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lunedì 20 febbraio 2012

rebora


La morte di Cristo
Gesù manda il gran grido.
Rende lo spirito al Padre.
Immenso silenzio improvviso;
via fugge, snidata, la morte;
addensate sul giorno
le tenebre, il sole le squarcia;
si squarcia il velo del tempio.
Immobile è tutto,
un istante che è eterno:
il Sangue solo si muove,
l’inesausto amor del Signore,
che pende regale
aperte le braccia ai fratelli
verso la Madre nel parto.
Ora ascende, ascende il Calvario,
paradiso pieno di dolore:
in un gemer tutto il creato,
la terra sussulta,
si spezzan le pietre,
nelle tombe esultano i santi;
rincasa la gente, battendosi il petto,
poca rimane, rapita nel pianto;
i crocifissi languenti
stan come assorti.
E nell’immane momento
il centurione, di fronte alla croce,
sgomento, dice, gloriando, coi suoi:
“Veramente era il Figlio di Dio”.
Clemente Rebora

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rebora

martedì, 07 luglio 2009

Quando s'eleva il cuore all'amoroso dono
***
O sciolta alla montagna
Lucente verità,
O beata dei bimbi
Sagace ingenuità,
O vogliosa amicizia
Che cresce se più dà!
Quando si nutre il cuore
Un nulla è riso pieno,
Quando s'accende il cuore
Un nulla è ciel sereno:
Quando s'eleva il cuore
All'amoroso dono,
Non più s'inventan gli uomini, ma sono.”.
C. Rebora Frammenti lirici

Postato da: giacabi a 22:55 | link | commenti
rebora

sabato, 28 marzo 2009

Frammenti Lirici  Frammento VI
***
Sciorinati giorni dispersi,
cenci all'aria insaziabile:
prementi ore senza uscita,
fanghiglia d'acqua sorgiva:
torpor d'attimi lascivi
fra lo spirito e il senso;
forsennato voler che a libertà
si lancia e ricade,
inseguita locusta tra sterpi;
e superbo disprezzo
e fatica e rimorso e vano intendere:
e rigirìo sul luogo come carte,
per invilire poi, fuggendo il lezzo,
la verità lontano in pigro scorno;
e ritorno, uguale ritorno
dell'indifferente vita,
mentr'echeggia la via
consueti fragori e nelle corti
s'amplian faccende in conosciute voci,
e bello intorno il mondo, par dileggio
all'inarrivabile gloria
al piacer che non so,
e immemore di me epico armeggio
verso conquiste ch'io non griderò.
- Oh-per l'umano divenir possente
certezza ineluttabile del vero,
ordisci, ordisci de' tuoi fili il panno
che saldamente nel tessuto è storia
e nel disegno eternamente è Dio:
ma così, cieco e ignavo,
tra morte e morte vil ritmo fuggente, anch'io
t'avrò fatto; anch'io.
Clemente Rebora

Postato da: giacabi a 19:31 | link | commenti
rebora

giovedì, 11 settembre 2008

Il senso religioso
***
" Se l'uom tra bara e culla
Si perpetua, e le sue croci
Son legno di un tronco immortale
E le sue tende frale germoglio
D'inesausto rigoglio,
Questo è cieco destin che si trastulla?
Se van dall'universo eterne voci
e dagli atomi ai soli si marita
Fra glorie ardenti e tenebrosi falli
Una grandezza infinita
Che lo spirito intende,
Questo è per nulla?

Clemente Rebora


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rebora, senso religioso

giovedì, 20 dicembre 2007

Gesù il fedele

 ***

 Il Natale
Gesù, il Fedele, il Verace, è il Giudice
che prese a esprimere visibile
nel giorno del Santo Natale
l'inesprimìbile misericordia del Padre:
prese a raggiar malvisto nel voltò sublime
la bellezza divina e materna compiendo:
e nuovo incanto di beltà pervase
con intimo fremito l'universo
fra linee terrene presagio di Cielo
per educarci lassù, al Paradiso;
ma prima ancora la Bontà rifulse,
accese d'esser buono il gran tormento,
accese d'esser buono un vasto incendio
che a somiglianzà divina
cresce e arde per ogni cuore
in carità di Dio trasfigurato:     
cura d'una vita monda,
sete d'innocenza,
anelito di vergine scienza,
e devota attenzione presso il Bimbo,
attenzione devota al Fanciullo
fatto emblema d'ogni cosa pura,
sciolto problema d'ogni vita piena;
e infine salvifico effetto
sopra l'intero creato
a salvare già qui tutto l'uomo,
ciò che è nato nel mondo perituro
e portarlo sicuro al giudizio;
Gesù il Fedele,
il solo punto fermo nel moto dei
tempi, in sterminata serie di eventi:
il solo Santo che non manca mai,
che trascende dove ci comprende
e si fa dono 'in cima ai nostri guai
e pareggia la grazia coi perdono:
vero Dio trasumanante
e a Deità aperto vero Uomo:
Egli, il Fedele per sempre,
Maestro vivente di Fede,
egli che viene a Natale in peccato
per meritarci in maestà di gloria,
continuo avvento al termine segnato:
se non'invano passiamo il breve tempo
come luce del Figlio Incarnato,
come frutti di dolce consiglio,
impegno amoroso di vita,
di vita dei singolo unanime nel segno,
vita raggiunta infinita,
in beata circolazione
dove l'impeto ti porta
che ineffabilmente ovunque va non ritorna,
ma In desìo del Padre universalmente procede,
nel fulgore del fuoco
tutti insieme gloriando
quali figli di Dio,
alleluiando al Padre,
al Fìglio e allo Spìrito Santo
che universalmente procede,
tutti insieme in gioco giocondo festando
quali in gaudio rapiti figli di Dio
nell'impeto che procede
su per la multanime fiamma
di fratelli nella Mamma Celeste,
i Fratelli di Gesù il Fedele.
Clemente Rebora Stresa, il S. S. Nome di Maria, 1956.
 Per il S. Natale del 1956. Dal letto della Sua infermità


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natale, rebora

mercoledì, 05 dicembre 2007

Pesce, come fuor d’acqua boccheg­gi!
***  
«Pesce, come fuor d’acqua boccheg­gi!
Rondine fremi, privata del volo!
Polmon, se ti manca, t’accorgi dell’a­ria!

E non m’accorgerò di Te, Signore,
vivente d’ogni vivo e d’ogni bene,
mentre tutto vien meno, e basti solo?

Via da me, abitudine sciocca
che intonachi il prodigioso affresco
del palpitante creato,
e fai rombo dell’intimo canto
che il dolor trae da chi spera e prega,
e in fuga travolgi il fluire del tempo
che anela all’eterno!

Oh ch’io non sfiori altrui, quasi in un sonno,
l’immensa realtà d’ogni persona
che in modo occulto reca il Creatore
e d’un destino senza fin risuona!
Ma questo, questo: non lasciar che as­sente

– O Gesù, folle Amatore! –
l’anima sbandi che in Croce hai spo­sato,
graviti opaca, come Tu non fossi
(fatale inizio … Oh perderti per sem­pre!)
come non fossi, mentre Tu solo sei,
e tutti muovi, e chiami e urgi
col gemito dello Spirito Santo
nell’irrevocabil momento,
al fulgor del Regno dei Cieli»
Clemente Rebora

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rebora

venerdì, 30 novembre 2007

Clemente Maria Rebora
 ***
«Nella civil asfissia,
architettando il diavol suo scompiglio,
preso all’artiglio dell’io
saggezza da ogni stirpe affastellavo,
a eluder la Sapienza:
e quale sgretolio intanto!
Non come fibre fuse in un sol tronco
i miei pensieri, ma fascio di rami
cui rotto il laccio ognuno a se ritorna.
Quando morir mi parve unico scampo,
varco d’aria al respiro a me fu il canto:
a verità condusse poesia.
»
Clemente Maria Rebora


Cenni Biografici

Estratto da: C. REBORA,
 Il Segreto di A. Rosmini,
 a cura di C. GIOVANNINI

1885 - 6 gennaio

Nasce a Milano, in via Aldo Manuzio 15, ad ore 17, da Enrico (oriundo ligure) e da Teresa Rinaldi (di Codogno), il quinto di sette figli «La mia famiglia, cosi brava, si era sganciata al tempo di Garibaldi, dalla sua tradizione cattolica, pur camminando ancora nella sua scia morale, con grande rettitudine e austerità, ma senza più nulla di soprannaturale. Io ero quindi all’oscuro di ogni nozione della Fede (ma il S. Battesimo, che io avevo ricevuto due giorni dopo la nascita, operava occulto: da fanciullo avevo scritto una poesia con il seguente ritornello: «Sola, raminga e povera / un’anima vagava»).
Oh chi conosce 1’intima realtà di certe anime adolescenti!
E più tardi mi dicevo che avevo sbagliato pianeta; e mi pareva di dover farmi perdonare di essere anch’io al mondo; e infine, l’incomprensibile travaglio tra le due leggi, nel terribile isolamento, fin che verso i ventotto anni il male!
Le aule scolastiche non avevano nessun richiamo a Dio, all’aperuisti credentibus Regna cœlorum; e io ero dispensato dal ricevere 1’insegnamento religioso (Stresa - 1953 - infermo

8 gennaio

Clemente Luigi Antonio viene battezzato nella chiesa parrocchiale di Santa Francesca Romana: non per sollecitudine dei genitori, che, atei, ne avrebbero fatto volentieri a meno, ma per quella di parenti buoni cattolici. Tuttavia, egli cresce senza alcun inizio pratico di vita cristiana; neppure il segno della croce!

1892

Sempre a Milano, Clemente comincia a frequentare le scuole elementari di via Alessandro Tadino.

1893

2ª elementare:
Ero a ott’anni una bruna susina
intatta ancora nella sua pruina
l’ignorato Battesimo operando.
Più tardi:
Poi, venne il tristo momento: uno, a scuola
con turpe parola
mi scivolò in disparte
un’immagine oscena:
all’anima fu una rasoiata orrenda!
anche oggi, se ripenso, e n’ho settanta.

1897 (circa)

Parlando adulti, un disonesto detto
a profanar valse me giovinetto.

1897

1ª  ginnasiale al ginnasio-liceo «Parini» di Milano. Insegnante di classe: prof. Assunto Mori.
Un di, al ginnasio, della Fede ignaro,
l’insaziata fantasia
dall’aggettivo clemens fu colpita
gioendo dell’arcan del nome mio:
Ens Mens Clemens, mistero di Dio,
Padre, Figlio e Spirito Santo,
eterna vita: e sol bontà è vita.

1898 (?)

A Castelnuovo d’Adda, dai parenti materni.
Murai, fanciullo, a forma di villaggio,
con mota e pietre, e cinta e chiesa e case
a un fiume, e a un monte un luogo forte d’ armi;
s’abbatté la bufera, e non rimase
che tra sassi fanghiglia da imbrattarmi.

1898-1903

Innamorando vagheggiai lontano
un viso amato: e misi in salvo il sogno
quasi fuggendo dal trattar profano.

1903

Inizia, alla regia Università di Milano, gli studi di medicina.

1904-1907

Interrotto lo studio di medicina, s’iscrive, sempre a Milano, all’Accademia di Scienze e Lettere. Il maestro Delachi gli insegna armonia.
Immaginando m’esaltavo in fama
di musico e poeta e grande saggio:
e quale scoramento seguitava!

1907-1908

Dall’autunno all’autunno: servizio militare, a Milano; da soldato a sergente.

1909 settembre - ottobre

A Loveno sopra Menaggio. Lettera al padre: rifiuto del mondo illuministico nel quale era cresciuto. Impossibilità interiore e quindi intellettuale di sfociare in questo modo nella laurea. Salita sul monte sovrastante (m. 1800) dove, scoperto il petto, pensa di procurarsi un malanno mortale. Nello scendere, mangia coscientemente funghi velenosi. Notte travagliata anche nel fisico. La mattina dopo, sopra elementi raccolti copiosi da due anni, stesura immediata continua (15 giorni) di forse 400 pagine di tesi di laurea sul Romagnosi.

Novembre

Presenta al prof. Gioachino Volpe, relatore, la sua tesi di laurea.

1910 - 30 gennaio

Laurea in Lettere: 110/110 e lode. Il relatore pensa di farla stampare da Laterza, Bari. Diploma di magistero: 46/50. Segue Un corso di filosofia, senza addottorarsi.

Settembre

Pubblica su «Rivista d’Italia» il lavoro Per Un Leopardi mal noto.

1911

Vi pubblica (novembre) «G. D. Romagnosi nel pensiero del Risorgimento».

1913

Nella casa paterna, a Milano, in viale Venezia 12, però nell’abbaino, elabora i Frammenti lirici. E li pubblica a Firenze (Prezzolini. Libreria de «La Voce»).  
Nella civil asfissia,
architettando il diavol suo scompiglio,
preso all’artiglio dell’io
saggezza da ogni stirpe affastellavo,
a eluder la Sapienza:
e quale sgretolio intanto!
Non come fibre fuse in un sol tronco
i miei pensieri, ma fascio di rami
cui rotto il laccio ognuno a se ritorna.
Quando morir mi parve unico scampo,
varco d’aria al respiro a me fu il canto:
a verità condusse poesia.

1914

Milano, via Tadino 3.
Di superbia ubriaca si avanzava
la guerra, come suol, femmineggiando;
d’ogni parte, a ghermirmi, la lusinga:
Perso nell’ideal, strada non fai …
Cogli di gioventù l’ora propizia …
Afferra per il ciuffo
Ia fortuna che ha la nuca calva …
Come Adamo, sedotto, a farla mia
precipitando a morte, proclamai:
Scelgo la buona sorte …
e nella frode del piacer caduto,
sussurrava la gente scaltrita:
Adesso conosci la vita.

7 luglio

«La grande illustrazione» (Abruzzo) pubblica la poesia Clemente non fare così.

1915 gennaio

«Almanacco della Voce» pubblica Notte a bandoliera.

28 febbraio

«La Voce» pubblica Fantasia di carnevale.

24 maggio

Richiamo sotto le armi: da sergente a sottotenente.

giugno

In trincea al Podgora.

1915 fine dicembre

La tremenda esplosione di un obice da 305, in zona di guerra, gli provoca un trauma nervoso. Ricoverato in un ospedale psichiatrico, comincia per Rebora il lungo periodo della malattia, delle cure, della convalescenza.

1916 luglio

«Riviera ligure» pubblica Prima.

1917 - 2 febbraio

«La tempra» (Pistoia) pubblica Camminamenti..

maggio

«Riviera ligure» pubblica Movimenti di poesia e Voce di vedetta.

1918

Zoagli. Ospite dell’avv. Gonzales al Villaggio S. Margherita. Passeggiata: incantesimo. «Ore di secondi» (in realtà: 4 - 5 ore). Ore psicologiche intensissime. Figurazione della realtà del mondo (ondate = generazioni) senza Cristo senza finalità – ognuna definitiva (illusione).
Al sommo stetti d’una gran scogliera
per ore di secondi fuor del tempo
proteso al mar convulso sotto il vento:
montagne d’acqua in rombo fragoroso
l’una incalzata dopo l’altra urgeva
in una gloria di creste e di spuma,
e là nell’atto di toccar la sponda
cozzando forte ciascuna con l’onda
avanti già nel ricader infranta,
con supremo assalto di vittoria
avida saliente alla rupe immota,
in un precipite schianto inabissava
nel risucchio della nuova ondata
balda al suo turno.

15 maggio

«Raccolta» pubblica Viatico e Tempo

15 luglio

e Vanno, Canzoncina, «Serenata del rospo».

1918-1920

Tregua, non pace, a guerra finita. Inizio della lotta socialista (1919) e fascista (1920): incendio dell’«Avanti!» a Milano.
Quando fu tregua – poiché l’uomo si spossa,
ma ancor versava ira di parte il sangue –
fuggendo la città sorda al suo Duomo,
sol me n’andavo dove a sentinella
sta
la Prealpe e al piano s’inanella.

1919

Milano. Rinunzia all’insegnamento governativo. Dà lezioni private e insegna nella scuola privata «Tecnico–letteraria femminile Martignoni», nonché in famiglie. Parla in pubblico (attività «che io credevo educatrice»). Pubblica Lazzaro e altre novelle, dal russo di Andreef.

1920

Pubblica La felicita domestica, dal russo di L. Tolstoi.

1920 (o 1921?)

Da Canza di Val Formazza all’Alpe di Devero, passo di Scatta Minoia.
Sgomento, un giorno, fra le nevi, a un passo,
tra cupe vette sotto un cielo basso,
scorsi Cristo in immagine di rupe.

1921

Da Bormio sopra S. Caterina – Cevedale – Ortles.
Berretto in capo, curvo sotto il sacco,
ansioso andando a contemplar ghiacciai,
in un mattino alpino io sfiorai
senza far cenno un alto Crocifisso.
Più oltre, avverto la testa scoperta:
ritorno, alla ricerca:
stava il berretto al piede della Croce.

1922

Il «Convegno Editoriale» di Milano pubblica Canti anonimi e la traduzione-commento di Il cappotto di Gogol (dal russo).

1922 (?) estate

Sopra S. Colombano al Lambro, fra Pavia e Piacenza (colline), nel podere del cugino Barbieri.
Unanimi cori di rane lontane,
insonni cantini di grilli vicini,
in un soffuso chiarore lunare
estroso erravo lungo una collina
espansa quasi a chioccia sopra il piano …
Rivolto a un tratto, come se chiamato,
sentii su me lo sguardo di Maria
orante figurata in una nicchia:
un intrico di rami mi costrinse
a farmi piccolino, per vederla:
ogni cosa si tacque, e fu preghiera;
mi ritrovai inginocchiato in pace.

1925 (?)

Moltrasio. Casa–villa di famiglia. In barca, fra Blevio e Torno. Non apparizione vera e propria, ma intuizione del Creatore.
Tutto era irraggiamento al solleone:
cullato in barca stavo in mezzo al lago:
svanì il creato e apparve il Creatore

1927 marzo

«Il Convegno» (Milano) pubblica Versi

1928

A proposito delle conferenze al pubblico:
Quasi maestro agli altri mi porgevo;
ma qualcosa era dentro me severo:
Ferma il mio dire, se non dico il vero.

Giugno

Ultima conferenza dell’anno alla Scuola Martignoni. È invitato a proseguire in ottobre e a parlare del cristianesimo.

Estate

Preparazione alla conferenza sul cristianesimo. Tra le mani, la prima volta, gli Atti dei martiri scillitani («su questo posso dir qualcosa, perché lo sento»).

Autunno

La notte precedente la conferenza, cardiopalmo. il battito: «No! no! no! no!».
E un giorno – nel salon pieno quant’occhi! –
il discorso iniziato venne meno
in una turbazion vicina al pianto:
la Parola zittì chiacchiere mie.
La Provvidenza sue vie dispose:
mi fece attento a Pietro e alla sua Chiesa;
dei martiri
la Fede venne accesa.
In via Tadino 3.
Il Signore prepara, e poi dà il via.
Nell’ora che la notte figlia il giorno,
furtivo, accoccolato al terrazzino,
in un pensoso incanto, a mirar stetti
te, sfavillante stella del mattino:
brillavi, lì vicino, sopra i tetti:
la non appresa preghiera in me pregando
io ti chiamavo già come Maria.

1929 - 11 febbraio

Bisogno di ascoltare la voce del Papa. Per la prima volta legge «L’Osservatore romano». Il cardinale Schuster preconizzato arcivescovo di Milano.

15 agosto - 8 settembre

Moltrasio. Riassume i cinque volumi degli Atti dei martiri.
Ivi. Compleanno paterno. Clemente Si scusa di dover partire per Milano, «per impegni» (era per assistere all’entrata solenne del cardinale, quale arcivescovo di Milano). Arrivato, in ritardo, subito in Duomo. Effluvi di Vespri ultimati. Da Adelaide Coari. Vi conosce la maestrina Ezilde Carletti, umbra, che si fa vittima a Dio per lui («c’e’ bisogno di un sacerdote»).
Intanto c’era chi per me invocava;
c’era l’offerta di una generosa;
salvato a pezzettini di preghiera

Settembre - ottobre

Milano. Passi pratici. Don Portaluppi (per Adelaide Coari), il padre provinciale dei Carmelitani, mons. Angelo Roncalli (per A. Coari), il card. Schuster (accostamenti). 24 ottobre: dal cardinale. Questi a Rebora: «È sulla soglia. Entri!». Fissato per dopo.

24 novembre

Milano. Chiesa di S. Alessandro. Festa di S. Giovanni della Croce. Prima confessione e prima comunione. A 44 anni.

1930 maggio

È cresimato dal card. Schuster in Duomo, padrino don Portaluppi, prevosto di S. Maria del Suffragio.

Giugno (?)

Via Tadino 3.
E venne il giorno, che in divin furore
la verità di Cristo mi costrinse
a giustiziar e libri e scritti e carte:
oh sì che quello fu un gran bel stracciare!
Allor che quanto m’era il più del male
ridotto fu a un lacerato ammasso,
mi sentii lieve in libertà felice.
Ed ecco repentino a me salire
dal fondo del fracasso della strada
un patetico annuncio a me ben noto:
Strascéee … – Ehi, straccivendolo! – Egli pesta
passo per passo all’ultimo scalino,
ingombra il sacco sopra la stadera:
per poco prezzo quella roba tolse.
Il cittadino accender della sera
mi ritrovò solo a ripensare il tempo:
l’anima mia, posta nell’eterno,
mestizia forse, non tristezza colse.

Estate

Monte (m. 1500) sopra Ornavasso. Baita di Piera Oliva, figlia adottiva dell’Istituto della Carità (rosminiani). Una settimana tutto solo. A messa, ogni giorno, a una piccola cappella sopra Cortevecchio (m. 1700). Il venerando vicario don Cracchi (presiedeva al Santuario del Boden) a lui: «Si faccia prete!». Grande impressione.

6 novembre

Affidato dal card. Schuster a padre Bozzetti, rettore del Collegio Rosmini di Stresa e padre provinciale, per una preparazione al seminano arcivescovile di Venegono, giunge a Stresa.

1930-1931; novembre - aprile

Al Collegio Rosmini a Stresa.
Quando, preso da Te, Signor, già pago
d’amarti tutto, pur se ancor non chiaro,
ciascun giorno salivo al tuo bel nido,
Madonna di Passera, ove è sul lago
un poggio aperto a ogni vista amena,
tu, Renatina, di tre anni appena,
giocando al suolo scarmigliata e intrisa,
spiavi lì, sulla strada, alla svolta,
l’apparir mio atteso: e ogni volta,
vivida nel visino pien di terra
con grazia ti tendevi tutta in festa;
ripreso io il cammin, guardando indietro,
con le manucce mi facevi ciao:
e quel saluto insoaviva il cuore,
quasi a me segno del divin favore.

1931 - 11 maggio

Riconosciuto subito inadatto al seminano, perché «vocato» allo stato religioso, dallo stesso rettore del seminano di Venegono entra, come probando, al Sacro Monte Calvario di Domodossola (noviziato rosminiano).
La tenerezza del divino Cuore,
che dal mistero Trinitario scende,
me, che da nove lustri già campavo
ma vita avevo da due anni appena,
rifece infante a scuola del Vivente.
E fui dal Ciel fidato a quel sapiente
che sommo genio s’annientò nel Cristo
onde sol Sua Virtù tutto innovasse.
[Il «sapiente» a cui allude è Antonio Rosmini]

1933-1936

Studente di teologia al Sacro Monte Calvario di Domodossola, e per due anni anche aiuto-infermiere.

1933 - 13 maggio

Calvario di Domodossola: voti triennali.

1936 - 20 giugno

Stresa: voti perpetui.
Dalla perfetta Regola ordinato,
l’ossa slogate trovaron lor posto:
scoprì l’intelligenza il primo dono:
come luce per l’occhio operò il Verbo,
quasi aria al respiro il Suo perdono:
Gesù Amore in me fu gravidanza.

20 settembre

Calvario di Domodossola: prima Messa (discorso di padre Bozzetti).
            ASPIRAZIONI
Ogni atomo di me stesso,
ogni attimo che mi è concesso,
sia amore del tuo Cuore,
riconoscenza e lode del tuo Nome,
tua vittoria e tua gloria,
o mio Dio, mio Signore,
Gesù nell’effusione del tuo Sangue.
O Vergine Maria, Mamma mia,
io pongo in tua custodia e in tua virtù
il sacerdozio che mi dà Gesù.

1936-1938

Dopo l’ordinazione sacerdotale, sempre al Calvario di Domodossola, è prefetto degli Scolastici, ossia dei religiosi professi studenti.

1938-1943

Direttore spirituale al Collegio Mellerio-Rosmini di Domodossola. Nel settembre del 1943 emette i voti di coadiutore spirituale dell’Istituto.

1943-1944

Direttore spirituale all’Istituto Rosmini di Torino. A Torino Rebora non giunse perché trattenuto nell’Ossola dagli eventi bellici.

1945-1953

È destinato come «prete assistente» e confessore degli aspiranti alla Casa natale di Rosmini a Rovereto. È questo il periodo più intenso del suo ministero sacerdotale: ricercato come confessore, direttore spirituale, predicatore, svolge un grande apostolato in umiltà e dedizione senza limiti, nel Trentino e altrove.

1951

Padre Giovanni Pusineri chiama Rebora a collaborare a «Charitas».

1952 - 16 dicembre

Stresa. il primo malore (emorragia cerebrale).

1953-1955

Direttore spirituale al Collegio Rosmini di Stresa. Nel 1954 per qualche mese presta la sua delicata opera di assistenza spirituale in una casa di riabilitazione (del clero) a Firenze. Dall’ottobre 1955, infermo a letto a Stresa. Continua tuttavia la sua opera di aiuto, conforto e direzione spirituale ai molti che lo ricercano e lo visitano; e la impreziosisce soprattutto con la sua totale «immolazione» a Dio.

1954 - 4 aprile

L’Accademia degli Agiati di Rovereto lo nomina socio.

1955 - 16 marzo

Durante la notte, secondo malore.

2 ottobre - 1956

Terzo e più grave colpo: 25 mesi d’infermità.

7 ottobre - 1957

Oh viene assegnato il premio «Cittadella».

1957 - 1 novembre

Santa morte.

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rebora


La voce di Dio
 ***

«La voce di Dio è sottile, è appena un ronzio, quasi inavvertibile. Se ci si abitua, si riesce a sentirla dappertutto».

CLEMENTE REBORA


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lunedì, 26 novembre 2007

Il cuore anelante di Cristo
***

un lutto orlava ogni mio gioire:
l'infinito anelando, udivo intorno
nel traffico e nel chiasso, un dire furbo:
Quando c'è la salute c'è tutto,
e intendevan le guance paffute,
nel girotondo di questo mondo.”
Clemente Rebora: Curriculum vitae

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venerdì, 02 novembre 2007

Gira la trottola viva

***
Gira la trottola viva
sotto la sferza, mercé la sferza;
lasciata a sé giace priva,
stretta alla terra, odiando la terra;
fin che giace guarda il suolo;
ogni cosa è ferma,
e invidia il moto, insidia l'ignoto;
ma se poggia a un punto solo
mentre va s'impernia,
e scorge intorno vede d'intorno;
il cerchio massimo è in alto
se erige il capo, se regge il corpo;
nell'aria tersa è in risalto
se leva il corpo, se eleva il capo;
gira - e il mondo variopinto
fonde in sua bianchezza
tutti i contorni, tutti i colori;
gira, e il mondo disunito
fascia in sua purezza
con tutti i cuori per tutti i giorni;
vive la trottola e gira,
la sferza Iddio, la sferza è il tempo:
così la trottola aspira
dentro l'amore verso l'eterno.
Clemente Rebora

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rebora

venerdì, 20 aprile 2007

Solo nella luce (di Cristo) la realtà può essere riconosciuta come dimora, casa. Nel buio domina la confusione, la violenza.

Gira la trottola viva
***

Gira la trottola viva
sotto la sferza, mercé la sferza;
lasciata a sé giace priva,
stretta alla terra, odiando la terra;
fin che giace guarda il suolo;
ogni cosa è ferma,
e invidia il moto, insidia l'ignoto;
ma se poggia a un punto solo
mentre va s'impernia,
e scorge intorno vede d'intorno;
il cerchio massimo è in alto
se erige il capo, se regge il corpo;
nell'aria tersa è in risalto
se leva il corpo, se eleva il capo;
gira - e il mondo variopinto
fonde in sua bianchezza
tutti i contorni, tutti i colori;
gira, e il mondo disunito
fascia in sua purezza
con tutti i cuori per tutti i giorni;
vive la trottola e gira,
la sferza Iddio, la sferza è il tempo:
così la trottola aspira
dentro l'amore verso l'eterno
Clemente Rebora


Postato da: giacabi a 22:28 | link | commenti
rebora

giovedì, 19 aprile 2007

 Il Mistero
***
Il pioppo

Vibra nel vento con tutte le sue foglie
il pioppo severo:
spasima l'anima in tutte le sue doglie
nell'ansia del pensiero:
dal tronco in rami per fronde si esprime
tutte al ciel tese con raccolte cime:
fermo rimane il tronco del mistero,
e il tronco s'inabissa ov'è più vero.


Clemente Rebora
fotografia, materiale, libero il panorama, dipinga, fotografia di scorta,Pioppo di memoria, pioppo, nube, cielo blu, blu

Postato da: giacabi a 14:04 | link | commenti
mistero, rebora

martedì, 10 aprile 2007

***

Dall'imagine tesa
vigilo l'istante
con imminenza di attesa -
e non aspetto nessuno:
nell'ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono -
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto,
a sbocciare non visto,
verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio
.
Clemente Rebora


Postato da: giacabi a 19:56 | link | commenti
rebora, senso religioso

sabato, 29 luglio 2006

Oggi mi sono ricordato di questa bella poesia di   Clemente Rebora :

Sacchi a terra per gli occhi

Qualunque cosa tu dica o faccia
c’è un grido dentro:
non è per questo, non è per questo!
E così tutto rimanda
a una segreta domanda:
l’atto è un pretesto…….
Nell’imminenza di Dio
la vita fa man bassa
sulle riserve caduche,
mentre ciascuno si afferra
a un suo bene che gli grida: addio.Matisse icaro

Postato da: giacabi a 07:39 | link | commenti (1)
rebora, senso religioso

mercoledì, 26 luglio 2006

Oggi vi propongo una bella poesia di Clemente Rebora
 
La Speranza
 
“Speravo in me stesso ma il nulla mi afferra.
Speravo nel tempo, ma passa trapassa;
in cosa creata: non basta, e ci lascia.
Speravo nel ben che verrà, sulla terra:
ma tutto finisce, travolto in ambascia.
Ho peccato, ho sofferto, cercato,
ascoltato la Voce d'Amore che chiama e non langue:
ed ecco la certa speranza: La Croce.
Ho trovato Chi prima mi ha amato,
e mi ama e mi lava , nel Sangue che è fuoco,
Gesù d’Ogni bene, L’Amore infinito
L’Amore che dona l’Amore,
l'Amore che vive ben dentro nel cuore

Amore di Cristo che già qui nel mondo
Comincia ed insegna il viver più buono:
Felice amore  di Spirito Santo
Che trasfigura in grazia e morte e pianto,
D’anima e corpo la miseria buia:
Eterna Trinità, dove alfin belli
-   Finendo il mondo – saran corpi e cuori
In seno al Padre con la dolce Madre
Per sempre in Cristo amandosi fratelli,
            Alleluia.


Da   Poesie religiose, 1936 - 1947
 
 
escher2-senza Cristo: la morte negli occhigesù la chiesa  

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