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domenica 19 febbraio 2012

preghiera,


circa le quattro del pomeriggio…

l 30 novembre, festa di Sant’Andrea,
«Quando avevi sentito la voce del Precursore…, quando il Verbo si è fatto carne ed ha portato la Buona Novella della salvezza sulla terra, tu l’hai seguito, offrendo te stesso come primizia, come prima offerta a Colui che poi hai fatto conoscere, lo hai indicato a tuo fratello riconoscendolo nostro Dio (Gv 1,35-41): pregalo di salvarci, illuminarci… Lasci le reti per diventare pescatore di uomini con la “canna” della predicazione e l’amo della fede. Hai salvato i popoli dall’abisso dell’errore, Andrea, fratello del capo del coro degli Apostoli, la cui voce risuona per istruire tutta la terra. Illumina coloro che celebrano la tua dolce memoria, coloro che sono nelle tenebre… Andrea, primo chiamato fra i tuoi discepoli, Signore, ha voluto imitarti nella Passione; si è fatto simile a te anche nella morte. Per la tua croce ha ripescato dall’abisso dell’ignoranza coloro che vi si erano smarriti per riportarli a te. Perciò cantiamo a te, Signore di bontà: per la sua intercessione donaci la pace… Rallegrati, Andrea, che diffondi ovunque la gloria del nostro Dio, come narrano i cieli (Sal 19,2). Tu, il primo a rispondere alla chiamata di Cristo, sei diventato suo intimo amico; imitando il suo amore, rifletti la sua luce su coloro che abitano nelle tenebre. È per questo che celebriamo la tua festa e cantiamo: “Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola” (Sal 18,5)».
Dalla liturgia bizantina
Vespri del 30 novembre


Postato da: giacabi a 15:19 | link | commenti
preghiere

sabato, 15 ottobre 2011

Vieni Gesù abbiamo bisogno di te
***

Sei ancora, ogni giorno, in mezzo a noi. E sarai con noi per sempre. Vivi tra noi, accanto a noi, sulla terra ch'è tua e nostra, su questa terra che ti accolse, fanciullo, tra i fanciulli e, giustiziabile, tra i ladri; vivi coi vivi, sulla terra dei viventi che ti piacque e che ami, vivi d'una vita non umana sulla terra degli uomini, forse invisibile anche a quelli che ti cercano, forse sotto l'aspetto d'un Povero che compra il suo pane da se e nessuno lo guarda.
 

                Ma ora è giunto il tempo che devi riapparire a tutti noi e dare un segno perentorio e irrecusabile a questa generazione. Tu vedi, Gesù, il nostro bisogno; tu vedi fino a che punto è grande il nostro bisogno; non puoi fare a meno di conoscere quanto è improrogabile la nostra necessità, come è dura e vera la nostra angustia, la nostra indigenza, la nostra disperanza; tu sai quanto sognamo d'una tua intervenzione, quant'è necessario un tuo ritorno.
                Sia pure un breve ritorno, una venuta improvvisa, subito seguita da un'improvvisa scomparsa; un'apparizione sola, un arrivare .. e un ripartire, una parola sola nel giungere, una parola sola nello sparire, un segno solo, un avviso unico, un balenamento nel cielo, un lume nella notte, un aprirsi del cielo, una risplendenza nella notte, un'ora sola della tua eternità, una parola sola per tutto il tuo silenzio.
                Abbiamo bisogno di te, di te solo, e di nessun altro. Tu solamente, che ci ami, puoi sentire, per noi tutti che soffriamo, la pietà che ciascuno di noi sente per se stesso. Tu solo puoi sentire quanto è grande, immisurabilmente grande, il bisogno che c' è di te, in questo mondo, in questa ora del mondo. Nessun' altro, nessuno dei tanti che vivono, nessuno di quelli che dormono nella mota della gloria, può dare, a noi bisognosi, riversi nell'atroce penuria, nella miseria più tremenda di tutte, quella dell'anima, il bene che salva. Tutti hanno bisogno di te, anche quelli che non lo sanno, e quelli che non lo sanno assai più di quelli che sanno. L 'affamato s'immagina di cercare il pane e ha fame di te; l'assetato crede di voler l'acqua e ha sete di te; il malato s'illude di agognare la salute e il suo male è l'assenza di te. Chi ricerca la bellezza nel mondo cerca, senza accorgersene, te che sei la bellezza intera e perfetta; chi persegue nei pensieri la verità, desidera, senza volere, te che sei l'unica verità degna d'esser saputa; e chi s'affanna dietro la pace cerca te, sola pace dove possono riposare i cuori più inquieti. Essi ti chiamano senza sapere che ti chiamano e il loro grido è inesprimibilmente più doloroso del nostro.
                Noi non gridiamo verso di te per la vanità di poterti vedere come ti videro Galilei e Giudei, ne per la gioia di guardare una volta i tuoi occhi, ne per l' orgoglio matto di vincerti colla nostra supplicazione. Non chiediamo, noi, la grande discesa nella gloria dei cieli, né il fulgore della Trasfigurazione, né gli squilli degli angeli e tutta la sublime liturgia dell'ultima venuta. C'è tanta umiltà, tu lo sai, nella nostra irrompente tracotanza! Noi vogliamo soltanto te, la tua persona, il tuo povero corpo trivellato e ferito, colla sua povera camicia d'operaio povero; vogliamo veder quegli occhi che passano la parete del petto e la carne del cuore, e guariscono quando feriscono collo sdegno, e fanno sanguinare quando guardano con tenerezza. E vogliamo udire la tua voce che sbigottisce i demoni da quanto è dolce e incanta i bambini da quanto è forte.
                Tu sai quanto sia grande, proprio in questo tempo, il bisogno del tuo sguardo e della tua parola. Tu lo sai bene che un tuo sguardo può stravolgere e mutare le nostre anime, che la tua voce ci può trarre dallo stabbio della nostra infinita miseria; tu sai meglio di noi, tanto più profondamente di noi, che la tua presenza è urgente e indifferibile in questa età che non ti conosce.
                Sei venuto, la prima volta, per salvare; nascesti per salvare; parlasti per salvare; ti facesti crocifiggere per salvare: la tua arte, la tua opera, la tua missione, la tua vita è di salvare. E..noi abbiamo oggi, in questi giorni grigi e maligni, in questi anni che sono un condensamento e un accrescimento incomportabile d'orrore e dolore, abbiamo bisogno, senza ritardi, d'esser salvati!
                Se tu fossi un Dio geloso e acrimonioso, un Dio che tiene il rancore, un Dio vendicativo, un Dio solamente giusto, allora non daresti ascolto alla nostra preghiera. Perché tutto quello che gli uomini potevan farti di male, anche dopo la tua morte, e più dopo la morte che in vita, gli uomini  l'hanno fatto; noi tutti, quello stesso che ti parla insieme agli altri, l'abbiamo fatto. Milioni di Giuda ti hanno baciato dopo averti venduto, e non per trenta denari soli, e neppure una volta sola; legioni di Farisei, sciami di Caifa ti hanno sentenziato malfattore, degno d'esser rinchiodato; e milioni di volte, col pensiero e la volontà, ti hanno crocifisso; e un'eterna canaia di fecciosi insobilliti t'ha ricoperto il viso di saliva e di schiaffi; e gli staffieri, gli scaccini, i portinai, la gente d'arme degli ingiusti detentori d'argento e di potestà ti hanno frustate le spalle e insanguinata la fronte; e migliaia di Pilati, vestiti di nero o di vermiglio, usciti appena dal bagno, profumati d'unguenti, ben pettinati e rasati, ti hanno consegnato migliaia di volte agl'impiccatori dopo averti riconosciuto innocente; e innumerevoli bocche flatulenti e vinose hanno chiesto innumerevoli volte la libertà dei ladri sediziosi, dei criminali confessi, degli assassini conosciuti, perché tu fossi innumerevoli volte trascinato sul Teschio e affisso all'albero con cavicchi di ferro fucinati dalla paura e ribattuti dall'odio.
                Ma tu hai perdonato tutto e sempre. Tu sai, tu che sei stato in mezzo a noi, qual è il fondo della nostra natura sciagurata. Non siamo che rappezzi e bastardume, foglie instabili e passanti, carnefici di noi medesimi, aborti malvenuti che si sdraiano nel male a guisa d'un lattante rinvoltato nel suo piscio, d'un briaco stramazzato nel suo vomito, d'un accoltellato disteso nel suo sangue d'un ulceroso giacente nel suo marciume. T'abbiamo respinto perché troppo puro per noi; t'abbiamo condannato a morte perché eri la condanna della nostra vita. Tu stesso l'hai detto in quei giorni: «Stetti in mezzo al mondo e nella carne mi rivelai ad essi; e trovai tutti ubriachi e nessuno trovai fra loro assetato, e l'anima mia soffre per i figlioli degli uomini, poiché son ciechi nel loro cuore». Tutte le generazioni sono eguali a quella che ti crocifisse e, sotto qualunque forma tu venga, ti rifiutano. «Simili, - tu dicesti - a quei ragazzi che stanno per le piazze e gridano ai compagni: "V'abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; abbiamo intonato lamenti e non avete pianto" ». Così abbiamo fatto noi, per quasi sessanta generazioni.
                Ma ora è venuto il tempo che gli uomini son più ebbri d'allora ma più sitibondi. In nessuna età come in questa abbiamo sentito la sete struggente d'una salvazione soprannaturale. In nessun tempo, di quanti ne ricordiamo, l'abbiettezza è stata così abbietta e l'arsura così ardente. La terra è un Inferno illuminato dalla condiscendenza del sole. Ma gli uomini sono attuffati in una pegola di sterco stemperato nel pianto, dalla quale si levano, talvolta, frenetici e sfigurati, per buttarsi nel bollor vermiglio del sangue, con la speranza di lavarsi. Da poco sono usciti da uno di questi feroci lavacri e son tornati, dopo l'immensa decimazione, nel comun brago escrementizio. Le pestilenze hanno seguito le guerre; i terremoti le pestilenze; immani armenti di cadaveri infraciditi, quanti ne bastava una volta per popolare un regno, son distesi sotto il lieve schermo della terra bacosa, occupando, se fossero insieme, lo spazio di molte province. Eppure, come se tutti quei morti non fossero che una prima rata dell'universale distruzione, seguitano ad uccidersi e ad uccidere. Le nazioni opulente condannano alla fame le nazioni povere; i ribelli ammazzano i loro padroni di ieri; i padroni fanno ammazzare i rivoltosi dai loro mercenari; nuovi dittatori, profittando dello sfasciume di tutti i sistemi e di tutti i regimi, conducono intere nazioni alla carestia, alla strage e alla dissoluzione.
                L 'amor bestiale di ciascun uomo per se stesso, di ogni casta per se medesima, di ogni popolo per se solo, è ancora più cieco e gigante dopo gli anni che l'odio ricoprì di fuoco, di fumo, di fosse e d'ossami la terra. L 'amore di se, dopo la disfatta universale e comune, ha centuplicato l'odio: odio dei piccoli contro i grandi, degli scontenti contro gli inquieti, dei servipadroni contro i padroni asserviti, dei ceti ambiziosi contro i ceti declinanti, delle razze egemoni contro le razze vassalle, dei popoli aggiogati contro i popoli aggiogatori. L'ingordigia del troppo ha generato l'indigenza del necessario; la prurigine dei piaceri il rodìo delle torture, la smania di libertà l'aggravamento delle pastoie.
                Negli ultimi anni la specie umana, che già si torceva nel delirio di cento febbri, è impazzita. Tutto il mondo rintrona del fragore di macerie che rovinano; le colonne sono interrate nel pattume; e le stesse montagne precipitano dalle cime valanghe di pietrisco perché tutta la terra diventi un maligno piano eguale. Anche gli uomini ch'eran rimasti intatti nella pace dell'ignoranza li hanno strappati a forza dalle sodaglie pastorali per rammontarli nel mescolamento rabbioso delle città a inzafardarsi e patire.
                Dappertutto un caos in sommovimento, un subbuglio senza speranza, un brulicame che appuzza l'aria afosa, una irrequietudine scontenta di tutto e della propria scontentezza. Gli uomini, nell'ebrietà sinistra di tutti i veleni, consuman se stessi per bramosia di fiaccare i loro fratelli di pena, e, pur di uscire da questa passione senza gloria, cercano, in tutte le maniere, la morte. Le droghe estatiche e afrodisiache, le voluttà che struggono e non saziano, l'alcool, i giuochi, le armi, prelevano ogni giorno a migliaia i   sopravvissuti alle decimazioni obbligatorie.
                Il mondo, per quattr'anni interi, s'è imbrattato di sangue per decidere chi doveva aver l'aiola più grande e il più grosso marsupio. I servitori di Mammona hanno cacciato Calibano in opposte interminabili fosse per diventare più ricchi e impoverire i nemici. Ma questa spaventevole esperienza non ha giovato a nessuno. Più poveri tutti di prima, più affamati di prima, ogni gente è tornata ai piedi di fango del Dio Negozio a sacrificargli la pace propria e la vita altrui. Il divino Affare e la santa Moneta occupano, ancora più che nel passato, gli uomini invasati. Chi ha poco vuol molto; chi ha molto vuol più; chi ha ottenuto il più vuol tutto. Avvezzati allo sperpero degli anni divoratori, i sobri son diventati ghiotti, i rassegnati son fatti avidi, gli onesti si son dati al ladroneccio, i più casti al mercimonio. Sotto il nome di commercio si pratica l'usura e l'appropriazione; sotto l'insegna della grande industria la pirateria di pochi a danno di molti. I barattieri e i malversatori hanno in custodia il denaro pubblico e la concussione fa parte della regola di tutte le oligarchie. I ladri, rimasti soli ad osservare la giustizia, non risparmiano, nell'universale ruberia, neppure i ladri. L 'ostentazione dei ricchi ha chiodato nella testa di tutti che altro non conta, sulla terra finalmente liberata dal cielo, che l'oro e quel che si può comprare e sciupare coll'oro.
                Tutte le fedi, in questo marame infetto, smortiscono e si disfanno. Una sola religione pratica il mondo, quella che riconosce la somma trinità di Wotan, Mammona e Priapo: la Forza che ha per simbolo la Spada e per tempio la Caserma; la Ricchezza che ha per simbolo l'Oro e per tempio la Borsa; la Carne che ha per simbolo il Phallus e per tempio il Bordello. Questa è la religione regnante su tutta la terra, praticata con ardore dai fatti, se non sempre con le parole, da tutti i viventi. L 'antica famiglia si frantuma: il matrimonio è distrutto dall'adulterio e dalla bigamia; la figliolanza a molti par maledizione e la scansano con le varie frodi e gli aborti volontari; la fornicazione sopravanza gli amori legittimi; la sodomia ha i suoi panegiristi e i suoi lupanari; le meretrici, pubbliche e occulte, regnano sopra un popolo immenso di slombati e di sifilitici.
                Non c'è più Monarchie e neanche Repubbliche. Ogni ordine non è che fregio e simulacro. La Plutocrazia e la Demagogia, sorelle nello spirito e nei fini, si contendono la dominazione dell'orde sediziose, malamente servite dalla Mediocrità salariata. E intanto sopra l'una e l'altra delle caste in campo, la Coprocrazia, realtà effettiva e incontestata, ha sottomesso l' Alto al Basso, la Qualità alla Quantità, lo Spirito al Fango.
                Tu sai queste cose, Cristo Gesù, e vedi ch'è giunta un'altra volta la pienezza dei tempi e che questo mondo febbroso e imbestiato non merita che d'esser punito da un diluvio di fuoco o salvato dalla tua mediazione. Soltanto la tua Chiesa, la Chiesa da te fondata sulla pietra ai Pietro, la sola che meriti il nome di Chiesa, la Chiesa unica e universale che parla da Roma colle parole infallibili del tuo vicario, ancora emerge, rafforzata dagli assalti, ingrandita dagli scismi, ringiovanita dai secoli, sul mare furioso e minaccioso del mondo. Ma tu che l'assisti col tuo spirito sai quanti e quanti, perfino fra quelli che vi son nati,  vivon fuori dalla sua legge .
                Hai detto una volta: «Se uno è solo io sono con lui. Rimuovi la pietra e li mi ritroverai, incidi il legno ed io son qui.». Ma per scoprirti nella pietra e nel legno è necessaria la volontà di cercarti, la capacità di vederti. E oggi i più degli uomini non vogliono non sanno trovarti. Se non fai sentire la tua mano sopra il loro capo e la tua voce ne' loro cuori seguiteranno a cercare solamente se stessi, senza trovarsi, perché nessuno si possiede se non ti possiede. Noi ti preghiamo, dunque, Cristo, noi, i rinnegatori, i colpevoli, i nati fuori di tempo, noi che ci rammentiamo ancora di te, e ci sforziamo di viver con te , ma sempre troppo lontani da te, noi, gli ultimi , i disperati, i reduci dai peripli e dai precipizi, noi ti preghiamo che tu ritorni ancora una volta fra gli uomini che ti uccisero, fra gli uomini che seguitano a ucciderti, per ridare a tutti noi, assassini nel buio, la luce della vita vera.
                Più d'una volta sei apparso, dopo la Resurrezione, ai viventi a quelli che credevan d'odiarti, a quelli che ti avrebbero amato anche se tu non fossi figliolo di Dio, hai mostrato il tuo viso ed hai parlato con la tua voce. Gli asceti nascosti tra le ripe e le sabbie, i monaci nelle lunghe notti dei cenobi, i santi sulle montagne, ti videro e ti udirono e da quel giorno non chiesero che la grazia della morte per riunirsi con te. Tu eri la luce e parola sulla strada di Paolo, fuoco e sangue nello speco di Francesco, amore disperato e perfetto nelle celle di Caterina e di Teresa. Se tornasti per uno perché non torni, una volta, per tutti ? Se quelli meritavano di vederti, per i diritti dell'appassionata speranza, noi possiamo invocare i diritti della nostra deserta disperazione. Quell'anime ti evocarono col potere dell'innocenza; le nostre ti chiamano dal fondo della debolezza e dell'avvilimento. Se appagasti l'estasi dei Santi perché non dovresti accorrere al pianto dei Dannati? Non dicesti d'esser venuto per gl'infermi e non per i sani, per quello che s'è perduto e non per quelli che son rimasti? Ed ecco tu vedi che tutti gli uomini sono appestati e febbricitanti e che ognuno di noi, cercando se, s'è smarrito e ti ha perso. Mai come oggi il tuo Messaggio è stato necessario e mai come oggi fu dimenticato o spregiato. Il Regno di Satana è giunto ormai alla piena maturazione e la salvezza che tutti cercano brancolando non può esser che nel tuo Regno.
                La grande esperienza volge alla fine. Gli uomini, allontanandosi dall'Evangelo, hanno trovato la desolazione e la morte. Più d'una promessa e d'una minaccia s'è avverata. Ormai non abbiamo, noi disperati, che la speranza d'un tuo ritorno. Se non vieni a destare i dormienti accovati nella belletta puzzante del nostro inferno, è segno che il gastigo ti sembra ancor troppo certo e leggero per il nostro tradimento e che non vuoi mutare l'ordine delle tue leggi. E sia la tua volontà ora e sempre, in cielo e sulla terra.
                Ma noi, gli ultimi, ti aspettiamo. Ti aspetteremo ogni giorno, a dispetto della nostra indegnità e d'ogni impossibile. E tutto l'amore che potremo torchiare dai nostri cuori devastati sarà per te, Crocifisso, che fosti tormentato per amor nostro e ora ci tormenti con tutta la potenza del tuo implacabile amore.

 Giovanni Papini , Storia di Cristo , FI , Vallecchi , 1922, pp. XII-XIII .
 

Postato da: giacabi a 20:52 | link | commenti
preghiere, papini

giovedì, 29 settembre 2011

La preghiera
***
La preghiera è l’unico atteggiamento realistico di fronte al Mistero
(H.U. von Balthasar, Verbum caro, Morcelliana, Brescia 1970, 227).
***

 Questa è la preghiera: la coscienza di sé fino in fondo che si imbatte in un Altro.
Così la preghiera è l’unico gesto umano in cui la statura dell’uomo è
totalmente realizzata.

don Giussani  da:Il Senso religioso


Postato da: giacabi a 16:29 | link | commenti (1)
preghiere, giussani, von balthasar

giovedì, 01 settembre 2011


PREGHIERA
***
Gesù, mio Signore e mio Dio, ecco che ho imparato a conoscerti. Io ti conoscevo da tanto tempo, da quando, ancora fanciullo, m’attiravi nella semplicità del tuo mistero. Tu eri uno dei miei amici. Io andavo a contemplarti nel presepio e sapevo bene che là non c’era di Te che una immagine.
Nella semplicità della mia fede era Te che io trovavo. Tu eri veramente il mio amico, un figlio degli uomini che io adoravo come il mio Dio. Ti conoscevo quando cercavo di sfuggirti, quando non volevo pronunciare il “sì” alle tue domande, quando mi ritiravo, sgomento, dal tuo amore.
E tuttavia Tu fosti il più forte, Tu hai schiuso la mia anima alla pietà, mi hai fatto comprendere che avrei avuto da combattere contro l’ingiustizia del mondo e che c’era da accettare, già in precedenza, un compito immenso, sotto la guida della tua mano amorosa.
Mi hai dato la forza di disprezzare la morte, mi hai riempito il cuore di coraggio. Tu mi hai fatto amare ardentemente i miei compagni di guerra, senza che l’odio contro il nemico penetrasse nel mio cuore.
Ti avevo trovato nel Vangelo e avevo imparato con avidità le tue parole, il tuo discorso sulla Montagna, quello dopo l’ultima cena, le tue parabole. Il tuo insegnamento portava l’equilibrio nel mio spirito e mi dava rispetto infinito per il prossimo. Io vivevo in Te e tu avevi preso possesso di tutta la mia vita……
Un giorno t’impossessasti di tutto il mio essere. Io mi gettai in Te senza capire ancora dove ti piacesse condurmi, senza comprendere fino a che punto bisognasse assomigliarti nella sofferenza e nell’amore.
Sei stato capace di portarmi dentro gli abissi. Sei riuscito a trattenermi quando sdrucciolavo : sollevarmi quando cadevo. Mai mi hai abbandonato, neppure quando mi capitava di ritirare la mia donazione.
Tu hai riempito il mio cuore del tuo amore per l’umanità. Io non mi sono mai imbattuto in poveri straccioni senza rimanerne commosso, non sono mai capitato in un sobborgo o in un villaggio miserabile senza soffrirne, tra gente denutrita o sfruttata senza reagire. L’avarizia delle nazioni ricche m’è apparsa mostruosa. Avrei voluto che il tuo amore facesse scomparire tanti egoismi……. E’ in Te che io presi coscienza di me stesso, in Te mi raccolgo perché Tu mi riconduca ai miei fratelli, è in Te che mi sento riappacificato, quando la collera o l’amarezza mi afferrano e, quando mi sento disprezzato o combattuto, è in Te che io imparo ad amare chi mi disprezza o mi combatte….. Tu sei all’inizio e al termine di ciò che in me ha valore. Tutto ciò che faccio nella carità è stato prima realizzato in Te ; tutto quello che merito è l’applicazione del tuo merito. Io non faccio che amministrare ciò che hai guadagnato per me. ……….Tu fai crescere ciò che di divino è in me. Ma Tu sei pure l’uomo crocifisso, nel quale bisogna espiare il proprio peccato, collaborare alla redenzione dell’umanità ; Tu vuoi che il nostro cuore si spezzi insieme con il tuo per rassomigliarti nella sofferenza. Tu vuoi che diventiamo sempre più capaci di soffrire con Te. Tu sei l’intimo, l’amico e riusciremo a conoscerti bene solo se metteremo in noi stessi il tuo dolore, e se ci inserirai nel tuo dolore.
Ciò, rigorosamente parlando, è un desiderio folle di grandezza ; in Te io incontro tutta l’umanità che raccogli nel tuo amore e per la quale, come uomo, hai donato Te stesso ; in Te io incontro la pienezza di Dio.
…….Gesù, fratello, Signore, Dio mio, sarei molto più unito a Te se fossi stato più fedele. Ancora oggi sto cominciando a scoprirti ; ma a misura che dalla tua misericordia io vengo mutato in Te, mi sento più vicino all’umanità, a ciascun uomo, a tutti. Entrare nella tua intimità significa nel tempo stesso entrare nell’intimità trinitaria e nella conoscenza amante dell’umanità.
(Dimensioni della Carità pp. 181-183)

da: La vita di Louis-Joseph Lebret


Postato da: giacabi a 17:09 | link | commenti
preghiere, lebret

venerdì, 19 agosto 2011

***
 
"Mandaci, o Dio, i folli di cui abbiamo bisogno". Mandaci, o Dio, dei folli: quelli che s'impegnano a fondo, che sanno obliarsi, che amano sinceramente e non solo a parole, che veramente sanno sacrificarsi fino alla fine. Abbiamo bisogno di entusiasti, di creature capaci di salti nell'incerto, nell'ignoto sempre più vasto della povertà: che accettino, gli uni di perdersi tra la massa anonima senza alcun desiderio di farsene un trampolino di lancio, gli altri di servirsi della superiorità acquisita unicamente al servizio di essa. Non sempre però questo salto consiste nel rompere i ponti col proprio ambiente e col proprio sistema di vita, ma è piuttosto una rottura fors'anche più profonda con quell'intimo egocentrismo del proprio io, che fino a questo momento ha dominato incontrastato. Abbiamo bisogno di folli del nostro tempo, amanti di una vita semplice, difensori delle classi più umili, alieni da ogni compromesso, decisi a non mai tradire, sprezzanti della loro stessa vita, pronti ad una abnegazione totale, capaci di accettare qualsiasi compito, di partire per obbedienza verso qualsiasi destinazione, liberi e sottomessi al tempo stesso, spontanei e tenaci, dolci e forti
(Fr. Louis Joseph Lebret o.p.).

Postato da: giacabi a 20:41 | link | commenti
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sabato, 02 luglio 2011

PREGHIERA
DI ALEXIS  CARREL
***

 
Vergine dolce, che soccorrete gli infelici, che vi implorano umilmente, proteggetemi. Io credo in Voi. Voi avete voluto rispondere al mio dubbio con un miracolo manifesto. Io non so vederlo, io dubito ancora. Ma il mio desiderio più vivo, il fine più alto di tutte le mie aspirazioni è di credere, perdutamente, ciecamente credere, senza più discutere, senza criticare. il Vostro nome è più dolce del sole del mattino. Prendete Voi il peccatore inquieto, dal cuore in tempesta, dalla fronte aggrondata, che si consuma nella ricerca delle chimere. Sotto i consigli profondi e duri del mio orgoglio intellettuale giace, disgraziatamente ancora soffocato, un sogno, il più affascinante di tutti i sogni, quello di credere in Voi, di amarvi, come i frati dall’ anima candida.”

Postato da: giacabi a 22:33 | link | commenti
preghiere, carrel

martedì, 14 giugno 2011

 
PREGHIERA
***
Tanti sono i miei debiti, al di sopra di ogni numero,

eppure non sono tanto sorprendenti quanto la tua misericordia.

Molti sono i miei peccati,


eppure saranno sempre pochi, in confronto al tuo perdono...

Cosa potrà fare un pò di tenebra

alla tua luce divina?

Come può un po' di oscurità rivaleggiare

con i tuoi raggi, tu che sei grande!

Come la concupiscenza del mio corpo fragile

potrà essere paragonata

con la Passione della tua croce?

Che sembianze possono avere

agli occhi della tua bontà, o Onnipotente,

i peccati dell’universo intero?

Ecco che essi sono... come una bolla di acqua

che per la tua pioggia abbondante,

scompare subito...

Tu doni il sole

ai cattivi e ai buoni,

e fai piovere per ambedue senza distinzione.

Per gli uni la pace è grande a motivo dell’attesa della ricompensa;...

Ma a coloro che hanno preferito la terra

perdoni per misericordia:

dai anche a loro un rimedio di vita, insieme con i primi;

aspetti sempre che tornino a te.




Sant’Ilario di Poitiers (circa 315-367), vescovo, dottore della Chiesa Su Matteo, IV, 27 ; SC 254, 149

Postato da: giacabi a 14:50 | link | commenti
preghiere

domenica, 27 marzo 2011

Preghiera
***


Preghiera - di Mia Martini
Finché tramonta il sole
finché la terra va
tu dona o mio Signore
a chi ti chiederà.
A chi non vede, gli occhi
la pace a chi non l'ha
e la speranza ai vecchi
che vogliono restar.
Ma l'uomo non capisce
e cosa fa?
Ha il mare in tasca
e l'acqua va a cercar.
A chi chiede il potere
dagliene a sazietà
e a chi denaro chiede
dagliene a volontà.
E poi dona al vigliacco
le gambe per fuggir
e a tutti i vagabondi
un letto per dormir.
Ma l'uomo non capisce
e cosa fa?
Ha il mare in tasca
e l'acqua va a cercar.

Finché tramonta il sole
tutto puoi fare tu
e a chi chiede violenza
tu dagliene di più
la libertà agli oppressi
ai giusti l'umiltà
io chiedo, solamente
di me non ti scordar!
Ma l'uomo non capisce
e cosa fa?
Ha il mare in tasca
e l'acqua va a cercar.

Ma l'uomo non capisce
e cosa fa?
Ha il mare in tasca
e l'acqua va a cercar

Postato da: giacabi a 09:07 | link | commenti
canti, preghiere

sabato, 19 marzo 2011

neanche quando la fatica si fa sentire
neanche quando il tuo piede inciampa
neanch...
e quando i tuoi occhi bruciano
neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati
neanche quando la delusione ti avvilisce
neanche quando l'errore ti scoraggia
neanche quando il tradimento ti ferisce
neanche quando il successo ti abbandona
neanche quando l'ingratitudine ti sgomenta
neanche quando l'incomprensione ti circonda
neanche quando la noia ti atterra
neanche quando tutto ha l'aria del niente
neanche quando il peso del peccato ti schiaccia
Invoca il tuo Dio, stringi i pugni, sorridi...e ricomincia!


San Leone Magno

Postato da: giacabi a 18:45 | link | commenti
perle, preghiere

lunedì, 03 gennaio 2011

Fa che siamo liberi
***
Nel libro sulla vita di Marija Judina, la prodigiosa pianista russa, è inclusa una preghiera. Era pronunziata assieme da chi frequentava con lei i "circoli di discussione" in quei primi anni di repressione sovietica. Il fermento di idee nuove, di scoperta della scienza, della musica, della poesia, di Dio era guidato da parole come queste.


Ti chiediamo Cristo, Maestro,
di purificare i nostri cuori
da ogni timore umano;
neltimore infatti non c'è verità.
Fa che siamo liberi secondo la Tua volontà.
Fa che siamo liberi nel Tuo amore.
Liberi in tutte le nostre vie che portano a Te.
Donaci un cuore saldo, energia di vita,
un ardire coraggioso fino alla morte.
Inviaci l'amore perfetto che scaccia il timore,
donaci la tua carità, Signore,
speranza e letizia di pace.
Signore, aiutaci,
tendila mano a ciascuno di noi
e non permettere che perisca quanto hai iniziato.
Rafforza la nostra unione,
forgia più salda la nostra catena,
così che niente possa spezzarla.
Guidaci dove Tu sai,
e non abbandonarci nel deserto.
Insegnaci a vivere in Te, a servire Te,
e per Te morire.
Insegnaci, o Signore, ad affidarti
noi stessi, gli uni gli altri e tutta la nostra vita.


(
Marija Judina- più della musica, Giovanna Parravicini, La casa di Matriona 2010
pg 44)

E' impressionante pensare quanto si siano realizzate queste parole, fino al martirio, all'imprigionamento e all'eliminazione fisica di quanti la recitavano. Chi non ammette la libertà non ammette Dio, e viceversa.
Siano queste parole guida anche per noi in questo anno che viene, in questo tempo che viene
Da: berlicche.splinder.com Fa che siamo liberi | 


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preghiere, judina

venerdì, 31 dicembre 2010

Preghiera
di Alexander Zino'ev,russo e ateo
***

 
"Ti supplico, mio Dio,
cerca di esistere almeno un poco per me.
Apri i tuoi occhi, ti supplico.
Non avrai da fare nient'altro che questo:
seguire ciò che succede ed è poca cosa, Signore.
Sforzati di vedere, te ne prego!
Vivere senza testimoni, quale inferno!
Per questo, forzando la mia voce io grido, io urlo.
Padre mio, ti supplico e piango. Esisti!"
.

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preghiere

domenica, 05 settembre 2010

PREGHIERA INDIANA
HO BISOGNO DI TE
O Signore, la cui voce sento nei venti
e il cui respiro dà vita a tutto il mondo, ascoltami.
Vengo davanti a te, uno dei tuoi tanti figli.
Sono piccolo e debole:
ho bisogno della tua forza e della tua saggezza.
Lasciami camminare tra le cose più belle
e fa’ che i miei occhi ammirino il tramonto rosso e oro.
Fa’ che le mie mani rispettino ciò che tu hai creato,
e le mie orecchie siano acute nell'udire la tua voce.
Fammi saggio,
così che io conosca le cose che tu hai insegnato,
le lezioni che hai nascosto in ogni foglia, in ogni roccia.

Cerco forza,
non per essere superiore ai miei fratelli,
ma per essere abile a combattere
il mio più grande nemico: me stesso.
Fà che io sia sempre pronto a venire con te,
con mani pulite e occhi diritti,
così che quando la vita svanisce
come la luce del tramonto,
il mio spirito possa venire a te senza vergogna.
Preghiera di Yellow Lark, capo indiano Sioux

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preghiere

domenica, 22 agosto 2010

Preghiera

 
O Dio, allontanarsi da te significa cadere. Rivolgersi a te significa alzarsi.  Rimanere in te significa avere durata nella sicurezza. O Dio, abbandonarti significa morire. Ritornare a te significa svegliarsi a nuova vita. Dimorare in te significa vivere

(S. Agostino).


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preghiere, agostino

lunedì, 19 luglio 2010

LA PREGHIERA
“In generale l’uomo non prega volentieri. E’ facile che egli provi, nel pregare, un senso di noia, un’imbarazzo, una ripugnanza, una ostilità addirittura. Qualunque altra cosa gli sembra più attraente e più importante. Dice di non aver tempo, di aver impegni urgenti, ma appena ha tralasciato di pregare, eccolo mettersi a fare le cose più inutili.
L’uomo deve smettere di ingannare Dio e se stesso.
E’ molto meglio dire apertamente:
“Non voglio pregare”.
Ma è vero che la preghiera è solo noia? Proviamo a guardarla un pò più da vicino!
La preghiera è un bisogno intimo dell’uomo, innato nel suo cuore. Perchè ? Semplicemente perchè Dio ci ha creato perchè entrassimo in comunione con Lui e la preghiera si inserisce in questo gioco di comunione.
La preghiera è uno strumento di amicizia, forse il più alto, il più misterioso, il più sublime. Dice Santa Teresa d’Avila: “La preghiera, altro non è che, un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo di essere amati”.
Nel gioco dell’amicizia la componente essenziale è quella della comunicazione. L’amicizia è fondamentalmente un incontro interpersonale e questo non si fa senza parole, senza esplicitazione. L’ immagine di due persone che stanno l’una accanto all’altra, ma non esprimono il loro rapporto, è l’immagine di due persone che non hanno rapporto fra di loro. Quindi nell’amicizia importante è il comunicare. Siamo invitati, quindi, al dialogo con Gesù. E’ questo il senso della preghiera: si prega per accrescere la nostra amicizia con Dio.
La preghiera è il mezzo, l’amicizia con Dio è il fine.

Romano Guardini

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preghiere, guardini

giovedì, 03 giugno 2010

Soltanto ora
***
 
Ascolta, o Dio! Non una volta nella mia vita ho parlato con te,
ma oggi mi vien voglia di farti festa.
Sai, fin da piccolo mi hanno sempre detto che non esisti…
io stupido ci ho creduto.
Non ho mai contemplato le tue opere,
ma questa notte ho guardato dal cratere di una granata
al cielo di stelle sopra di me
e affascinato dal loro scintillare,
ad un tratto ho capito come possa esser terribile l’inganno…
Non so, o Dio, se mi darai la tua mano,
ma io ti dico e tu mi capirai…
Non è strano che in mezzo a uno spaventoso inferno
mi sia apparsa la luce e io abbia scorto te?
Oltre a questo non ho nulla da dirti.
Sono felice solo perché ti ho conosciuto.
A mezzanotte dobbiamo attaccare,
ma non ho paura, tu guardi a noi.
È il segnale! Me ne devo andare. Si stava bene con te.
Voglio ancora dirti, e tu lo sai, che la battaglia sarà dura:
può darsi che questa notte stessa venga a bussare da te.
E anche se finora non sono stato tuo amico,
quando verrò, mi permetterai di entrare?
Ma che succede, piango?
Dio mio, tu vedi quello che mi è capitato,
soltanto ora ho incominciato a veder chiaro…
Salve, mio Dio, vado… difficilmente tornerò.


Si tratta della preghiera ritrovata nel taschino della giubba di Aleksandr
Zacepa, un soldato russo, che l’aveva composta immediatamente prima della battaglia dove avrebbe
trovato la morte, nella seconda guerra mondiale. Apparve per la prima volta su una rivista
clandestina nell’ottobre del 1972. Che strano, ora la morte non mi fa paura»3.

3 Pubblicata da V. Cattana, Le preghiere più belle del mondo, Oscar Mondadori, Milano 2000, p. 188.

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preghiere

domenica, 23 maggio 2010


L'inno di Pentecoste attribuito a Stefano Langton
I versi trasparenti della sequenza d'oro

***

di Inos Biffi
Per la Pentecoste la liturgia pone sulle nostre labbra la splendida sequenza Veni sancte Spiritus, in terzine di dimetri trocaici acatalettici, attribuita all'arcivescovo di Canterbury Stefano Langton (1150-1228 circa). È stata definita "Sequenza d'oro", certamente per i suoi versi luminosi e trasparenti, che, evocando le prerogative molteplici dello Spirito, ne implorano con ardente fervore l'effusione. Fin dalla supplica iniziale:  "Vieni, Santo Spirito, / e manda dal cielo/ un raggio della tua luce".
L'invocazione è ripetuta, perché le grazie implorate sono numerose e variegate, quali riflessi dell'intima e multiforme ricchezza dello Spirito.
Così, ne sollecitiamo con insistenza la venuta. "Vieni", replichiamo, decorandolo dei titoli più nobili e più elogiativi, che via via scorrono e si allacciano come un'armoniosa e incontenibile litania:  "Padre dei poveri, / dispensatore di doni, / luce dei cuori"; "Ottimo consolatore, / dolce ospite dell'anima, / soave refrigerio". E ancora:  "Riposo nella fatica, / freschezza negli ardori, / conforto nelle lacrime".
Ecco perciò il rinnovarsi della preghiera:  "O luce, fonte d'immensa gioia, / colma nel loro intimo / i cuori dei tuoi fedeli". Essi, infatti, sono ben coscienti che, se sono privi dello Spirito, "mancano di tutto, / e nulla si ritrova in loro di innocente":  solo lo Spirito li può liberare dalla sozzura, dall'aridità e dalle lacerazioni; e, ancora, dalla durezza, dal gelo e dal traviamento.
Le nostre terzine elencano, in questo caso con una triste sequela di umilianti evocazioni, quello che c'è nel fondo dell'uomo non trasformato dall'azione dello Spirito.
Ritorna allora l'accorato e confidente appello:  "Lava in noi quello che è sudicio, / irrora quello che è riarso, / risana quello che è ferito";  "Piega  ciò  che  è  rigido,  /  riscalda ciò che è freddo, / raddrizza quel che è distorto".
È chiesto, infine, lo Spirito nella pienezza dei suoi doni - il "Sacro Settenario" - perché conceda il premio alle virtù, guidi al traguardo della salvezza eterna ed elargisca la beatitudine senza tramonto.
In versi rapidi e concisi si trova delineata così una limpida teologia dello Spirito Santo, che, riversato con divina sovrabbondanza nella vita del cristiano, immiserita e segnata dal peccato, la ricrea e la impreziosisce.
Lo Spirito è il dono promesso da Gesù ai suoi discepoli, maturato sulla sua croce gloriosa e copiosamente effuso nel giorno di Pentecoste:  un giorno che non declina mai. Infatti, dal Signore assiso alla destra del Padre lo Spirito non cessa di sgorgare per infondere la carità nelle anime, per illuminarle e irrobustirle - poiché egli è "la Forza" che viene dall'alto (cfr. Luca, 24, 49).
Lo Spirito suscita in esse, potentemente e silenziosamente, poiché lo Spirito Santo non ama lo strepito esteriore, il gusto e la familiarità di Dio. In virtù del suo "istinto" - l'espressione "istinto dello Spirito Santo" ricorre spesso in Tommaso d'Aquino (Summa Theologiae, i-ii, 68, 3, c.) - possiamo condurre una vita "spirituale".
In particolare, lo Spirito è l'anima della Chiesa, da lui dotata dei suoi carismi, iniziata alla comprensione dei misteri divini, rinvigorita per la testimonianza e l'annuncio perseverante del Vangelo e soprattutto da lui purificata e abbellita, per cui nel Credo la proclamiamo santa:  "Credo la Chiesa santa". Né potrebbe essere altrimenti, dal momento che la Chiesa è il Corpo stesso di Cristo e la sua Sposa.

(©L'Osservatore Romano - 23 maggio 2010)

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preghiere

sabato, 24 aprile 2010

Preghiera
***
«Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te. (…) Il Tuo nome è più dolce del sole del mattino. Prendi Tu il peccatore inquieto dal cuore in tempesta che si consuma nella ricerca delle chimere. Sotto i consigli profondi e duri del mio orgoglio intellettuale giace, ancora soffocato, il più affascinante di tutti i sogni, quello di credere in Te, di amarti come i frati dall’anima candida»
Alexis Carrel

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domenica, 18 aprile 2010

La preghiera
***

Un giorno Madre Teresa parlò con un seminarista.

Guardandolo con i suoi occhi limpidi e penetranti gli chiese: «Quante ore preghi al giorno?».

Il ragazzo rimase sorpreso da una simile domanda e provò a difendersi dicendo: «Madre, da lei mi aspettavo un richiamo alla carità, un invito ad amare di più i poveri. Perchè mi chiede quante ore prego?».

Madre Teresa gli prese le mani e le strinse tra le sue quasi per trasmettergli ciò che aveva nel cuore. Poi gli confidò: «Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri! Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega; pregando, Dio mi mette il suo Amore nel cuore e così posso amare i poveri. Pregando!»
d Citato in Mario Bertini, Sulle strade di madre Teresa, Paoline, 1999.

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preghiere, madre teresa

sabato, 10 aprile 2010

Preghiera di S. Ambrogio
***

    
      «Quaere», inquit, «servum tuum, quoniam mandata tua non sum oblitus».
      «Cerca il tuo servo», dice [il salmo], «poiché non ho dimenticato i tuoi comandamenti».
    
     
Veni ergo, Domine Iesu, quaere servum tuum, quaere lassam ovem tuam, veni, pastor, quaere sicut oves Ioseph.
      Vieni, dunque, Signore Gesù, cerca il tuo servo, cerca la tua pecora sfinita, vieni, pastore, cerca Giuseppe come un gregge.
    
      Erravit ovis tua, dum tu moraris, dum tu versaris in montibus.
      È andata errando la tua pecora, mentre Tu indugiavi, mentre Tu ti trattenevi sui monti.
    
      Dimitte nonaginta novem oves tuas et veni unam ovem quaerere quae erravit.
      Lascia le tue novantanove pecore e vieni a cercare quell’una che è andata errando.
Veni sine canibus, veni sine malis operariis, veni sine mercennario, qui per ianuam introire non noverit.
      Vieni Tu senza i cani, vieni Tu senza cattivi operai, vieni Tu senza il mercenario che non sa entrare attraverso la porta.
    
      Veni sine adiutore, sine nuntio, iam dudum te exspecto venturum; scio enim venturum, «quoniam mandata tua non sum oblitus».
      Vieni Tu senza aiutante, Tu senza intermediari, già da molto tempo aspetto che Tu venga; so infatti che stai per venire, «poiché non ho dimenticato i tuoi comandamenti».
    
     
Veni non cum virga, sed cum caritate spirituque mansuetudinis.
      Vieni non con il bastone, ma con carità e spirito di clemenza.
Noli dubitare relinquere in montibus nonaginta novem oves tuas, quia in montibus constitutas lupi rapaces incursare non possunt.
      Non esitare a lasciare sui monti le tue novantanove pecore, perché finché stanno sui monti i lupi feroci non le possono assalire.
    
     
In paradiso semel nocuit serpens; amisit ibi escam, postquam Adam inde depulsus est; illic iam nocere non poterit.
      Nel paradiso una sola volta il serpente ha potuto nuocere; ma nel farlo ha perso l’esca, dopo che Adamo è stato da lì cacciato; e lì non potrà più nuocere.
    
     
Ad me veni, quem luporum gravium vexat incursus.
     
Vieni a me, che sono afflitto dall’assalto dei lupi feroci.
    
      Ad me veni, quem eiectum de paradiso serpentis diu ulceris venena pertemptant, qui erravi a gregibus tuis illis superioribus.
      Vieni a me, che, cacciato dal paradiso, sono da tempo messo alla prova dai veleni nella piaga provocata dal serpente, io che mi sono allontanato dal tuo gregge che sta sui monti.
    
    
  Nam et me ibidem conlocaveras, sed ab ovilibus tuis lupus nocturnus avertit.
      Infatti Tu avevi messo là anche me, ma il lupo venuto di notte mi ha strappato dai tuoi ovili.
    
      Quaere me, quia te requiro, quaere me, inveni me, suscipe me, porta me.
      Cerca me, perché io ho bisogno di Te, cercami, trovami, prendimi in braccio, portami.
    
      Potes invenire quem tu requiris, dignaris suscipere quem inveneris, inponere umeris quem susceperis.
      Tu puoi trovare chi ricerchi, ti degni di prendere in braccio chi hai trovato, di caricarti sulle spalle chi hai preso in braccio.
    
     
Non est tibi pium onus fastidio, non tibi oneri est vectura iustitiae.
      Non ti è di fastidio un peso di amore, non ti è di peso un trasporto di giustizia.
    
     
Veni ergo, Domine, quia, etsi erravi, tam «mandata tua non sum oblitus», spem medicinae reservo.
      Vieni dunque, Signore, perché, anche se ho errato, tuttavia «non ho dimenticato i tuoi comandamenti», conservo la speranza di essere sanato.
    
     
Veni, Domine, quia et erraticam solus es revocare qui possis et quos reliqueris non maestificabis; et ipsi enim peccatoris reditu gratulabuntur.
      Vieni, Signore, perché Tu sei il solo che puoi far tornare indietro la pecora smarrita senza render tristi quelli che avrai lasciato; anch’essi infatti si rallegreranno del ritorno del peccatore.
     

      Veni, ut facies salutem in terris, in coelo gaudium.
      Vieni, per operare in terra la salvezza, in cielo la gioia.
    
      Veni ergo, et quaere ovem tuam non per servulos, non per mercennarios, sed per temetipsum. Suscipe me in carne quae in Adam lapsa est.
      Vieni, dunque, e cerca la tua pecora non per tramite dei servitori, non per tramite dei mercenari, ma Tu di persona! Prendimi nella carne che ha peccato in Adamo.
    
     
Suscipe me non ex Sarra, sed ex Maria, ut incorrupta sit virgo, sed virgo per gratiam ab omni integra labe peccati.
      Prendimi non da Sara, ma da Maria, vergine inviolata, vergine preservata per grazia da ogni macchia di peccato.
    
     
Porta me in cruce quae salutaris errantibus est, in qua sola est requies fatigatis, in qua sola vivent quicumque moriuntur.
      Portami sulle tue spalle nella croce, che è salvezza per gli erranti, nella quale sola è il riposo per chi è stanco, nella quale sola trova vita chi muore.
    
 
     Dicit ergo et anima, dicit et Ecclesia: «Erravi sicut ovis quae perierat»; sed dicit: «Quaesivi quem dilexit anima mea».
      È l’anima dunque ed è la Chiesa che dice: «Sono andata errando come una pecora che si era perduta», ma dice anche: «Ho cercato Colui che l’anima mia ha amato».
    
      Hoc est dicere: «Vivifica servum tuum, quoniam mandata tua non sum oblitus».
      Questo è dire: «Dona la vita al tuo servo, perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti».
    
     
Ego te quaesivi, sed invenire non possum, nisi tu volueris inveniri.
      Io ti ho cercato, ma non sono capace di trovarti, se Tu non vuoi farti trovare.
    
      Et tu quidem vis inveniri, sed vis diu quaeri, vis diligentius indagari.
      E Tu vuoi farti trovare, ma vuoi farti desiderare a lungo, vuoi farti cercare con un desiderio che cresce.
    
      Novit hoc Ecclesia tua, quia non vis ut te dormiens quaerat, non vis ut iacens te investiget.

      Questo la tua Chiesa lo sa, perché Tu non vuoi che ti cerchi da addormentata, non vuoi che segua le tue orme stando a letto.
    
     
Denique pulsas ad ianuam, ut excites dormientem, exploras, si cor vigilat et caro dormit.
      E così Tu bussi alla sua porta, per svegliare chi sta dormendo; Tu scruti se desto sia il cuore e dorma la carne.
    
      Vis iacentem levare dicens: Surge qui dormis et exsurge a mortuis.
      Tu vuoi che chi sta a letto si alzi, quando dici: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti».

Postato da: giacabi a 12:40 | link | commenti
preghiere, sambrogio

venerdì, 19 marzo 2010


SAN GIUSEPPE/

 La figura d’uomo più povera e più bella del cristianesimo

***
 
Laura Cioni



venerdì 19 marzo 2010

Il 19 marzo è la festa di san Giuseppe. I Vangeli sono molto sobri su di lui, ma la sua funzione di guida e di protezione di Gesù Bambino e della Madonna è più volte messa in luce.
La liturgia ambrosiana dedica alla Sacra Famiglia uno dei suoi più prefazi più belli:
Il tuo unico Figlio, venendo ad assumere la nostra condizione di uomini, volle far parte di una famiglia per esaltare la bellezza dell’ordine da te creato e riportare la vita familiare alla dignità alta e pura della sua origine. Nella casa di Nazareth regna l’amore coniugale intenso e casto; rifulge la docile obbedienza del Figlio di Dio alla vergine Madre e a Giuseppe, l'uomo giusto a lei sposo; e la concordia dei reciproci affetti accompagna la vicenda di giorni operosi e sereni. O famiglia nascosta ai grandi della terra e alla fama del mondo, più nobile per le sue virtù che non per la sua discendenza regale! In essa, o Padre, hai collocato le arcane primizie della redenzione del mondo”.
Anche la tradizione della Chiesa dedica allo sposo di Maria litanie e preghiere, tra le quali una, scritta in un linguaggio di sapore ottocentesco:
“A Te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa. Deh! Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto soccorri ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta con il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo”.

L’iconografia raffigura spesso san Giuseppe con i tratti di un uomo anziano. Il fondamento biblico sta nelle figure che hanno generato figli in vecchiaia, dopo una vita sterile, come Abramo e Zaccaria,  proprio per sottolineare che il dono della paternità viene da Dio. Ben più solido e significativo questo argomento di quello che riconduce a un comprensibile rispetto per la verginità di Maria. Lo sottolinea don Giussani in un breve passaggio:
San Giuseppe è la più bella figura d’uomo concepibile che il cristianesimo ha realizzato. Era un uomo come tutti gli altri, aveva il peccato originale. Pensate che razza di distanza profonda viveva nella vicinanza assoluta che aveva con Maria. La vocazione alla verginità è un possesso con un distacco dentro, dove la forza del rapporto amoroso è tutta concentrata e resa visibile nel dolore che c’è, dove ciò che veramente è l’amore si sente, incomincia già: è come un’alba. Non un buco o una separazione: è dolore, perché il rapporto, lì, diventa più drammatico. San Giuseppe ha vissuto come tutti: non c’è una parola sua, non c’è niente; più povera di così una figura non può essere”.
  

 


Postato da: giacabi a 21:37 | link | commenti
preghiere, santi

lunedì, 15 marzo 2010

Preghiera a San Giuseppe
***

 
A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, dopo quello della tua Santissima Sposa.
Per, quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo;
assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità;
e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo.
Amen

 


Postato da: giacabi a 20:23 | link | commenti (1)
preghiere

sabato, 23 gennaio 2010

La preghiera
 ***
denken ist danken,
pensare è ringraziare.
Martin Heidegger
 ***
«pregare è la grande ricompensa
 dell’essere uomini».
Abraham J. Heschel,
 ***
La preghiera è l’azione più
perfetta e divina di cui sia
capace un’anima razionale
Di tutte le azioni e i doveri
essa è la più indispensabile
e necessaria.
 ALDOUS HUXLEY La filosofia perenne (1945)
 ***
IL PREGARE è nella religione
ciò che è il pensiero nella filosofia.
Il senso religioso prega
come l’organo del pensiero pensa».
Novalis
 ***
«Giustamente gli antichi dicevano
che pregare è respirare.
Qui si vede quanto sia sciocco voler parlare di un perché..
 Perché io respiro?
Perché altrimenti muoio.
Così con la preghiera».
 Kierkegaard,Diario
 ***
«Con la preghiera
riceviamo l’ossigeno per respirare.
Coi sacramenti ci nutriamo.
Ma, prima del nutrimento, c’è la respirazione
e la respirazione è la preghiera».
Yves Congar Le vie del Dio vivente


Postato da: giacabi a 21:25 | link | commenti
preghiere, heidegger, novalis, kierkeergaard

lunedì, 11 gennaio 2010


"LA PREGHIERA,
la forza più potente del mondo"
 
***
. .
Bisogna che tutti noi troviamo il tempo di restare in silenzio e di contemplare, soprattutto se viviamo nelle metropoli come Londra e New York, dove tutto si muove tanto in fretta. Ecco perché ho deciso di aprire la nostra prima Casa per le sorelle contemplative (la cui vocazione è pregare per buona parte della giornata) a New York anziché sull' Himalaya: ritenevo che silenzio e contemplazione fossero più necessari nelle città del mondo. . Comincio sempre la mia preghiera in silenzio, perché è nel silenzio del cuore che Dio parla. Dio è amico del silenzio:
dobbiamo ascoltare Dio perché ciò che conta non è quello che diciamo noi, ma quello che Egli dice a noi e attraverso di noi
.
La preghiera alimenta l'anima: essa sta all'anima come il sangue sta al corpo, e porta più vicini a Dio. Dona inoltre un cuore limpido e puro. Un cuore limpido può vedere Dio, può parlare a Dio e può vedere l'amore di Dio negli altri. Quando hai un cuore limpido, vuoi dire che sei aperto e onesto con Dio, che non Gli stai nascondendo nulla, e ciò consente a Lui di prendere da te quello che vuole. .
Se stai cercando Dio e non sai da che parte cominciare, impara a pregare e assumiti l'impegno di pregare ogni giorno. Puoi pregare in qualsiasi momento, ovunque. Non è necessario trovarsi in cappella o in chiesa. Puoi pregare al lavoro: il lavoro non deve necessariamente fermare la preghiera, né la preghiera deve fermare il lavoro. Puoi anche consultare un sacerdote per essere guidato, o cercare di parlare direttamente con Dio. Basta che tu parli.
Digli tutto, parlagli. È nostro padre, è padre di tutti noi, qualunque sia la nostra religione. Siamo stati tutti creati da Dio, siamo i suoi figli. Dobbiamo sperare in Lui, lavorare per Lui. Se preghiamo, otterremo tutte le risposte di cui abbiamo bisogno.
Senza preghiera non riuscirei a lavorare nemmeno per mezz'ora. Mediante la preghiera ricavo la mia forza da Dio. Inizia e concludi la giornata con la preghiera... Vai a Dio come un bambino...
Se trovi difficile pregare, puoi dire: "Vieni, Spirito Santo, guidami, proteggimi, sgombrami la mente perché io possa pregare". Oppure, se stai pregando Maria, puoi dire: "Maria, Madre di Gesù, fammi da Madre adesso, aiutami a pregare". .
Quando preghi, ringrazia Dio per tutti i suoi doni, perché tutto è Suo ed è un dono da parte Sua. La tua anima è un dono di Dio. Se sei cristiano, puoi recitare il Padre Nostro; se sei cattolico, l'Ave Maria, il Rosario, il Credo, tutte le preghiere più comuni. Se tu o la tua famiglia avete preghiere particolari, prega in quel modo. Se avrai fiducia nel Signore e nel potere della preghiera supererai quelle sensazioni di dubbio, di paura e di solitudine che di solito a tutti capita di provare.
. Ogni sera, prima di andare a letto, devi fare un esame di coscienza (perché non sai se sarai vivo il mattino dopo!). Qualsiasi cosa ti preoccupi, o qualsiasi torto tu abbia fatto, devi porvi riparo. Se per esempio hai rubato qualcosa, cerca di restituirla. Se hai offeso qualcuno, cerca di fare la pace con quella persona, fallo subito. Se non puoi fare la pace così, almeno fai la pace con Dio dicendo: "Mi dispiace molto!".
È importantissimo, perché così come compiamo atti d'amore, dobbiamo compiere atti di contrizione...
Ci si sente bene a essere liberi da fardelli, ad avere il cuore pulito! Ricorda che Dio è misericordioso, è il Padre misericordioso di tutti noi. Siamo i Suoi figli e, se noi ci ricordiamo di chiedere scusa, Egli ci perdonerà e dimenticherà tutto. . Puoi anche pregare per il lavoro degli altri e aiutarli. Per esempio, nella nostra comunità, vi sono aiutanti "alter ego" che offrono le loro preghiere per una sorella che ha bisogno della forza di portare avanti il suo lavoro attivo. E abbiamo anche le sorelle e i fratelli contemplativi, che pregano continuamente per noi. .
Vi sono moltissimi esempi del potere della preghiera, e di come Dio ci risponda, sempre. Un prete, padre Bert White, è venuto a trovarci a Calcutta perché era interessato al nostro lavoro.
È arrivato proprio al momento giusto: "Stavo andando a vedere il lavoro di Madre Teresa e delle Missionarie della Carità, e ho deciso di partecipare alla Messa nella Casa Madre. Arrivando alla porta principale, sono stato accolto da una sorella che mi ha detto: "
Grazie a Dio sei qui, padre, vieni dentro". Ho domandato: "Come fai a sapere che sono un prete?", dato che non portavo gli abiti ecclesiastici, e lei ha risposto: "Il prete che di solito dice Messa non è potuto venire e così abbiamo pregato Dio che ce ne mandasse un altro!".
Madre Teresa di Calcutta
( "Il cammino semplice", Ed. Mondadori, 1995 )


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preghiere, madre teresa

giovedì, 31 dicembre 2009

TE DEUM
***

Noi ti lodiamo, Dio
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre,
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo
il Signore Dio dell'universo.
I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode;
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio,
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria,
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre
per la salvezza dell'uomo.
Vincitore della morte,
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre.
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore,
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria
nell'assemblea dei santi.
Salva il tuo popolo, Signore,
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo,
lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore,
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia:
in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore,
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno.
AUGURI A TUTTI
DI BUON ANNO!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 

Postato da: giacabi a 21:41 | link | commenti
canti, preghiere

martedì, 15 dicembre 2009

Tu che ci ami per primo
***
O Dio che ci hai amato per primo,
noi parliamo di te
come di un semplice fatto storico,
come se una volta soltanto
tu ci avessi amati per primo
.

E tuttavia tu lo fai sempre.
Molte volte, ogni volta, durante tutta la vita
,
tu ci ami per primo.
Quando ci svegliamo al mattino
e volgiamo a te il nostro pensiero,
tu sei il primo, tu ci hai amati per primo.
Se mi alzo all'alba e volgo a te,
in un medesimo istante, il mio animo,
tu mi hai già preceduto,
mi hai amato per primo.

Quando m'allontano dalle distrazioni,
e mi raccolgo per pensare a te,
tu sei stato il primo.
E così sempre.
E poi, noi ingrati,
parliamo come se una volta sola
tu ci avessi amato così per primo!
Soren Kierkegaard

Postato da: giacabi a 16:11 | link | commenti
preghiere, kierkeergaard


Preghiera di S.Tommaso d’Aquino
***
Rendimi, Signore mio Dio,
obbediente senza ripugnanza,
povero senza rammarico, casto senza presunzione,
paziente senza mormorazione, umile senza finzione,
giocondo senza dissipazione, austero senza tristezza,
prudente senza fastidio, pronto senza vanità,
timoroso senza sfiducia, veritiero senza doppiezza,
benefico senza arroganza,
così che io senza superbia corregga i miei fratelli
e senza simulazione li edifichi con la parola e con l'esempio.
Donami, o Signore, un cuore vigile
che nessun pensiero facile allontani da te,
un cuore nobile che nessun attaccamento ambiguo degradi,
un cuore retto che nessuna intenzione equivoca possa sviare,
un cuore fermo che resista ad ogni avversità,
un cuore libero che nessuna violenza possa soggiogare.
Concedimi, Signore mio Dio,
un'intelligenza che ti conosca,
una volontà che ti cerchi,
una sapienza che ti trovi,
una vita che ti piaccia,
una perseveranza che ti attenda con fiducia,
una fiducia che, alla fine, ti possegga.
San Tommaso d'Aquino

Postato da: giacabi a 15:45 | link | commenti
preghiere, stommaso

martedì, 27 ottobre 2009


Sono nato nudo, dice Dio,
Perché tu sappia spogliarti di te stesso.
Sono nato povero,
Perché tu Possa considerarmi l'unica ricchezza.
Sono nato in una stalla,
Perché tu impari uno santificare ogni ambiente.
Sono nato debole, dice Dio,
Perché tu non abbia mai paura di me.
Sono nato per amore,
Perché tu non dubiti mai del mio amore.
Sono nato di notte,
Perché tu creda che posso illuminare qualsiasi realtà.
Sono nato persona, dice Dio,
Perché tu non abbia mai a vergognarti di Essere te stesso.
Sono nato uomo
Perché tu possa essere "Dio".
Sono nato perseguitato,
Perché tu sappia accettare le difficoltà.
Nella semplicità Sono nato,
Perché tu smetta di essere complicato.
Sono nato nella tua vita, dice Dio,
 per portare tutti alla casa del Padre.
Lambert Noben

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preghiere, gesù

venerdì, 09 ottobre 2009

Preghiera alla Madonna
***

Mia Signora, tu sola sei
la consolazione c
he Dio mi ha donato,
la guida
del mio pellegrinaggio,
la forza della mia debolezza,
la ricchezza della mia miseria,
la guarigione delle mie ferite,
il sollievo dei miei dolori,
la liberazione dalle mie catene,
la speranza della mia salvezza:
esaudisci le mie suppliche,
abbi pietà dei miei sospiri,
tu che sei la mia regina,
il rifugio, l’aiuto, la vita,
la speranza e la mia forza
(
S. Germano

Continuiamo a pregare la Madonna per  Caterina la figlia di Antonio Socci

Postato da: giacabi a 22:48 | link | commenti
preghiere, maria

domenica, 02 agosto 2009

La preghiera della sera
***
«L'uomo che di sera dice la sua preghiera è un capitano che mette delle sentinelle. Può dormire»
Charles Baudelaire da: Il mio cuore messo a nudo

Postato da: giacabi a 07:46 | link | commenti
baudelaire, preghiere

venerdì, 03 luglio 2009

***
«Prendi la mia anima e impregnala della Tua presenza».
Jean Leclercq

Postato da: giacabi a 22:27 | link

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