia lo zolfo che contiene, per formare non solo collageno e cheratina, elementi fondamentali per la costituzione delle unghie e dei capelli, ma anche aminoacidi essenziali: la metionina e la cisteina, e sieroproteine.
Tra le tipologie di dolore curate con successo tramite l'utilizzo di MSM comprendono:
  • Lesioni riportate in seguito ad incidenti, ustioni, ecc.
  • Osteoartrite e artrite reumatoide
  • Fibromialgia
  • Lombalgie
  • Cefalea, emicrania
  • Dolori muscolari
  • Borsite
  • Gomito del tennista e altri traumi legati alle attività sportive
  • Sindrome del tunnel carpale
  • Sclerosi;
  • Traumatismo cervicale di contraccolpo o "colpo di frusta"
  • Lesioni da sforzo ripetitivo o RSI (Repetitive Strain Injury);
  • Cicatrici riportate in seguito a ustioni, operazioni, incidenti, ecc.
L'impatto dell'MSM sul dolore viene attualmente spiegato tramite i seguenti meccanismi:
  • L'MSM è un analgesico naturale: blocca il trasferimento degli impulsi dolorifici attraverso le fibre nervose (fibre C).
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  • L'MSM blocca le infiammazioni e i processi infiammatori, intensifica l'attività del cortisolo, un ormone antinfiammatorio naturale prodotto dall'organismo.
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  • L'MSM migliora la permeabilità delle membrane cellulari. Ciò comporta un migliore apporto di nutrienti e vitamine, e aumenta l'efficienza dei processi di eliminazione dei rifiuti e dei fluidi in eccesso dalle cellule.
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  • L'MSM dilata i vasi sanguigni, migliorando la circolazione. Anche questo contribuisce alla eliminazione dei rifiuti dal nostro corpo, accelerando i processi di guarigione.
  •  
  • L'MSM è un efficace miorilassante, beneficio importante ma spesso sottovalutato; diverse forme di dolore cronico, infatti, sono aggravate proprio dalla costante tensione dei muscoli.
  •  
  • L'MSM è un coadiuvante nei meccanismi naturali di difesa del nostro organismo, esplicando azioni di regolazione nel metabolismo della prostaglandina e nella formazione di anticorpi e immunocomplessi. L'MSM rallenta e ripristina la formazione dei legami crociati nel collageno, un processo naturale nei fenomeni di cicatrizzazione che provoca la formazione di tessuti duri, spesso fonte di dolore. Tale dolore può essere cronico, soprattutto in caso di cicatrici da ustioni che interessano vaste zone del corpo. L'MSM consente la guarigione dei tessuti cicatrizzati, rendendo la pelle più morbida. Si conoscono casi sensazionali di persone che, grazie all'utilizzo di un unguento a base di MSM, hanno quasi visto sparire delle cicatrici riportate in seguito a ustioni, con contemporanea eliminazione del dolore da esse provocato.
L'MSM è considerato un elemento sinergico per la maggior parte delle vitamine e per altri nutrienti quali: la vitamina C, il coenzima Q10, tutte le vitamine del complesso B, la vitamina A, D ed E, gli aminoacidi, il selenio, il calcio, il magnesio e molti altri.
L'MSM migliora l'apporto di tali nutrienti alle cellule, allungandone la vita. Il nostro organismo, così, può utilizzare meglio questi elementi e beneficiare di una maggiore efficacia degli integratori alimentari, di cui, inoltre, si riduce il nostro fabbisogno.
L'MSM è un potente antiossidante, capace di ostacolare l'azione dei radicali liberi, disattivandoli.
Come principale fonte di zolfo, l'MSM è essenziale al corretto funzionamento dei naturali meccanismi antiossidanti del nostro corpo.
Nel neutralizzare i radicali liberi, l'organismo utilizza una varietà di enzimi antiossidanti che contengono aminoacidi solforati e che derivano la propria struttura ed attività biologica da legami allo zolfo (S-S).
Inoltre, l'MSM fornisce lo zolfo necessario agli aminoacidi solforati, metionina cisteina e taurina, considerati potenti antiossidanti.
Si sa che l'MSM si scioglie in diversi composti organici e inorganici. Legato alla mucosa e scisso in un gruppo ione CH3SO2, l'MSM reagisce con le tossine, contribuendo a disattivarle e accelerandone l'espulsione.
Inoltre, migliora la permeabilità delle membrane cellulari, favorendo così l'apporto di sostanze nutritive e l'eliminazione dei residui. In pratica l'MSM aumenta drasticamente la capacità delle cellule di espellere i rifiuti tossici.
Molti medici possono decisamente affermare che, fra tutte le sostanze nutritive e farmaceutiche, l'MSM è il tra i più potentidisintossicanti che abbiano mai utilizzato.
L'MSM allevia i sintomi di un gran numero diallergie, comprese quelle alimentari, quelle da contatto, da inalazione, ecc.
La principale proprietà antiallergica dell'MSM è probabilmente dovuta alla sua abilità di legarsi alla mucosa e di costituire una interfaccia naturale di protezione fra l'ospite e gli allergeni. Inoltre, l'MSM attenua le allergie disintossicando l'organismo, eliminando i radicali liberi e migliorando la permeabilità delle cellule.
E' stata stabilita una correlazione diretta fra la concentrazione dell'MSM assunto e la resistenza agli allergeni.
Diversi autori hanno fatto notare che l'MSM, come inibitore della istamina, funziona almeno quanto gli antistaminici tradizionali, senza negativi effetti collaterali.
L'MSM è molto efficace nel contrastare le infiammazioni dovute a reazioni autoimmuni (in cui cioè il sistema immunitario dell'organismo si rivolta contro se stesso).
Pazienti affetti da artrite, per esempio, spesso trovano grande giovamento dall'impiego di MSM.
Diversi studi hanno dimostrato che l'integrazione di MSM riduce notevolmente le alterazioni degenerative e le infiammazioni a carico delle articolazioni.
Uno studio rivela che al meno il 75% degli individui che assumevano uno o più farmaci antiacidi o istaminici H2, contro l'acidità di stomaco, sono riusciti a ridurre notevolmente o ad eliminare del tutto tali farmaci, una settimana dopo aver iniziato ad assumere l'MSM come integratore dietetico.
In un altro studio, a ventuno soggetti, con casi ricorrenti di costipazione, sono stati somministrati 500 mg al giorno di MSM, insieme ad 1 grammo di acido ascorbico.
Tutti i soggetti con funzioni intestinali anomale sono tornati ad una situazione normale, che è perdurata finché hanno continuato ad assumere l'MSM.
Tali studi indicano che l'MSM spesso da più sollievo, in caso di acidità di stomaco e di costipazione, che i prodotti normalmente prescritti. In effetti, molte persone hanno notato che uno dei benefici più evidenti e sorprendenti legati all'integrazione di MSM, è proprio il rapido e duraturo sollievo all'acidità di stomaco e a problemi di costipazione
Molte persone che utilizzano l'MSM affermano di sentirsi meglio, più forti e più resistenti allo stress.
Uno studio riporta che per tutta la durata, compresa fra i sette e i 12 mesi, di un esperimento condotto su 14 persone che assumevano l'MSM, non si è mai ammalato nessuno dei soggetti. Un altro invece riguarda due gruppi di 25 pesci rossi, che erano stati trasferiti da un grande acquario in due identici acquari più piccoli. Un gruppo era alimentato con tradizionale cibo per pesci rossi, e l'altro con lo stesso cibo addizionato con il 2% del peso di MSM.
I pesci dei due acquari erano sottoposti agli stessi stress dovuti a limitazione dei movimenti, cambi di temperatura e scarsa ossigenazione.
Dopo cinque giorni, nel gruppo dell'MSM era morto solo un pesce, mentre nel gruppo di controllo ne erano morti 11 (quasi il 50%).
Diversi esperimenti hanno dimostrato che tutti i tipi di affezioni dermatologiche, spesso legate ad allergie, rispondono positivamente ad un regime dietetico integrato con MSM.
E' dimostrato che la somministrazione di MSM per via orale è efficace contro l'acne, la rosacea a la pelle secca, squamosa o irritata.
Se applicato localmente, sotto forma di gel o lozione, l'MSM è utile nel trattamento di disturbi della pelle quali acne, psoriasi, eczema, dermatite, forfora, scabbia, eritema da pannolino e varie infezioni micotiche.
Anche le cicatrici causate da operazioni e bruciature danno risultati positivi all'applicazione topica: quelle recenti possono guarire in modo talmente perfetto da risultare praticamente invisibili, e anche con quelle vecchie si possono ottenere notevoli miglioramenti.
Si tratta invece di un integratore dietetico che anticamente gli esseri umani assumevano naturalmente in quantità sufficienti.
Ciò non avviene più al giorno d'oggi, e l'MSM può quindi aiutare l'organismo a curarsi meglio e mantenere la propria vitalità.
La maggior parte dei pazienti, quando inizia ad utilizzare l'MSM, non nota in realtà molte reazioni e presenta al massimo lievi sintomi di detossicazione.
Tali sintomi possono comprendere forme lievi di diarrea, eritemi, cefalea, stati di affaticamento e generalmente scompaiono entro una settimana.
Alcuni pazienti che fanno uso di MSM, meno del 20%, possono avvertire stati di malessere nei primi giorni di assunzione.
Se vengono avvertiti sintomi da disintossicazione di moderata entità, può essere consigliabile ridurre il dosaggio di MSM, per poi aumentarlo gradualmente quando i sintomi spariscono.
Il livello di tossicità dell'MSM è fra i più bassi, simile a quello dell'acqua.
Quando l'MSM è stato somministrato a esseri umani volontari, non è stato rilevato alcun effetto tossico con somministrazioni pari a 1 grammo per kg di peso corporeo, per 30 giorni.
Anche l'iniezione intravenosa di 0,5 grammi per kg di peso corporeo al giorno, per cinque giorni alla settimana, non ha prodotto, negli esseri umani, alcun effetto tossico sensibile.
La dose letale (DL50) di MSM nei topi è oltre 20 g per kg di peso corporeo.
L'MSM è stato ampiamente sperimentato come ingrediente alimentare, senza che fosse riscontrata alcuna reazione allergica.
Uno studio non pubblicato, condotto per sei mesi dalla Oregon Health Sciences University sulla tossicità a lungo termine dell'MSM, non ha riscontrato alcun effetto tossico.
Nell'ambito di tale studio, oltre 12.000 pazienti sono stati trattati con oltre 2 grammi di MSM al giorno, senza riportare effetti collaterali.
Si è visto che l'efficacia dell'MSM aumenta se si associa ad esso della vitamina C.
Lo zolfo è un elemento molto diffuso nel mondo naturale visto che lo riscontriamo in ogni cellula animale e vegetale, rappresenta lo 0,25% del peso del corpo umano.
Viene chiamato il “minerale della bellezza” del mondo naturale perché rende i capelli lucidi e soffici e la carnagione chiara e giovane.
L’odore tipico del capello bruciato è dato dal suo contenuto di zolfo.
Lo zolfo insieme alle proteine determina l’ondulazione permanente dei capelli.
Troviamo questo minerale anche nelle unghie, nella pelliccia, nelle piume e nella pelle.
Lo zolfo è contenuto nelle vitamine del complesso B tiamina e biotina: la quantità maggiore è contenuta negli aminoacidi metioninacistina e cisteina.
Lo zolfo disinfetta il sangue e combatte i batteri.
Nel fegato, lo zolfo stimola la produzione della bile e disintossica l’acido solforico e altre sostanze tossiche, tra le quali anche le sostanze inquinanti e le radiazioni.

Lo zolfo partecipa alla sintesi del collagene.

E' presente nella cheratina, un’importante sostanza proteica necessaria per la salute e il benessere della pelle, delle unghie e dei capelli.
E’ presente anche nei carboidrati sotto forma di eparina, un anticoagulante che si trova nel fegato e in altri tessuti.
Inoltre lo zolfo ha un ruolo nel processo di respirazione dei tessuti, dove l’ossigeno e altre sostanze vengono utilizzate per costruire le cellule e fabbricare energia.
Lo zolfo aiuta anche il corpo a conservare un equilibrio globale.
L’alimento più ricco di zolfo è l’uovo ma lo troviamo anche nei legumi, nella carne, nel pesce, nel formaggio e nel latte.
Lo zolfo viene assunto sotto forma di aminoacido e viene immagazzinato in ogni cellula del corpo.
Le concentrazioni più alte si riscontrano nelle articolazioni, nei capelli, nella pelle e nelle unghie.
Lo zolfo in eccesso viene eliminato attraverso le urine e le feci.
Non ci sono dosi consigliate riguardo allo zolfo perché si presume che il fabbisogno di un individuo venga soddisfatto con un’adeguata assunzione di proteine.
L’assunzione eccessiva di zolfo può causare intossicazione.
Lo zolfo è importante nella cura dell’artrite.
Le persone che soffrono di artrite hanno di solito un livello di cistina, un aminoacido che contiene zolfo, molto più basso del normale
Bibliografia minima
  1. Herschler, R.J.: Methylsulfonylmethane and Methods of Use. United States Patent 4,296,130: 1981.
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Prima di assumere qualsiasi cosa è sempre assolutamente indicato rivolgersi al proprio medico curante.
Il prodotto non intende curare alcuna patologia, non va visto come una terapia ma come un integratore.
Un eccellente prodotto contenente MSM è  Evergreen.
Un integratore alternativo di MSM è MSM 1000mg di LongLife.
Un altro ottimo mix di antiossidanti contenente MSM è Kmax Supplement Anti-Ox