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domenica 26 marzo 2017

«DOPO TANTO CERCARE E INDAGARE» La religiosità di Giacomo Leopardi


«DOPO TANTO CERCARE E INDAGARE»

La religiosità di Giacomo Leopardi

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ABSTRACT – A proposito della religiosità di Giacomo Leopardi, è interessante leggere con sguardo critico in particolare le sue Operette morali. In esse si può riconoscere un cammino: dalla negatività dei primi dialoghi, in cui l’uomo è immerso nella morte e nel nulla, alla positività degli ultimi dialoghi, dove si prospettano l’amore e la gloria come soluzione al pessimismo.
Oltre alle sue opere, la religiosità del poeta è rintracciabile nella sua biografia. Questa ricostruzione è possibile perché, verso la fine del secolo scorso, alcuni studiosi hanno ribaltato l’immagine di un Leopardi anticristiano, morto senza fede, e hanno dimostrato il contrario. Ci riferiamo in particolare a Nicola Storti e a Divo Barsotti.
Barsotti dà questo giudizio di Leopardi: «[Egli] aveva scritto del cristianesimo, ma lo aveva visto dal di fuori; ne aveva trattato come di una dottrina, non ne aveva avuto una conoscenza reale». Ad ogni modo, «il rifiuto a ogni fede religiosa non fu mai, nel poeta, assoluto e pacifico». Più che una negazione della fede cristiana, la sua fu una rivolta contro il male; perciò la sua poesia, pur non essendo cristiana, fu «religiosa».
Dal canto suo, Storti, addetto all’Archivio Segreto Vaticano, è giunto alla conclusione — attraverso il rinvenimento di alcuni importanti documenti, inclusa una lettera che attesta la sua amicizia con il padre gesuita Francesco Scarpa, suo confessore — che il poeta recanatese, negli ultimi tempi della sua vita, ritornò alla fede della sua prima adolescenza, e che la sua morte è stata cristiana.
È interessante sapere che tra gli scritti del poeta recanatese ci sono anche due preghiere a Maria. La più lunga delle due si trova a chiusura del poemetto «Appressamento della morte», scritto a 18 anni: O Vergin Diva, se prosteso mai / caddi in membrarti, a questo mondo basso, / se mai ti dissi Madre e se t’ amai, / deh tu soccorri lo spirito lasso / quando de l’ ore udrà l’ ultimo suono, / deh tu m’ aita ne l’orrendo passo.
Ungaretti, che ha studiato in modo approfondito Leopardi, ha dato un giudizio del poeta che può sembrare sorprendente: «Egli è molto più cristiano del Petrarca, forse il più grande cristiano che ci sia mai stato: ama perdutamente il prossimo».

Religione ed etica. Scruton: «Ritorno ai valori. Ormai è tempo»

Religione ed etica. Scruton: «Ritorno ai valori. Ormai è tempo»

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Silvia Guzzetti giovedì 9 marzo 2017
Per il filosofo inglese «oggi ogni azione viene giustificata per i vantaggi che produce senza considerare i costi»
Roger Scruton è nato nel Lincolnshire nel 1955
Roger Scruton è nato nel Lincolnshire nel 1955
«Sono una serie di tre lezioni che ho fatto all’università di Princeton quando sono stato invitato a partecipare al programma Madison, diretto da Robert George, un intellettuale cattolico. In esse affronto questioni che sono importanti per i credenti, e in particolare per i cristiani, nell’ambito del tema di come collocare la loro visione della natura umana nel contesto della biologia che la scienza sta scoprendo in questo momento'. Così Roger Scruton, il più brillante filosofo inglese, descrive il suo ultimo libro On human nature, «Sulla natura umana» pubblicato in questi giorni da Princeton University Press. Credente, anglicano, arrivato a Dio ascoltando le Passioni di Bach, odiatissimo dalla sinistra perché conservatore eppure riconosciuto come uno dei più brillanti intellettuali del nostro tempo, Scruton spiega che la sua opera, raccolta in cinquanta volumi che vanno dall’estetica alla morale alla filosofia politica, «ha sempre avuto l’obbiettivo scoprire che cosa distingue gli esseri umani dagli altri animali e perché il fatto che siamo nel mondo diventa un problema per noi». L’intellettuale espulso dalla Cecoslovacchia durante il comunismo, emigrato a Boston perché non apprezzato nel Regno Unito, oggi insignito del titolo di baronetto dalla regina Elisabetta, racconta che «a renderci unici in natura è l’autocoscienza, la consapevolezza della nostra vita interiore come prospettiva sul mondo, ma anche la nostra capacità di entrare in rapporto gli uni con gli altri come 'io' e 'tu' e questo cambia tutto per noi esseri umani perché non possiamo considerarci semplici oggetti in natura ma dobbiamo vederci come esseri liberi che interagiscono da un punto di vista trascendente»

Nel suo libro lei sottolinea che la religione risponde ad alcuni nostri bisogni fondamentali e abbiamo quindi, inevitabilmente, bisogno di Dio. Eppure nel mondo occidentale le chiese cristiane hanno sempre meno aderenti. Perché secondo
 lei?
«Attraversiamo un periodo nel quale le persone stanno perdendo la loro prospettiva religiosa oppure essa è meno evidente, più remota nella loro vita. Non è la prima volta che questo succede nella storia dell’umanità. L’ultimo periodo dell’impero romano era caratterizzato da debolissimi sentimenti religiosi fino a che arrivò il cristianesimo e la fede ridiventò importantissima. La religione è qualcosa di cui abbiamo bisogno ma che facciamo fatica a raggiungere perché richiede uno sforzo da parte nostra».
Per un cristiano impegnato come lei non è triste vedere che il numero dei fedeli che vanno in chiesa diminuisce in continuazione?
«È triste ma le cose cambieranno. Uno dei problemi è che la nostra vita è così sicura, così facile e piena di comfort che non riconosciamo quanto siamo dipendenti da Dio ma appena c’è un’emergenza ci accorgiamo della nostra fragilità e torniamo in chiesa. Se non difendiamo la nostra fede l’islam avrà il sopravvento ma non dimentichiamoci che esiste una grande differenza tra cristianesimo e islam. Il cristianesimo ha saputo adattarsi al mondo moderno e accettare i risultati della scienza mentre l’islam è in una situazione di conflitto aperto con la modernità. Il cristianesimo ha, quindi, maggiori probabilità di sopravvivenza se i fedeli sanno dedicarvi il proprio cuore e la propria mente».
Che cosa dobbiamo fare come cristiani per assicurarci che la fede continui?
«Pregare e andare in chiesa ma anche testimoniare con la nostra vita, soprattutto ai giovani, che il cristianesimo è fonte di gioia e serenità».
Nel suo libro lei parla del divario tra scienza e religione che è evidente in Gran Bretagna nel settore della bioetica dove si producono embrioni con tre genitori e si eliminano bambini Down senza che nessuno si chieda quale visione dell’uomo ci sia dietro a queste scelte. Nessuno si domanda se, come esseri umani, non dobbiamo anche accettare i limiti che abbiamo anche se questo significa non avere figli o soffrire di alcune malattie.
«Sono profondamente contrario a questo interferire nel processo riproduttivo. Non sappiamo che cosa stiamo facendo né in che direzione stiamo andando e preferirei che non succedesse. D’altra parte non si può fermare la curiosità umana. Ci sono leggi che regolano questo settore ma nessuno sa quali dovrebbero essere le fondamenta etiche di questo tipo di legislazione perché non esiste più una religione nella quale possano essere radicate».
Manca anche un dibattito su queste nuove tecniche e non è dovuto al fatto che l’ansia di curare alcune malattie diventa l’unica priorità?
«Sì. È verissimo. Ogni azione viene giustificata per i vantaggi che produce senza che vengano considerati i costi. È un atteggiamento potenzialmente pericoloso».
Nel suo libro lei introduce i concetti di contaminazione e profanazione del corpo come fondamentali per costruire una vera morale sessuale ed evitare crimini come la violenza sessuale. Sono sentimenti innati in noi e come possiamo valorizzarli e proteggerli?
«Abbiamo bisogno dei concetti di purezza e contaminazione ma anche di sacro e di profano per dare significato al sesso e viverlo con gioia. Esiste, nella natura umana, una profonda nostalgia non soltanto del mistero del quale il sesso dovrebbe essere avvolto ma anche di rapporti sessuali autentici che comportino impegno. Questo fa parte di noi e l’educazione sessuale di oggi, secolarizzata e non inserita in un sistema di valori, tradisce questa dimensione umana profondamente radicata in noi».
Perché oggi diamo meno importanza alla castità e ci preoccupiamo di più, rispetto al passato, che bambini e giovani ricevano lezioni di educazionesessuale?
«Con i social media ci troviamo in una situazione nuova, in un difficile periodo di transizione. Vogliamo proteggere i più giovani dalla pornografia ma non sappiamo come fare senza rendere l’argomento interessante e sollecitare la curiosità dei bambini. Purtroppo non c’è una risposta semplice e immediata a questo problema. I social network hanno rivoluzionato il nostro modo di pensare e di vivere».
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sabato 25 marzo 2017

SOPRA LA CROCE DI GESÙ NON ERA SCRITTO SOLO INRI. ECCO IL VERO SIGNIFICATO DELL’ISCRIZIONE EBRAICA

SOPRA LA CROCE DI GESÙ NON ERA SCRITTO SOLO INRI. ECCO IL VERO SIGNIFICATO DELL’ISCRIZIONE EBRAICA

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Sopra la croce di Gesù non era scritto solo INRI. Ecco il vero significato dell’iscrizione ebraica

In Esodo 20,2 Dio rivela il suo nome a Mosè:
Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto”
La parola tradotta con “il Signore” è il famoso Tetragramma che gli ebrei non possono neanche pronunciare:
“YHWH“, vocalizzato in diversi modi tra i quali “Yahweh“. Le quattro lettere ebraiche che lo compongono sono queste: “יהוה“, yod-he-waw-he. Ricordiamo che l’ebraico si legge da destra verso sinistra.

Nel Vangelo di Giovanni, capitolo 19 versetti 16-22, leggiamo:
“Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: «Il re dei Giudei», ma: «Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei»». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».”
Nonostante il brano in questione sia famosissimo, la scena che si è svolta davanti a Gesù crocifisso dev’essere stata un po’ diversa da come ce la siamo sempre immaginata. Giovanni, forse, ha provato a sottolinearlo ma il lettore, non conoscendo la lingua ebraica, è impossibilitato a comprendere.

L’iscrizione di cui parla Giovanni è la famosa sigla “INRI“, raffigurata ancora oggi sopra Gesù crocifisso. L’acronimo, che sta per il latino “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum“, significa appunto “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei“.

Ma Giovanni specifica che l’iscrizione era anche in ebraico. Non solo: in un momento così importante l’evangelista sembra soffermarsi su dei particolari apparentemente di poco conto:
- il fatto che molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città
- i capi dei sacerdoti che si rivolgono a Pilato per far modificare l’iscrizione
- Pilato che si rifiuta di cambiarla.
Ponzio Pilato, che era romano, probabilmente non capiva che, senza volerlo, aveva creato un po’ d’imbarazzo – se vogliamo definirlo così – agli ebrei che osservavano Gesù crocifisso con quell’iscrizione sopra la testa.

Henri Tisot, esperto di ebraico, si è rivolto a diversi rabbini per chiedere quale fosse l’esatta traduzione ebraica dell’iscrizione fatta compilare da Pilato. Ne parla nel suo libro “Eva, la donna” nelle pagine da 216 a 220.

Ha scoperto che è grammaticalmente obbligatorio, in ebraico, scrivere “Gesù il Nazareno e re dei Giudei“. Con le lettere ebraiche otteniamo “ישוע הנוצרי ומלך היהודים“. Ricordiamo la lettura da destra verso sinistra.

Queste lettere equivalgono alle nostre “Yshu Hnotsri Wmlk Hyhudim” vocalizzate “Yeshua Hanotsri Wemelek Hayehudim“.

Quindi, come per il latino si ottiene l’acronimo “INRI“, per l’ebraico si ottiene “יהוה“, “YHWH“.

Ecco spiegata l’attenzione che Giovanni riserva per la situazione che si svolge sotto Gesù crocifisso. In quel momento gli ebrei vedevano l’uomo che avevano messo a morte, che aveva affermato di essere il Figlio di Dio, con il nome di Dio, il Tetragramma impronunciabile, inciso sopra la testa.

Non poteva andar bene che YHWH fosse scritto lì, visibile a tutti, e provarono a convincere Pilato a cambiare l’incisione. Ecco che la frase del procuratore romano “Quel che ho scritto, ho scritto” acquista un senso molto più profondo.

Sembra incredibile? Pensate che Gesù aveva profetizzato esattamente questo momento. In Giovanni 8,28 troviamo scritto:
“Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono” 
Per “innalzare” Gesù intende la crocifissione. “Io Sono” allude proprio al nome che Dio ha rivelato a Mosè in Esodo 3,14:
“Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: «Io-Sono mi ha mandato a voi»”

Ascorbato di potassio: un aiuto contro le malattie degenerative?


Ascorbato di     potassio: un aiuto contro le malattie degenerative?

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Questa sostanza, associata al ribosio, è la base del trattamento per malattie degenerative e tumori ideato nel 1947 dal dottor Pantellini e oggi applicato dalla Fondazione che porta il suo nome. Cerchiamo di capirne di più.
 20 Marzo 2017

«L’ascorbato di potassio, anche e soprattutto associato a ribosio, sembra contrastare efficacemente il processo di danno cellulare che favorisce l’insorgenza delle malattie degenerative e del cancro». Il dottor Guido Paoli, fisico e responsabile scientifico della Fondazione Valsé Pantellini, e il dottor Andrea Bolognesi, medico e consulente della Fondazione stessa, fanno il punto sulle proprietà di una sostanza che negli ultimi anni sta iniziando a diventare oggetto d’attenzione anche da parte dei gruppi accademici di ricerca. La Fondazione, che collabora attivamente con ricercatori che hanno lavorato nelle università di Parma e Siena, ha raccolto l’eredità scientifica di Gianfrancesco Valsé Pantellini, chimico cui si deve la scoperta nel 1947 delle proprietà terapeutiche dell’ascorbato di potassio.
«Abbiamo sviluppato linee di ricerca sia in vitro su linee cellulari sane e tumorali(1), che in vivo(2) su bambini affetti da malattie rare e orfane, con aumentato rischio oncologico» spiega Paoli. «I risultati sono davvero incoraggianti e sono stati pubblicati su varie riviste scientifiche internazionali(3); la somministrazione di ascorbato di potassio con ribosio ha migliorato sensibilmente le condizioni generali e obiettive dei bambini. Per esempio, sono stati osservati miglioramenti dell’attività cardiaca, delle caratteristiche dei capelli e della cute e miglior controllo del peso. Ha anche ridotto significativamente i parametri di stress ossidativo, normalmente molto elevati e con un ruolo importante nella cancerogenesi. Da alcuni anni l’attenzione della Fondazione Pantellini sulle ricerche in vitro si è spostata sulla combinazione D-ribosio e bicarbonato di potassio quale ulteriore passo avanti nello sviluppo di una strategia che permetta una rapida azione per contrastare i tumori solidi. Su questo composto sono stati pubblicati due lavori del gruppo dell’università di Parma, con il nostro supporto, sulla rivista Cancer Cell International. Sono state prese in esame linee cellulari del tumore al seno e fibroblasti sani dello stesso seno. La somministrazione del composto non ha messo in evidenza alcuna tossicità e ha ridotto la velocità di crescita e sviluppo delle cellule tumorali. Il composto non è genotossico, cioè non va a creare problemi al DNA, ma agisce a livello metabolico. Nelle cellule sane, che continuano a crescere senza alcun problema, la sua azione va a regolare e modulare le funzioni, mentre in quelle tumorali, che hanno bisogno di utilizzare enormi quantità di glucosio, va a ridurre sempre più la loro riserva energetica, cioè cerca di affamarle».
L’azione anti-cancro
Nell’ipotesi iniziale del dottor Pantellini prima e della Fondazione adesso, la cancerogenesi verrebbe innescata a livello fisiologico dallo squilibrio fra sodio e potassio. «Quindi è comprensibile come un’azione diretta per ribilanciare questi elettroliti possa contrastare il processo degenerativo: la nuova immissione di potassio nella cellula cancerosa fa uscire il sodio, che si porta dietro il glucosio non metabolizzato» spiega ancora Paoli. «Questo non significa necessariamente eliminare ogni fonte di glucosio, ma per chi si trova ad affrontare un problema oncologico è essenziale ridurre le fonti di zucchero, soprattutto raffinato».
Una delle contestazioni che viene mossa al metodo Pantellini riguarda il fatto che una stessa sostanza possa contrastare ogni tipo di tumore. «La nostra idea, invece, è che, pur essendo il cancro una malattia multifattoriale, il meccanismo di innesco sia sempre lo stesso» prosegue il dottor Paoli, «e risieda, appunto, nello squilibrio elettrolitico fra sodio e potassio, innescato dallo stress ossidativo. Per questo è ragionevole l’ipotesi di lavoro, ammessa nella scienza, che una stessa molecola possa agire sulle varie forme di tumore, proprio in considerazione di questo unico meccanismo di innesco della patologia. L’ascorbato di potassio, sia nella formulazione classica che con ribosio, è importantissima anche a livello di prevenzione, proprio per cercare di mantenere le giuste concentrazioni di potassio a livello intracellulare e ottimizzare le funzioni metaboliche. Alle concentrazioni utilizzate sui pazienti che si rivolgono alla Fondazione, non c’è tossicità né a livello cardiaco né renale. Chiunque può assumere il composto, ma devono fare estrema attenzione le persone a rischio di ictus o ischemia (o con episodi recenti), le persone in dialisi e quelle con complesse situazioni cardiache. È sempre opportuno che venga fatta un’adeguata valutazione da parte del medico che deve conoscere bene la metodica; è sempre opportuno evitare il fai da te».
Il metodo Pantellini
La Fondazione sta, quindi, continuando a proporre ai pazienti una metodica terapeutica basata su ascorbato di potassio e ribosio e sugli schemi studiati a suo tempo dal dottor Pantellini. Uno dei consulenti medici di punta dell’ente è il dottor Andrea Bolognesi, che illustra questo approccio. «La metodica Pantellini consiste nell’uso di ascorbato di potassio con o senza ribosio, da somministrare in genere tre volte al giorno nei casi di patologia oncologica conclamata. A questa terapia di fondo si aggiungono, in casi particolari, a seconda della gravità e a discrezione del medico, altre sostanze farmacologiche, per via iniettiva o endovenosa, con la funzione di potenziare e rendere maggiormente biodisponibile l’ascorbato stesso. Tali sostanze, prevalentemente vitaminiche, hanno anche una funzione tonica e detossificante, utilissima per gli organismi messi a dura prova dalla malattia e dalle terapie. Durata e frequenza della somministrazione variano notevolmente da caso a caso e seguono in genere l’andamento clinico. Esistono poi situazioni nelle quali la nostra metodica non si può applicare, cioè quando si fa uso giornaliero di chemioterapici per via orale; in tali casi, suggeriamo l’uso di sostanze che hanno una tradizione consolidata».
L’efficacia
«Anche nei casi più gravi e avanzati, ho riscontrato un miglioramento delle condizioni generali, un recupero di energia vitale e una diminuzione del dolore e dei processi infiammatori» spiega il dottor Bolognesi. «Le potenzialità dell’ascorbato di potassio sono molto vaste e poco note. Spesso veniamo a conoscenza di miglioramenti anche in patologie non propriamente di nostra pertinenza, come il diabete, le cefalee, le artriti e l’ipertensione. Riteniamo quindi utile e auspicabile proseguire in questa direzione con ulteriori studi, raffronti e raccolta di casi clinici. Le malattie degenerative e i tumori sono la vera epidemia di questi tempi e le armi che si mostrano efficaci contro di essi vanno sviluppate e utilizzate».
1)In collaborazione con l’università di Parma (prof.sse Ida Ortalli e Simonetta Croci, dott. Luca Bruni)
2)In collaborazione con la prof.ssa Cecilia Anichini, pediatra e genetista dell’università di Siena
3) Si veda: Anichini C. et al., Beckwith-Wiedemann syndrome: potassium ascorbate with ribose therapy in a syndrome with high neoplastic risk in «Anticancer Research», 31, 2011, pag. 3973-3976; Anichini C. et al., Antioxidant effects of potassium ascorbate with ribose therapy in a case of Prader Willi syndrome in «Disease Markers», 33, 2012, pag. 179-183; Anichini C. et al., Antioxidant effects of potassium ascorbate with ribose in Costello syndrome in «Anticancer Research», 33, 2013, pag. 691-696; Anichini C. et al., Antioxidant strategies in genetic syndromes with high neoplastic risk in infant in «Tumori»,100,2014, pag. 590-599; Croci S. et al., Potassium bicarbonate and D-ribose effects on A72 canine and HTB-126 human cancer cell line proliferation in vitro in «Cancer Cell Int», 2011; Bruni L. et al. K-D:rib dampens Hs 578T cancer cell chemoinvasion and proliferation in «Cancer Cell Int», 2014; Bruni L., Croci S., K-D:rib cancer cell proliferation inibitor and DNAzyme folding promoter in «Journal of Biological Research», 2014
CENTENARIO DELLA NASCITA DEL DOTTOR PANTELLINI
Il 2 aprile 2017 ricorreranno 100 anni dalla nascita del dottor Gianfrancesco Valsé Pantellini. La Fondazione che porta il suo nome ne ricorderà la figura e la sua attività di ricerca e di studio in una giornata di testimonianze e contributi di chi lo ha conosciuto direttamente.

venerdì 24 marzo 2017

Fa digiunare gli occhi: non indugino su immagini impure.
Digiuna con l’udito: non ascoltare maldicenze, calunnie, discorsi frivoli e inutili.
Si astenga la tua lingua dalla maldicenza oltre che dal turpiloquio.
A che serve privarsi di carne bovina, di polli e di pesci per poi addentarsi e divorare la stima di cui han diritto i fratelli?

San Giovanni Crisostomo

domenica 19 marzo 2017

UNA BOMBA ATOMICA: LO ZINCO

UNA BOMBA ATOMICA: LO ZINCO
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Claudio Sauro.
Abbiamo parlato in precedenza dell’importanza della Vit D3 cronicamente carente nella popolazione perché non legata all’alimentazione ma all’esposizione al sole. La carenza di tale vitamina è già una bomba atomica per la salute dal momento che entra nella funzione di 4200 geni. Una mia ricerca aveva evidenziato che il livello medio di questa vitamina nella popolazione è di 13 ng/ml quando dovrebbe essere di 30-100 ng/ml. Ho già esposto nei Post precedenti quello che causa tale carenza. Ma ora stà emergendo un'altra bomba atomica che spiega numerose patologie che sono emerse in modo esponenziale negli ultimi decenni. Come ben già sapete nel ultimo secolo si è passati da una civiltà agricola ad una civiltà industriale e questo ha comportato oltre all’inquinamento ed ad un tipo di lavoro stressante anche ad un cambio radicale nell’alimentazione. Se prima l’alimentazione era più povera, soprattutto più povera di proteine non mancava di alcuni oligoelementi essenziali che attualmente sono diventati cronicamente carenti. La carenza si è determinata anche in conseguenza all’aumento esponenziale nel consumo di zuccheri che determinano l’impoverimento di alcuni elementi essenziali. Lo zucchero attualmente lo mettiamo ovunque, nel caffè, quasi in qualsiasi bevanda e la fetta di dolce molto spesso non manca a fine pasto. E poi chi non rinuncerebbe al panettone di Natale ed alla Colomba di Pasqua. Ora, in seguito al consumo di zuccheri c’è stato un aumento esponenziale del diabete soprattutto negli ultimi cinque decenni. Io che sono medico di famiglia posso testimoniare quanti ipoglicemizzanti ed insulina prescrivo. La percentuale dei diabetici è altissima. E tutto quello che comporta il diabete sarebbe troppo lungo spiegare in questa sede. Ora se si era già constatato che la cronica carenza di vitamina D3 ha un qualche ruolo nell’insorgenza del diabete, stà emergendo un'altra constatazione che è ancora più rivoluzionaria, e cioè che è la carenza di Zinco che è alla base del diabete. Quando pane, pasta e riso non venivano raffinati tale carenza non esisteva perché gli alimenti integrali sono ricchi di questo elemento. Fino a poco tempo fa si pensava che la carenza di Zinco fosse secondaria nell’insorgenza del diabete perché i dosaggi ematici di questo elemento evidenziavano una carenza modesta. Ma lo Zinco è uno ione prevalentemente endocellulare e la quantità che si trova nel sangue è irrisoria (10%) e non rispecchia il valore reale e tanto meno quello endocellulare. C’è un altro punto fondamentale, il fabbisogno di Zinco aumenta con l’introito di zuccheri. Se voi avete un alimentazione ricca di zuccheri semplici e di amidi complessi(pasta, pane, riso ecc) avete un grande fabbisogno di zinco. Oltre quanto sia importante questo elemento ce lo dicono gli studi che sono emersi negli ultimi anni. Basta dire che lo Zinco regola 300 funzioni enzimatiche della cellula, senza le quali la cellula non può sopravvivere. Questo vi rende conto della sua importanza. Ma quello che è più sconvolgente è che si è visto in seguito ad analisi del plasma endocellulare che è stato possibile eseguire in seguito ad innumerevoli prelievi autoptici è che c’è una grave carenza nel 80-90% della popolazione. Questo soprattutto nei paesi industrializzati, e sono proprio quelli che hanno la maggior incidenza di diabete e guarda caso anche di tumori. Ma vediamo un po alcune funzioni dal momento che sarebbe impossibile elencarle tutte:

    Stimola la produzione degli anticorpi TH1 e TH2 (antitumorali, antivirali ed antibatterici) pertanto la sua carenza provoca predisposizione tumorale per diminuite difese ed inoltre caduta delle difese immunitarie verso virus e batteri
    Durante lo sviluppo del feto interviene in una corretta strutturazione del DNA tanto che una sua carenza predispone fortemente ad aborti spontanei ed a malformazioni fetali (voi mi direte: ma le malformazioni fetali sono poche!! In effetti perché questo si verifichi devono intervenire altre carenze di oligoelementi indispensabili).
    Una carenza di Zinco provoca anche una carenza di numerosi enzimi che sono predisposti anche a ritardare l’invecchiamento cellulare
    La somministrazione di zinco (se carente) aumenta in modo straordinario la velocità di cicatrizzazione delle ferite. Questa constatazione ha un grande valore quando si considerano i grandi ustionati.
    E’ indispensabile nella corretta formazione delle parete cellulari e sembra coinvolto nel trasporto ionico anche di altri oligoelementi.
    Stimola la produzione del GH e del Testosterone
    Dal momento che è alla base dell’enzima Delta -6-Desaturasi permete la trasformazione del Testosterone in Diidrotestosterone, cioè la forma attiva
    La mancanza Diidrotestosterone può causare infertilità perché questo contribuisce alla corretta formazione del liquido spermatico
    La sua presenza è indispensabile perché si formi insulina a livello delle isole pancreatiche del Langherans non solo ma aumenta i recettori per l’insulina a livello cellulare. Questa azione viene fatta in concomitanza con la Vit D per cui se è presente in abbondanza questa vitamina bastano quantità molto ridotte di Zinco perché si esplichi questa funzione (pare che in questo processo sia molto importante anche la presenza di Cromo)
    Si è visto che stimola la mineralizzazione ossea e questo in concomitanza alla Vit B3
    Quello che è più sconvolgente ed attuale ed emerge da un grosso studio di Pfeiffer è che il 90% delle depressioni sia causato da una carenza di Zinco e di Vit B6. Lo studio ha evidenziato che dando Zinco e Vit B6 ai depressi si risolveva la depressione senza ricorrere a farmaci che hanno un infinità di controindicazioni (io vi consiglierei anche un po di Vit . D)
    Lo zinco data la sua azione di stabilizzazzione delle membrane neuronali ha una significativa azione sul sistema nervoso come stabilizzante le sue funzioni. In particolare 1 - favorisce e regolarizza il sonno (una sua carenza può causare disturbi del sonno: si pensi a quanti induttori del sonno si vendono ai giorni nostri) 2- risulta efficace in molte forme epilettiche ed in associazione con antiepilettici ne aumenta l'efficacia 3- Il Dott Gaubio ha curato con successo molte convulsioni infantili esclusivamente servendosi di zinco 4 - il Dott Hagger lo ha trovato molto efficace contro le tossi convulsive. 5 - molte osservazioni ne hanno constato l'efficacia come antispasmodico ed  ansiolitico 6- il Dott. Steinau ha curato con successo una forma dissociativa con fiori di zinco 6- si è visto che una grave carenza di zinco nell'infanzia può predisporre a gravi malattie mentali che molto spesso si accompagnano anche a diabete.

Vi ho elencato solo alcuni punti molto interessanti. In base a queste considerazioni possiamo tranquillamente dedurre che se avete un alimentazione ricca di amidi (pasta, pane, riso, dolci ecc) vi conviene assumere almeno 50 mg di Zinco al giorno (tenete conto che la quantità che si assorbe è circa il 30%)Così se avete un infezione e tutte le altre patologie che ho elencato. In farmacia troverete delle compresse di Solfato di Zinco da 200 mg, vi consiglio di prenderne un quarto al giorno, una compressa intera ha un dosaggio eccessivo che può dare nausea ed il surplus inoltre non serve.inoltre vi voglio porre questo per completare il quadro:
Dauna ricerca di Michael  T. Murray ricercatore della Seattle University
Lo zinco contribuisce al normale metabolismo acido base, al normale metabolism o dei carboidrati, alla normale funzione cognitiva, alla normale sintesi del DNA, alla normale fertilità e alla normale riproduzione, al normale metabolismo dei macronutrienti, al normale metabolismo degli acidi grassi, al normale metabolismo della vitamina A, alla normale sintesi proteica, al mantenimento di ossa  normali, al mantenimento di capelli normali, al mantenimento di unghie normali, al mantenimento di  una pelle normale,  al mantenimento di normali livelli di testosterone nel sangue, al mantenimento  della capacità visiva normale, alla normale funzione del sistema immunitario, alla protezione delle  cellule dallo stress ossidativo. Caratteristiche: L’importanza dello zinco come prezioso oligoelemento è spesso sottovalutata. Non a caso oltre l’80%  delle persone ne è carente. Eppure sono oltre 300 le funzioni e gli enzimi che vengono attivati dalla  sua presenza! Lo zinco è presente in discrete quantità nell’organismo, quasi 2 g. E’ assorbito nel tenue con percentuale  media  del  25-30%  ed  è  eliminato  attraverso  le  feci.  La  maggior  parte  del  minerale  è  intracellulare; per questo motivo il test ematici non sono affidabili per valutare la sua presenza. I tessuti  che hanno maggiori de positi sono la carotide, il nervo ottico, la prostata e la cute. Lo zinco ha circa 300 proprietà benefiche per il nostro intero organismo:
Ha una grossa funzione nella crescita: stimola infatti il GH ed il Testosterone. A  livello  del  sistema  immunitario ritarda l’atrofia del TIMO. I linfociti T sono prodotti dal Timo. Secondo i dosaggi di integrazione si stimola: Per 2-3 mesi a 5-7 mg stimoleremo la produzione di  TH1  (anticorpi  antitumorali  e  antivirali); per  2-3  mesi  15mg  aumenteremo  il  TH2(anticorpi antibatterici). Un buon equilibrio linfocitario lo otteniamo con 7.5 mg per 2-3 mesi
La sua carenza provoca predisposizione tumorale per diminuite difese. Interviene nell’ attivazione dell’enzima delta6desaturasi (sistema delle prostaglandine): i sintomi sono le  smagliature,  rughe  (anche  per  carenza  di  retinolo) macchie  bianche  sulle  unghie  deficit sensoriali (olfatto e gusto). Nei soggetti con insufficiente polmonari è facile associare carenza di Zinco Contribuisce  alla  corretta  formazione  del  liquido  spermatico: quindi  la  sua  scarsità  può  essere causa di infertilità. La sua carenza provoca la creazione e di insulina mal funzionante (sindrome da insulino resistenza) l’elevato livello di insulina conseguente trasforma gli zuccheri in trigliceridi con in abbinamento un abbassamento ematico degli HD Le un ‘innalzamento dell’LDL HmgCoa Redattasi: un’ enzima attivato dall’ insulina che fa aumentare l’ LDL. Interviene nel fattore d’intolleranza al glucosio assieme al Cromo e alla vitamina B3
Secondo lo studio di Pfeiffer che ha studiato 1025 pazienti con depressione maggiore la carenza di Zn è determinante nel causare la depressione; l'azione antidepressiva si è visto che è potenziata da alte dosi di Vit B6 (250 mg x3). Inoltre sempre secondo Pfeiffer lo Zn avrebbe un ruolo determinante anche nel disturbo bipolare.
Altre funzioni dello Zn
-Stimola gli osteoblasti e gli osteociti : sinergia con Ca, con attenzione alle dosi di Zn eccessivamente elevate (200 mg di Solfato di Zinco possono dare nausea e vomito).
-Azione antiossidante : Il SOD (superOssidoDismutasi) dipende dallo Zn, questo enzima blocca un radicale  pericolosissimo il SuperOssidoAnione  che poi diviene  H2O 2poi ridotto dal Glutatione e Selenio. Regola anche i livelli estrogenaci .La mancanza dipende da costante mal nutrimento specie nelle zone i cui terreni sono poveri di zinco ma soprattutto dalla raffinazione degli amidi e da un eccessivo introito di zuccheri (l'introito di . Gli  effetti  più  clamorosi  della  carenza  di  questo  minerale  riguardano  il  ritardo  della  crescita  del bambino.  Dopo  una  supplementazione  di  zinco  si  è  riscontrata  una  ripresa  della  crescita  e  della maturazione   sessuale.
-Altri   sintomi   riguardano   lesioni   cutanee,   anosmia,   anoressia,   tendenza all’infezione, sterilità, depressione, disturbi della vista.Sono più di 80 gli enzimi zinco dipendenti appartenenti a tutte sei le classi enzimatiche.
-Lo zinco è inoltreim plicato nel metabolismo dei glucidi dei lipidi, nella sintesi proteica compresi gli acidi nucleici.
-Stabilizza  la  membrana  cellulare  e  di  conseguenza  la struttura  di  proteine  e  le  glicoproteine come insulina.
-Ritardo nella crescita: i bambini e gli adolescenti carenti di zinco presentano a dolori articolari nella crescita il nanismo se è legato a carenza di zinco regredisce rapidamente.
-Apparato genitale: la sua presenza è legata al corretto sviluppo e funzion amento dei genitali femminili  e  maschili.  La  carenza  di  questo  minerale  può  portare  calo  della  libido maschile e all’ipertrofia della prostata.
-Risulta chiaro che lo zinco è utilissimo in tutte le fasi della vita: nell’ adolescenza per un corretto sviluppo; nell’ adulto per una normale attività sessuale; nella terza età per prevenire disturbi alla prostata
-Gravidanza,  culturismo  hanno  più  facile  tendenza  alla  formazione  di  stie.  Lo  zinco  infatti  è legato  alla  formazione  delle  fibre  elastiche  del  tessuto  connettivo.  Un  altro  importante impiego  si  ha  con  uso  topico,  nelle  bruciature  e  nelle  ustioni:  permette  una  più  veloce cicatrizzazione.
-Disturbi visivi: la cecità notturna può dipendere da una diminuita attività legata ad una carenza di zinco
 -Antivirale: lo zinco ha un sicuro effetto antivirale, in particolare sui Rino virus
-Sistema  immunitario:  stabilizzando  la  membrana  cellulare  con  attività  antiossidante  può aiutare anche nella prevenzione della degenerazione cellulare. Sembra inoltre che la carenza di zinco conduca a patologie psichiatriche come l’autismo alla schizofrenia
-Fanere:  la  carenza  di  zinco  è  legata  alla  salute  di  capelli  e  unghie.  La  presenza  di  macchie bianche  indica  una  carenza  relativa  di  zinco,  possono  calare  rapidamente  i  valori  di  Zinco durante situazioni di stress, digiuno mestruazioni
-Diabete: perché zinco è legato all’ insulina in suo corretto apporto può aiutare a controllare l’ipoglicemia, sempre che ne esista ancora una produzione
  -Lo zinco è distrutto e antagonizzato da: estrogeni, i farmaci antitubercolosi, antidepressivi IMAO, corticosteroidi, diuretici, alcol, fitati, metalli pesanti.

 Michael  T. Murray ricercatore della Seattle University

Vitamina D e cancro

 Vitamina D e cancro
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ARTOI
Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate

Ho trovato un documento che conferma tutto quello che ho  precedentemente detto sulla Vit D. Esso è convalidato da due dei massimi  ricercatori italiani, il Prof. Massimo Bonucci ed il Prof.Massimo  Fioranelli
Claudio Sauro
La vitamina D in realtà non è nemmeno una vitamina nel senso stretto del  termine, ma è un potentissimo ormone steroide che viene prodotto quando  la nosta pelle viene colpita da una quantità adeguata di luce solare  ultravioletta, ad una lunghezza d’onda di 290-315 nanometri e viene poi  attivato a livello del fegato e dei reni.
 Oggi siamo sempre meno esposti alla luce solare, soprattutto in inverno.  La nostra vita scorre quasi tutta in luoghi chiusi (case, uffici,  negozi, automobili) e ogni qualvolta ci esponiamo al sole stiamo  attentissimi a proteggerci con filtri solari sempre più selettivi,  soprattutto per il diffuso timore che l’esposizione al sole sia  pericolosa.
 Gli studi dimostrano che la carenza di vitamina D è collegata ad una  maggiore incidenza di cancro (soprattutto seno, polmone, colon e  prostata), attacchi cardiaci,ipertensione arteriosa, ictus, diabete,  sclerosi multipla, malattie autoimmuni, depressione stagionale e altri  disturbi mentali, morbo di Alzheimer, osteoporosi, dolori cronici  muscolari e articolari, influenza e raffreddori, asma, stanchezza  cronica.
 La Vitamina D accelera la guarigione dei tessuti, ed avendo un effetto  antiproliferativo riduce il rischio di degenerazione neoplastica, regola  l’apoptosi e la differenziazione cellulare.
 Negli Stati Uniti si e’ visto che l’integrazione di 1000 unità  internazionali al giorno di vitamina D riduce la mortalità per cancro  nel 9% delle donne e nel 7% degli uomini.
 In uno studio pubblicato nel 2007 sull’ American Journal of Clinical  Nutrition le donne in postmenopausa che avevano assunto calcio e  vitamina D avevano registrato una diminuzione del 77% del rischio di  sviluppare cancro. Per ogni aumento di 10 ng/ml di vitamina D nel  sangue, il rischio relativo di cancro è crollato del 35%.
 Secondo l’American Cancer Society il cancro al seno e’ la seconda causa  di morte nelle donne degli Stati Uniti. Il tasso di questo tumore e’ più  alto nelle donne bianche dopo i quarant’anni ed e’ elevato nelle donne  nere al di sotto dei 40 anni. Queste ultime hanno anche maggior  probabilità di morire di cancro al seno ad ogni età. I tessuti del seno  hanno recettori della vitamina D, quindi risentono abbastanza del tasso  di vitamina D disponibile.
 La vitamina D agisce sui tumori interferendo nella costituzione dei vasi  sanguigni che li alimentano. Le donne che hanno livello ematico di  vitamina D più basso di 20 ng/ml possono avere un’incidenza di cancro al  seno maggiore del 50%; d’altro canto l’attualefabbisogno medio (R.D.)  di vitamina D è insufficiente per aumentare i livelli fino a 30 ng/ml.
 I livelli bassi di vitamina D (al di sotto dei 20 ng/ml) sono associati  ad un aumento del rischio di cancro del colon dal 20 al 50%. Una  metanalisi ha evidenziato che livelli ematici di vitamina D sui 33 ng/ml  sono associati ad una diminuzione del 50% del rischio di cancro al  colon rispetto a livelli di 12 ng/ml.
 Per quanto riguarda l’apparato cardiovascolare l’Healt Professoional  Follow Up Studyl ha raccolti campioni di sangue di oltre 51.000 mila  operatori sanitari di sesso maschile che nel 1986 avevano tra i 40 e 75  anni, ha evidenziato che chi aveva una carenza di vitamina D (con  livelli inferiori di 15 ng/ml) ha avuto il 242% di possibilità in più di  avere un attacco di cuore rispetto a chi aveva livelli di almeno 30  ng/ml.
 La carenza di vitamina D è oggi universale e colpisce la quasi totalità  della popolazione, specie nei paesi al di sopra del 35° parallelo come  l’Italia. Maggiore e’ la latitudine, meno efficaci i raggi ultravioletti  nel produrre la vitamina.
 Alle nostre latitudini da novembre a marzo i raggi UV non sono in grado  di produrre la vitamina. Una crema solare con fattore di protezione 8  abbatte fino al 92% la produzione di vitamina D, un fattore di  protezione 15 fino al 99%.
 D’altro canto le persone che passano molto tempo ad abbronzarsi  producono piu’ melanina sulla pelle e quindi hanno una ridotta capacita’  di convertire la luce solare in vitamina D.
 Per usufruire del sole in modo sicuro bisogna attenersi alla seguente  regola: esporre il 25% della pelle (mani, braccia e parte inferiore  delle gambe)per un periodo di tempo che va dal 25 al 50% del tempo che  si presume sia necessario alla pelle per arrossarsi.
 Perciò se non vivete ai Tropici e se non passate la maggior parte delle  vostre giornate nudi sotto il sole è pressoché impossibile cha il vostro  organismo produca abbastanza vitamina D per tutte le sue necessità e  diventa quindi necessario assumerla come supplemento.
 In effetti per assumere almeno 1000 unità internazionali (UI) bisognerebbe bere 10 bicchieri di latte da 240 ml l’uno.
 Nella nostra popolazione vi e’ un epidemia di carenza di vitamina D;  meno del 5% raggiungono un livello nel sangue di 40-50 ng/ml oggi  considerati ideali, mentre la maggior parte è collocata fra i 5 ed i 20  ng/ml. Ossia livelli già bassi anche per gli obsoleti range di normalità  nei nostri laboratori che erano basati sul minimo di 20 ng/ml per  scongiurare il rachitismo. Si è valutato inoltre che tra il 40 e il 100%  delle persone anziane sia carente di vitamina D.
 La pratica ha dimostrato che per raggiungere i 50 ng/ mi sono necessari  almeno 5000 UI al giorno di vitamina D3, contro una RDA di 600-800 UI.  La somministrazione di queste quantità è però consigliata solo sotto  controllo medico mentre per i soggetti che non effettuano controlli  ematici è bene non superare le 2000 UI giornaliere.
 L’eccesso di vitamina D è in realtà assai più raro di quanto si pensasse  e valori ematici fino a 100 ng/ml non creano alcun problema. Il  problema è quindi solo quello di non averne abbastanza.
 Prof.Massimo Fioranelli
 Direttore Scientifico ARTOI
 Direttore “Centro Studi Scienze della vita”,
 Università “G. Marconi” – Roma

venerdì 17 marzo 2017

Riflessioni paradossali sull’èra del consumismo. Cioè dello spiritualismo

Riflessioni paradossali sull’èra del consumismo. Cioè dello spiritualismo 

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marzo 15, 2017 Rodolfo Casadei
La tecnologia dilapida la tecnica. L’intelligenza artificiale infiacchisce il pensiero. L’innovazione rifiuta la novità. Intervista a Fabrice Hadjadj
Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – I due filosofi invitati dal Centro culturale di Milano lunedì 27 febbraio a rispondere alla domanda “La tecnica ha varcato il mondo umano?” sono stati unanimi nel deprecare il fraintendimento di fondo implicito nell’interrogativo che ha fatto da titolo alla serata: l’uomo è tale proprio grazie alla tecnica. Ma si sono divisi su tutto il resto. Per Carlo Sini l’uomo coincide coi suoi strumenti, con le sue macchine, che vanno dal linguaggio alle tecnologie più avveniristiche. Per Fabrice Hadjadj non si può rinunciare alla distinzione cruciale fra tecnica e tecnologia, e ad approfondire il senso della dicotomia che ci ha condotto in una situazione inedita per l’umanità. Con lui, di cui è appena apparso in edizione italiana il libro Risurrezione. Istruzioni per l’uso (Ares, 167 pagine, 15 euro), abbiamo approfondito le conseguenze della divaricazione fra tecnica e tecnologia.
Lei non solo afferma che la tecnologia è il contrario della tecnica, ma che la tecnologia impone una visione spiritualista della realtà, soprattutto attraverso il consumismo, che alla tecnologizzazione della vita è intimamente legato.

Sì, è sbagliato confondere tecnologia e tecnica, perché a ogni progresso tecnologico è corrisposto un arretramento tecnico. La tecnica è il saper fare del contadino, dell’artigiano, dell’artista, e la natura della tecnologia non è questa. È piuttosto scienza applicata che produce apparecchiature il cui scopo è fornirci una comodità senza passare attraverso il saper fare, semplicemente premendo dei pulsanti. Perciò la tecnologia coincide con una privazione della tecnica: non ha bisogno del nostro saper fare e ci dà tutto con un “clic”. Fingendo di liberarci, ci rende dipendenti da un dispositivo nascosto. Dimentichiamo che dietro allo schermo del computer ci sono componenti elettroniche, c’è una materialità nascosta fatta di gente che lavora in miniera, di guerre per il coltan in Congo, di centrali elettriche e nucleari, di cinesi che lavorano come schiavi nelle fabbriche. Una delle conseguenze della perdita del saper fare è che senza saperlo diventiamo complici di un sistema di sfruttamento.
Un’altra è che perdiamo competenze tecniche: gli uomini preistorici avevano molte più competenze tecniche dell’uomo contemporaneo. Il consumismo si basa sullo stesso concetto della tecnologia: l’istantaneità. Voglio mangiare del pollo, e quello che voglio lo trovo istantaneamente dentro al supermercato, come istantaneamente le informazioni appaiono sul computer. Questa istantaneità fa perdere ogni rapporto fisico concreto col mondo, con la resistenza della realtà. Il consumismo non è un materialismo. Il consumista non è attaccato alle cose, anzi: non intrattiene un rapporto patrimoniale con esse, non le eredita e non le trasmette ai suoi discendenti. Dietro al consumismo c’è una forma paradossale di spiritualismo: consumiamo dei beni che gettiamo via, e così facendo dimostriamo la nostra superiorità rispetto ai beni materiali.
Contro il consumismo rivendico il ritorno al saper fare, e contro il suo spiritualismo rivendico la materialità e la tecnicità del cristianesimo. In esso c’è una coscienza molto forte del lavoro umano, dell’incontro con la realtà, con l’ordine della natura. Le immagini della Bibbia sono tutte legate all’agricoltura e all’allevamento, Dio padre è un vignaiuolo, e Suo figlio è il buon pastore. E il Verbo stesso si è fatto carpentiere, anzi qualcosa di più, perché la parola greca “tekton” che lo designa nel vangelo secondo Matteo indica proprio il tecnico nel senso del saper fare, del lavoro manuale. E la grande saggezza della vita monastica consiste nell’aver compreso il profondo legame che esiste fra la genuina spiritualità e il lavoro manuale.
Questo dovrebbe avere anche conseguenze politiche di vasta portata, se si vuole essere seri.

Certo, io sono un partigiano del distributismo di Belloc e Chesterton: il problema non è l’uguale ripartizione delle ricchezze, ma dei mezzi di produzione. Bisogna che la famiglia torni ad essere luogo di produzione, oltre che di rapporti e di trasmissione delle eredità.


Infatti lei sostiene che la tecnologia comporta la perdita non solo della tecnica, ma dell’economia. Mentre tutti pensano il contrario: la tecnologia moderna come trionfo della tecnica e dell’economia.

Sì, per quanto possa apparire paradossale io penso che il mondo attuale è il mondo della perdita della tecnica e dell’economia. Se fosse il mondo della tecnica, quelli che sanno suonare gli strumenti musicali dovrebbero essere tanti quanti quelli che ascoltano un’orchestra sinfonica o una band con un impianto hi-fi. Ma è anche perdita dell’economia, perché l’economia è “nomos” dell’“oikos”, cioè per stare all’etimologia della parola greca è quella disciplina, quella norma, che rende possibile la vita della famiglia, del focolare domestico. In origine, insomma, l’economia non era economia politica. Agli antichi l’economia politica sarebbe risultata assurda come un cerchio quadrato: l’economia si gioca al livello della famiglia, mentre la politica si gioca al livello della polis. Per gli antichi era chiaro che la famiglia non è solo luogo di relazioni fra i suoi membri, ma luogo di produzione. Le famiglie si raggruppavano anche per facilitare gli scambi di prodotti, ma non si può parlare di un’economia mercantile: era reciprocità fra famiglie. Oggi economia è sinonimo di scambio commerciale e monetario, ma la produzione familiare non passa attraverso il denaro. Ciò che viene chiamato economia è la distruzione dell’economia, è la sua mercificazione e monetarizzazione. Oggi quando si parla di lavoro si pensa subito al lavoro salariato. Al centro del discorso c’è il salario, cioè il denaro, che serve a comprare le cose che non so produrre da solo. Più nulla è prodotto da me, sono totalmente dipendente dal denaro. La prima di tutte le tecnologie, quella che ci fa perdere il saper fare, è il denaro. La nostra società ha ridotto ogni uso e ogni saper fare all’uso del denaro. Lì risiede il principio della mercificazione. Ma tutto questo non è economia, è sovversione, è distruzione dell’economia.
Si dice che uno degli exploit della tecnologia è la nascita dell’intelligenza artificiale, ma lei non è d’accordo.
Si parla di intelligenza artificiale in relazione alla gestione di grandi quantità di dati, che superano le capacità del cervello umano. In questo ambito il computer ci fornisce delle risposte che assomigliano a un esercizio dell’intelligenza, ma non lo fa seguendo la strada del pensiero o della riflessione. Un’apparecchiatura elettronica potrà anche simulare l’intelligenza umana meglio di un uomo, ma resterà sempre simulazione, perché dietro non c’è l’esercizio dell’intelligenza propriamente detta. Ciò che è proprio dell’intelligenza, è il lasciarsi sorprendere dalla realtà. Lo specifico dell’intelligenza è aprirsi alla realtà vedendo che in essa c’è qualcosa che la sorpassa. Per questo l’esercizio dell’intelligenza spesso sfocia nella meraviglia, e dunque nella lode, o nello sgomento, e dunque nella supplica. Davanti al dato di realtà, per il computer ci sono solo dati. Il dato di realtà si riassume in dati che si tratta di mettere in relazione, di gestire per mezzo di un algoritmo. Mentre ciò che è proprio dell’intelligenza è vedere in questi dati non semplicemente dei dati, ma un “donum”, cioè una donazione che in qualche modo supera le nostre capacità di gestione. Sì, io posso gestire le cose, posso manipolarle, ma perché prima di tutto c’è una generosità del reale entro la quale le cose si danno a me.


Che si tratti di biotecnologie, di procreazione medicalmente assistita o di exploit della comunicazione elettronica, non si può dire che i nostri contemporanei non siano stati avvertiti degli effetti deleteri della tecnologizzazione della vita umana. Eppure non si nota nessuna resipiscenza, anzi: la marcia verso la trasformazione dell’uomo in un prodotto prosegue senza soste. Perché questa ostinazione?
 
Non è del tutto vero che non ci sia reazione. Molte persone si indirizzano alla ricerca di modi di vita alternativi. C’è il fenomeno dei neo-contadini, gente che ha fatto studi altamente specializzati di ingegneria ed economia, e ora si dedica all’agricoltura e all’artigianato. Conosco giovani che hanno studiato filosofia e poi hanno creato un ecovillaggio recuperando un paesino abbandonato dove stanno riunendo famiglie per un’esperienza di autonomia economica e di solidarietà educativa attraverso la scuola parentale. Ma c’è una parte di verità nella sua osservazione. Se ci gettiamo così facilmente nelle braccia della tecnologizzazione e della mercificazione generalizzate, è perché siamo immersi in una profonda disperazione. Fino al XX secolo sono esistite utopie politiche e sociali che promettevano all’uomo la salvezza attraverso l’azione politica. Queste utopie sono crollate sotto il peso dei totalitarismi che hanno generato e della loro inefficacia. Oggi è il tempo dell’utopia tecnologica, ma non è una vera utopia: ci si crede solo a metà. Quella che domina, è la considerazione circa la mortalità della specie umana, la finitudine dei singoli: è bello vivere in famiglia e coltivare la terra, ma a che serve se tutto è votato alla morte? Perché fare dei figli, se sono destinati anche loro a marcire in una tomba? Allora si preferisce qualcosa dell’ordine dello stordimento. Anche al tempo delle utopie politiche e sociali non c’era vera speranza, ma c’erano speranze mondane che erano la versione secolarizzata della speranza cristiana. Crollate queste, regna una disperazione profonda. L’utopia tecnologica non crea vere speranze, ma rappresenta piuttosto la speranza di entrare in un divertimento assoluto, che non ci faccia più vedere la nostra disperazione profonda.

Una critica della tecnologizzazione della vita oggi deve misurarsi con l’emozionalizzazione del dibattito pubblico, dove ormai si parla solo per slogan. Chi reclama il rispetto dei limiti o sottolinea le esigenze della verità obiettiva, viene accusato di opporsi alla novità, al cambiamento, all’innovazione. Esiste un antidoto per tutto questo?

Tecnologizzazione ed emozionalizzazione sono intimamente legate. La tecnologia favorisce un modo impulsivo di rapportarsi alle cose. Non c’è più la pazienza dell’apprendimento: si premono dei pulsanti e si ottengono delle cose. Dietro c’è una supertecnologia altamente razionale, ma l’utilizzatore di questa tecnologia agisce in modo pulsionale. Pulsionale in due sensi: nel senso che non c’è controllo, non c’è ordine nelle emozioni, dilaga il culto dell’emozione, ma pulsionale anche nel senso che si premono dei pulsanti.

La tecnologia coltiva un modo pulsionale di rapportarsi al mondo. Questo lo esprime molto bene James Graham Ballard in romanzi come Crash e Il condominio. Lui ha mostrato che sotto la superficie del mondo ipertecnologico cova la ferocia. Basta che il vostro computer smetta di funzionare, e subito vi innervosite più del dovuto. È la tecnologizzazione stessa che crea un dispositivo pulsionale e questo dispositivo pulsionale va nel senso dell’emozione, per cui si parla per slogan o per dimostrazioni compassionevoli, l’incapacità di ricorrere al pensiero e di esprimere sentimenti ordinati è assoluta.
Poi c’è la questione della novità e dell’innovazione, che non sono affatto la stessa cosa, anzi: l’innovazione coincide col rifiuto della novità. L’innovazione è la novità per quanto riguarda gli oggetti, a prescindere dalla novità dei soggetti. La novità per quanto riguarda i soggetti è la nascita, o la rinascita. Quando nasce un nuovo essere umano, o quando una persona sperimenta un profondo cambiamento interiore, una conversione, allora ci troviamo davanti a una novità che riguarda il soggetto. Che cos’è l’innovazione? È cominciare con una penna a inchiostro, poi passare alla penna a sfera, alla macchina da scrivere, al pc. Facendo questo ho sviluppato il mio saper fare, ho imparato a scrivere come Virgilio, Dante, Manzoni, Eugenio Corti? No. Gli oggetti sono progrediti, ma il soggetto no.
Il secondo problema con l’innovazione è che essa rappresenta il regno dell’obsolescenza: la cultura dell’innovazione è la cultura dello scarto di cui parla il Papa. L’oggetto innovativo ci spinge a disfarci dell’oggetto vecchio: non c’è più tradizione, recupero, eredità. A ogni passaggio l’innovativo caccia l’antico e lo riduce a scarto, a cosa obsoleta. La logica dell’innovazione è la logica dell’obsolescenza. Perché si va in questa direzione? A causa del risentimento nei confronti della nascita, della meraviglia di essere nati. Oggi si pensa che la nascita non è un bene: non abbiamo più speranza, perciò dispiace essere nati. A causa di questo odio della nascita ci si getta nel vortice dell’innovazione degli oggetti, ci si stordisce nel divertimento generalizzato.

sabato 11 marzo 2017

ZEOLITE
un minerale di origine vulcanica utilissimo
per il corpo e la mente

cos'è

Avete mai sentito parlare delle zeoliti? No, non è un nome di fantasia, si tratta di minerali di origine vulcanica che si formano per lo più dall'incontro tra lava incandescente e acqua di mare.
In pratica sono minerali naturali la cui struttura è micro-porosa, il che significa che hanno migliaia di piccoli canali nei quali vengono imbrigliate alte quantità di tossine e metalli pesanti dannosi alla nostra salute. Ecco perché è importante conoscerli e capire quale siano le loro proprietà.

cosa fà

La zeolite contiene quasi tutti gli elementi della tavola periodica e quindi oltre ad espellere le tossine reintegra gli elementi essenziali per il nostro organismo attraverso un intelligente scambio ionico in cui fornisce ciò di cui l’organismo è carente e toglie ciò che ha in eccesso apportando quindi notevoli e numerosi benefici

perchè

Questo minerale, nel suo viaggio lungo il canale digestivo assorbe sostanze nocive come metalli pesanti, radionuclidi, sostanze chimiche provenienti dai cibi e dalle medicine, virus, batteri, funghi e loro tossine, tossine fermentative che derivano da una alimentazione scorretta e da una flora batterica in disequilibrio ed eccessi di acidità nell'organismo. Un vero e proprio spazzino, ma non è tutto, perché contemporaneamente, rilascia gli oligo-elementi e i minerali di cui il corpo necessita. Il corpo così viene disintossicato, de-acidificato e snellito e contemporaneamente rimineralizzato




Ecco la struttura NANOporosa della zeolite

Le zeoliti (dal greco ζέω, "bollire" e λίθος, "pietra" per il motivo che se le zeoliti vengono riscaldate si rigonfiano[1]) sono una famiglia di minerali con una struttura cristallina regolare e micro-porosa caratterizzati da una enorme quantità di volumi vuoti interni ai cristalli.

Proprio per questa sua caratteristica ,riesce ad intrappolare
al suo passaggio ,metalli pesanti ,polveri sottili ,smog, veleni....

A chi serve?
  •  A TUTTI: elimina dall'organismo, i metalli pesanti , pesticidi e smogpresenti nei cibi e nell'aria,che abbiamo ingerito o respirato.
  •  AGLI SPORTIVI: le zeoliti  attivate, anche in sinergia con altri principi attivi, vengono usate per ridurre    l'acidosi lattica e aumentare la resistenza ed il recupero
  • AI MANAGER DI OGNI ETA’ E SESSO, LAVORATORI, IMPRENDITORI, STUDENTI: le zeoliti aiutano ad aumentare la concentrazione(attraverso la riduzione di ioni ammonio nel corpo) ed a ridurre stress ossidativo e stanchezza.
  • AGLI ANZIANI, CONVALESCENTI E PERSONE SOTTOPOSTE A STRESS: le zeoliti possono favorire la riduzione di stress e stanchezza aiutando a superare affaticamento e debolezza con risorse proprie e naturali.
  • A Chi ha elevato STRESS OSSIDATIVO: la riduzione dello stress ossidativo provocata dall'assunzione di zeolite aiuta a ridurre l’insorgenza di molte patologie (prevenzione) e migliora la qualità della vita (migliore funzionamento degli organi secondo la loro fisiologia).




 

A testimonianza del fatto che gli zeoliti fanno davvero bene possiamo citare il caso del 1986 di Chernobyl. Come ricorderete l’incidente fu grave, ma quello che forse non sapete è che i russi sono stati fra i primi a sfruttare la capacità della zeolite di attrarre e trattenere gli ioni positivi, come i metalli pesanti e gli isotopi radioattivi, infatti ne usarono tonnellate per erigere barriere e per bonificare i terreni contaminati. Nel caso di Chernobyl fu usata la zeolite, per decontaminare le acque, e venne anche usata nella preparazione di biscotti e cioccolate da dare ai bambini colpiti dalle radiazioni per proteggerli dalle conseguenze dell’esposizione.


Fra le proprietà più note la zeolite ha la capacità di ridurre i radicali liberi in eccesso, responsabili dell’insorgenza o dell’aggravamento di molte malattiecome diabete, malattie cardiovascolari, tumori ed invecchiamento precoce.

E' dal 1996 che in Giappone le zeoliti sono state approvate come additivi alimentari e dal 1986 in tutto il mondo sono stati approvati 39 brevetti relativi all'applicazione delle zeoliti nell'uomo.

COME FUNZIONA
Ma come funziona la zeolite nel nostro organismo? La struttura cristallina è costituita da minuscoli canali diretti in tutte le direzioni che hanno una carica negativa, questa caratteristica consente l’assorbimento di numerose tossine che avendo carica positiva, vengono attirate dalla zeolite e intrappolate nei canali cristallini.

Dato che la zeolite non viene assorbita dall'apparato gastro-intestinale, essa viene espulsa con le feci insieme a tutta la robaccia che ha incontrato nel suo percorso. Dunque tutte le sostanze tossiche che si trovano già all'interno del corpo vengono richiamate dentro il lume intestinale, come attirate da una calamita, con il risultato di una efficace disintossicazione sistemica.


Così anche fegato e reni vengono alleggeriti, perché molte tossine vengono già “afferrate” nel canale digestivo e non raggiungono quindi la circolazione. A beneficiare di questa profonda pulizia saranno anche i tessuti connettivi (depositi di scorie) e di conseguenza le cellule.
La Zeolite stimola anche la funzione intestinale, pulisce l’intestino e di conseguenza la flora batterica e influenza positivamente l’aspetto della pelle e la tolleranza ai cibi.

Risultati immediatamente visibili si hanno negli sportivi, in particolare coloro che praticano un’attività estenuante come la maratona o le gare di ciclismo. Durante una gara massacrante come una maratona, si produce acido lattico che disturba la prestazione, inoltre l’organismo produce anche ammoniaca, tossica per il cervello ed responsabile di molte delle crisi di fatica.

Facendo uso di zeolite si limitano molto gli effetti negativi delle crisi di fatica, riducendo la quantità di ammoniaca che intossica il cervello. Certo non si tratta di una panacea, ma i suoi effetti sono reali e dato che non ha effetti collaterali il suo uso fatto anche da persone sane rappresenta un buon fattore di prevenzione.
In Italia la zeolite è ben poco nota mentre è molto impiegata in Usa, Russia, Giappone, Cina.
La zeolite contiene quasi tutti gli elementi della tavola periodica e quindoltre ad espellere le tossinereintegra gli elementi essenziali per il nostro organismo attraverso un intelligente scambio ionico in cui fornisce ciò di cui l’organismo è carente e toglie ciò che ha in eccesso apportando quindi notevoli e numerosi benefici:
– aumento delle prestazioni fisiche e mentali
– aumento della motivazione
– alleggerimento dell’umore
– migliore gestione dello stress
– aumento delle difese immunitarie
– sostegno delle risorse di autoguarigione dato l’apporto all’autoregolazione

Sono anche in corso alcuni studi sugli effetti che la zeolite  ha sul cancro, soprattutto sugli animali in termini di riduzione della massa tumorale, miglioramento della salute generale, delle prospettive di vita. L’applicazione locale di zeolite al cancro della pelle di cani ha efficacemente ridotto la formazione e la crescita tumorale. Inoltre, gli studi tossicologici su topi e ratti hanno dimostrato che il trattamento non ha effetti negativi.

Le zeoliti sono in grado di assorbire composti a basso peso molecolare (ad esempio idrocarburi, biossido di zolfo, ed ossidi di azoto) oltre che micotossine. Esse agiscono come setacci molecolari ed assorbono gas e sostanze disciolte di determinate dimensioni, e quindi anche tutto lo smog che involontariamente ci “mangiamo”.

 Ecco perché il suo uso è consigliato in presenza di fattori di inquinamento ambientale come polveri sottili, smog, stress elevato ed in tutte le patologie correlate con aumento di sostanze tossiche e radicali liberi. 

La Zeolite non ha controindicazioni di alcun genere, non ci sono problemi di troppa o troppa poca assunzione.

dosi
Una buona dose giornaliera sono 3 cucchiaini da caffè 1 volta al giorno, e se assunta per 2 mesi si instaura una il ciclo di disintossicazione,

poi come mantenimento si riduce la dose a 1 cucchiaino da caffè al giorno.

La Zeolite va messa in un bicchiere d' acqua o la vostra bevanda preferita, mescolata bene ,e bevuta, se rimane della polvere sul fondo va messa altra acqua per bere il residuo rimasto. E’ consigliabile assumerla ad almeno 30 minuti lontano dai pasti.




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    IL MINERALE CHE ASSORBE I METALLI E CONTRASTA I RADICALI LIBERI
    soprannominata “lo spazzino dell’organismo” possiede la grande capacità di assorbire tossine, metalli pesanti e pesticidi che ingeriamo respirando e nutrendoci

    1Depurante: assorbe tossine, metalli pesanti, e prodotti chimici, allontanandoli dall'organismo.
    2Antiossidante: neutralizza i radicali liberi
    3Alcalinizzante: contribuisce attivamente al mantenimento dell'equilibrio fisiologico
    4. Migliora le prestazioni mentali, ma anche fisiche
    5.E' un'alleato della pelle: allevia acne, psoriasi ed eczemi, dermatiti e gonfiori
    6. Immunostimolante
    7. Supporto al tratto gastrointestinale: regola il metabolismo, migliora la digestione e contrasta gastriti e ulcere.
    8. Aumenta la fertilità
    9. Antitumorale: potenzia l'attività di chemioterapia  e radioterapia; al contempo indebolisce le cellule tumorali.